Nei giorni scorsi il Parlamento è corso ai ripari approvando la cosiddetta “legge Ferragni”. La norma punta a migliorare la trasparenza nelle iniziative di beneficenza legate alle attività commerciali. Questa normativa è stata ispirata dal caso di Chiara Ferragni e dall’indagine che ha coinvolto l’influencer riguardo ad alcune sue iniziative commerciali.

Caso Ferragni: premesse

La legge prevede obblighi specifici per le aziende che conducono iniziative commerciali con uno scopo benefico. Inoltre, introduce sanzioni che vanno dai 5.000 ai 50.000 euro per le violazioni.

Questi obblighi includono la necessità di specificare sulle confezioni dei prodotti venduti a scopo benefico diverse informazioni cruciali. Tra il destinatario della beneficenza, lo scopo dei fondi destinati alla beneficenza e l’importo complessivo o la percentuale del prezzo che sarà destinata a scopi benefici. Queste informazioni dovranno essere fornite anche nelle pubblicità dei prodotti.

L’Autorità garante della concorrenza, o Antitrust, sarà l’ente preposto alla vigilanza sull’adempimento di queste norme. In caso di violazioni gravi, la multa potrebbe essere aumentata fino a due terzi del suo valore, raggiungendo quindi fino a 83.000 euro. Inoltre, se le violazioni si ripetono nonostante le multe, può essere disposta la sospensione dell’attività per un periodo da un mese a un anno.

Questa legge, come suggerisce l’appellativo stesso, segue il caso di Chiara Ferragni, che è stata sanzionata in passato dall’Antitrust per pratica commerciale scorretta. Ma si inserisce in un contesto più ampio di necessità di maggiore trasparenza nelle attività commerciali con fini benefici.

Quali sono dunque i passaggi che hanno portato a questo provvedimento? E quali sono gli spunti di riflessione a livello sociologico che possiamo trarre dalla comunicazione del Brand Chiara Ferragni?

Chi è Chiara Ferragni?

Per dare una definizione il più possibile scevra da giudizi di valore, prendo in prestito la definizione proposta da Wikipedia: “Chiara Ferragni (Cremona, 7 maggio 1987) è un’imprenditrice, blogger, designer e modella italiana.

È amministratrice delegata e fondatrice di “TBS Crew srl” e “Chiara Ferragni Brand”; considerata fra le fashion influencer più importanti del mondo, è stata citata ai vertici della classifica stilata dalla rivista “Forbes” nel 2017.

Io tutto questo non lo sapevo fino a che non è scoppiato l’amore con Fedez il rapper (almeno ai tempi) che la citò in una canzone (anzi, più precisamente citò il suo cane) e fece scoppiare l’amore.

Inizialmente li seguivo entrambi più che altro perché appartengo a quella categoria di esseri umani che si lascia ammaliare dai bambini; quindi, non potevo resistere all’indiscussa bellezza del figlio Leone Lucia Ferragni, primogenito.

Fino a che non ho cominciato ad aprie gli occhi e ho capito che tutto, ogni cosa, dai dettagli più insignificanti, fino ai particolari più insignificanti, figli inclusi erano finalizzati a gonfiare in maniera vertiginosa il brand Ferragni. Tanto che ad oggi è ancora possibile, nonostante la vicenda mediatica, quantificare in centinaia di migliaia di euro il guadagno del duo Ferragni-Fedez e figli.

Una ricostruzione e un commento da ex follower

Ma andiamo per gradi. Dicevo che anche io ero tra i followers, ho visto la prima stagione della loro serie Prime. Non perché mi aspettassi una qualche aderenza ad un principio di verità, intendiamoci, ma perché ero curiosa, così come sono curiose le persone per così dire comuni che spiano Bukingam Palace.

Ho trovato il tutto semplicemente aberrante. Dall’incapacità di lei di ritagliarsi un momento che fosse davvero privato con suo marito e i figli, senza circondarsi della famiglia e/o delle telecamere. Fino alla scelta di riprendere le sedute col terapeuta di coppia per mostrare che, inaspettatamente, nelle ville loro ville dorate, anche i ricchi, nel diventare ricchissimi soffrono. Ahinoi.

Poi c’è stato il trambusto a Sanremo. Il discorso di lei in prima serata su Rai 1 che con quella proverbiale frase “Pensati libera” si illudeva di incarnare lo spirito delle femministe in realtà non ha potuto fare a meno di suscitare. Con quel discorso del quale rimane solo quell’imperativo iconico, laconico e vuoto.

Un ulteriore distacco con le donne, quelle persone comuni che si prendono la briga di uscire struccate e che il femminismo non lo fanno con gli slogan ma con i fatti.

Ma torniamo alla vicenda del Pandoro Gate. Perché da qui tutto parte, anche a ritroso.

Ferragni e il “Pandoro-Gate”

Il cosiddetto “Pandoro-Gate” che coinvolge Chiara Ferragni è un caso mediatico e giudiziario nato dalla sua collaborazione con l’azienda Balocco per la promozione di un pandoro speciale durante il Natale 2022. La controversia si è scatenata quando è emerso che una parte del ricavato delle vendite del Pandoro, che Ferragni aveva annunciato sarebbe stata donata all’Ospedale Regina Margherita di Torino per la ricerca sull’osteosarcoma e il sarcoma di Ewing, era in realtà già stata donata da Balocco a maggio 2022, prima della campagna promozionale. Questa rivelazione ha portato a una sanzione da parte dell’Antitrust, che ha multato Ferragni e Balocco per pratica commerciale scorretta.

Ferragni, dopo un periodo di silenzio sui social media, è tornata con un video di scuse, promettendo di donare 1 milione di euro all’Ospedale Regina Margherita. Tuttavia, la sua reazione non ha placato le polemiche, e il caso ha suscitato numerose reazioni sui social media e nel mondo della politica. Inoltre, Chiara Ferragni ha perso un numero significativo di follower su Instagram a seguito della controversia e alcune aziende hanno interrotto le collaborazioni con lei.

Questo scandalo solleva questioni importanti riguardo la trasparenza e l’etica nel marketing influencer. Oltre a evidenziare la necessità di una comunicazione chiara e onesta nelle campagne che coinvolgono cause benefiche​.

La presunta complessità e gravità delle accuse rivolte a Ferragni suggeriscono che potrebbe essere un caso emblematico di come le celebrità sui social media interagiscono con la legge e la trasparenza nella promozione di prodotti. Questo sviluppo potrebbe portare a un maggiore scrutinio legale e a richieste di maggiore trasparenza nel marketing influencer, influenzando così l’intero settore.

Ma quando parliamo di influenza, che cosa intendiamo esattamente?

Chi sono gli influencer?

Il giornalista Stefano Feltri ha scritto un libro che è stato illuminante. Si intitola “Il partito degli influencer” e delinea chiaramente le caratteristiche che definiscono gli influencer. Ma soprattutto individua le peculiarità di una comunicazione resa possibile dai social network come Tik Tok che azzerando qualsiasi tipo di barriera linguistica e qualsiasi limite geografico, rivoluzionano i meccanismi su cui si fonda la democrazia. Non più uno vale uno, ma uno vale tutti.

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E nel momento in cui pochi individui, invidiatissimi riescono a condizionare in maniera preponderante le opinioni di milioni di persone, questo in qualche modo condiziona gli assetti stessi su cui si fonda la democrazia. O, più precisamente, l’accesso democratico alle informazioni.

Alla stessa maniera in cui aveva fatto nel secolo scorso la comunicazione di massa. Nella misura in cui le persone che sono capaci di costruirsi un pubblico fedele, sono in grado in qualche modo grazie alla credibilità di influenzare le decisioni dei loro followers.

E dunque ben presto le aziende hanno capito che con investimenti più contenuti potevano prosperare in questa zona grigia non regolamentata.

La portata politica di questa visibilità ben espressa da Feltri anche attraverso i numeri è facilmente intuibile. Se pensiamo, ad esempio, ad uno dei video di Fedez che commenta la Legge Zan, ha totalizza 4 milioni di visualizzazioni.

Gli influencer sono i nuovi politici?

La politica ha sempre avuto una forte dimensione simbolica e comunicativa.

Oggi il rapporto tra politica e comunicazione ha raggiunto livelli di interdipendenza impensabili sino a un secolo fa.

La Sociologa Maria Angela Polesana
La Sociologa Maria Angela Polesana docente alla IULM di Milano, ha fatto di Chiara Ferragni un caso studio. QUI UN SUO CONTRIBUTO IN RIVISTA IN MERITO

Con la conquista da parte dei mass media, e soprattutto della televisione, del palcoscenico della politica, è difficile immaginare una politica che non sia anche mediatica.

La natura dello spazio pubblico si trasforma da luogo del dialogo a luogo del consumo. Il campo della comunicazione politica è interdisciplinare, vi confluiscono infatti scienza politica, sociologia della comunicazione, psicologia sociale, scienze del linguaggio e via dicendo.

Si parte dall’idea della comunicazione politica come prodotto dell’interazione fra i tre attori della polis: sistema politico (istituzioni, partiti, politici), sistema dei media (imprese di comunicazione, giornalisti), cittadino-elettore.

Chi fa politica oggi?

In questo contesto è facile intuire il perché i leader politici da Obama in poi abbiano spostato il terreno della contesa sui social.  Non a caso, ad oggi Chiara Ferragni si dichiara soddisfatta per questa legge che mette in chiaro le cose, si fa per dire.

Intanto il ritorno sui social della Blogger Milanese ha assunto i contorni di quella che sembra a tutti gli effetti un’ascesa politica. Una dichiarazione di intenti che la Ferragni dimostra a colpi social: occorre restare uniti, riabbracciare i propri cari, stare con la famiglia.

Non sembra una scena già vista?

Bibliografia e sitografia di riferimento

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