Pubblichiamo con sommo piacere una prima (speriamo di tante) ricerche/ lavori di tesi interessanti pervenute alla redazione.


“We’re all middle class now”, di Tony Blair è una forma di cetomedizzazione della società, ovvero una generalizzazione di stili di vita prima riservati a fasce più ristrette di persone. Nell’attuale mondo capitalista prevale la logica individuale, per cui l’idea di emancipazione di classe finisce per individualizzarsi, potendo al massimo ambire a una strategia privata di autodifesa dal declassamento, quindi si può pensare che il capitalismo abbia sepolto definitivamente il concetto di “classe”, un termine comunista secondo Margaret Teacher, e così con la fine dell’era socialista si è abbandonato pian piano questo argomento.

La scomparsa delle classi sociali nei discorsi

L’obiettivo del socialismo era avere una società senza classi, e abolire i confini invisibili tra lo stile di vita della borghesia lussuoso e quello miserabile della classe operaia detta “proletariato”, ma forse è il capitalismo che ha abolito le classi sociali almeno dai dibattiti, si possono elencare vari motivi della scomparsa del termine dai dibattiti pubblici:

  • Il passaggio dalla lotta di classe a conflittualità sociale: una strategia illustrata da Ernesto Laclau e Chantal Mouffe in  Hegemony and Socialist Strategy, che indica di passare a un modello di conflittualità sociale più fluida, infatti la sinistra intellettuale è passata ad altri temi come ingiustizie e disuguaglianze di razza, genere e vari diritti civili che giustamente devono essere affrontate per una società equa, e questa è piuttosto una evoluzione, perché le disuguaglianze non sono legate solamente al reddito.
  • Problema sociologico e non più politico: l’interpretazione politica della classe fa pensare che sia associabile a qualche forma di emancipazione, così si è generata una confusione su cosa debba intendersi con “classe”, tra l’idea di una coscienza di classe o un forte senso di appartenenza a un gruppo sociale.

Lo studio “Great British Class Survey”

Con l’era moderna la Geografia delle classi è cambiata ed è ridimensionata la tradizionale classe operaia, per due motivi:

  • Sono venute meno le condizioni materiali per la sua esistenza: la terziarizzazione dell’economia, la delocalizzazione delle industrie.
  • Nuova classe emergente “precariato”: considerata l’erede della tradizionale classe operaia, sorta da specifiche scelte economiche compiute a livello globale in favore della deregolazione del lavoro. Non è protetta dal sistema di diritti e dai sindacati, ne fanno parte in genere, i non cittadini, figli della classe operaia in via di declassamento e giovani istruiti in situazione di frustrazione dal mancato status.

In relazione alle nuove classi emergenti, il 2 aprile 2017,  BBC in collaborazione con accademici di 6 università ha pubblicato uno studio “Great British Class Survey”, in questi analisi hanno utilizzato il metodo di categorizzazione sviluppato dal sociologo francese Bourdieu nel suo libro “la distinction: critique sociale di jugement”, per cui la posizione sociale di un individuo è determinata dal capitale sociale, economico e culturale, piuttosto che dai classici indicatori (ricchezza, occupazione e istruzione), definendo così una nuova categorizzazione sociale superando le tre classi tradizionali (operai, classe media e borghesia).

Sette nuove categorie

Le nuove categorie sono 7, che vanno dal “precariato” all’“élite”:

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  • Precariato (precarious proletariat): rappresenta il 15% della popolazione, percepisce in media 8000 £ al netto delle tasse, solo 1 su 30 arriva a studiare all’università.
  • Lavoratori dei servizi emergenti (emergent service workers): giovani nelle aree urbani con alta presenza di minoranze etniche, relativamente povero a livello economico ma con grande capitale sociale e culturale, l’età media è di 34 anni.
  • Classe operaia tradizionale (traditional working class): età media di 65 anni, rappresentano il 14% della popolazione e hanno proprietà con valori ragionevolmente alti, registrano bassi punteggi in tutte le forme di capitale (economico, culturale e sociale).
  • Nuovi lavoratori benestanti (new affluent workers): giovani attivi socialmente e culturalmente con un capitale economico medio.
  • Technical middle class: piccola nuova classe, prospera e distintiva, con livello basso di capitale culturale e sociale, si distingue per il suo isolamento sociale e apatia culturale.
  • Classe media consolidata (established middle class): un grande gruppo che rappresenta il 25% della popolazione, ha un punteggio alto in tutte le forme di capitale e un reddito medio di 47.000 £.
  • Élite: la classe che si trova nella parte superiore della distribuzione, rappresenta il 6% della popolazione, istruita nelle migliori università e percepisce un reddito medio di 140.000 £, i suoi membri gode di estintivi contatti sociali.

La risposta politica alle nuove classi sociali

Lo studio condotto dalla BBC rivela come è cambiata la struttura delle classi sociali in Inghilterra, e ha elencato le caratteristiche delle 7 classi emergenti, alcuni di essi sono conseguenze dei cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni (precarious proletariat, emergent service workers), ma come ha risposto la rappresentanza politica a questo dinamismo? e come la sinistra e la destra tradizionale hanno suddiviso i ruoli nell’era delle nuove classi sociali?

Social Classes, UK Savage et al, 2013
Social Classes, UK Savage et al, 2013

Nell’era pre-globalizzazione, con il tradizionale processo di formazione degli stati nazione, si sono consolidati i confini che racchiudono dentro la nazione, la propria identità e cultura oltre a una burocrazia indipendente da apparati sovranazionali. Dentro questi confini gli attori politici si sono suddivisi valori e interessi per il quale lottare in difesa dei gruppi sociali a cui interessano, la destra tradizionale difendeva gli interessi del capitale e gli imprenditori, mentre la sinistra difendeva la classe operaia.

Hanspeter Kriesi e il processo di denazionalizzazione

Con la diffusa globalizzazione e lo sviluppo economico dei paesi occidentali, si sono disarticolati i tradizionali confini tra gli Stati, tale processo denominato “denazionalizzazione” da parte di Hanspeter Kriesi, che ha preso come esempio il processo di integrazione europea. Sempre secondo le riflessioni di Hanspeter Kriesi, la globalizzazione ha permesso contatti tra le diverse nazioni e ha generato competizioni fra di essi, una competizione non solo per il benessere materiale ma anche per il dominio culturale, e questo ha portato a una etnicizzazione della politica.

Lo sviluppo economico asimmetrico mondiale ha accresciuto il fenomeno migratorio da paesi sottosviluppati a paesi sviluppati (principalmente dell’Europa occidentale), così troviamo all’interno del tradizionale confine dello Stato nazione diverse etnie e persone appartenenti a nazioni diversi, questi diventano simbolo di minaccia all’identità e alla cultura dei nativi.

La globalizzazione ha generato una ampia mobilità che ha consentito scambi su vari livelli, ma non tutti hanno avuto questa opportunità, per diversi motivi una parte consistente della popolazione è rimasta chiusa dentro i propri confini tradizionali, così si crea un’altra linea di frattura fra i mobili (cosmopolitici) e gli immobili (provinciali), Kriesi chiama i primi come vincitori della globalizzazione, e i secondi come perdenti.

Integrazione e indipendenza sono termini piuttosto ambigui

Così abbiamo a che fare con nuove “classi” o magari è più corretto dire “categorie”, bisogna vedere quindi la risposta politica a questo nuovo antagonismo tra i vincitori e i perdenti, tra chi è favorevole all’integrazione e chi vuole più indipendenza, Kriesi propone due dimensioni del distinguo integrazione/indipendenza per articolare la domanda politica delle due categorie (non classi): una dimensione economica e una dimensione socioculturale, in ciascuna di queste due dimensioni si può distinguere le caratteristiche dei vincitori favorevoli a più integrazione e degli sconfitti favorevoli a più indipendenza. Integrazione e indipendenza sono termini piuttosto ambigui, Scharpf in “Governing in Europe: Effective and Democratic?” ha introdotto termini come integrazione positiva e negativa in riferimento alla dimensione economica, che Kriesi ha applicato anche alla dimensione culturale come illustrato nella seguente tabella:

 Economica
 Integrazione positivaIntegrazione negativaindipendenza
culturaleIntegrazione positivaNuova sinistra Normativa sovranazionale Formazione dell’identità sovranazionale e multiculturale Vecchia sinistra comunista Protezionismo economicomulticulturalismo
Integrazione negativa Neoliberismo puro Nessun ostacolo alla concorrenzaOmogeneizzazione culturale 
indipendenza Nuova destra radicale Liberalismo economicoDifesa culturaleProtezionismo: Protezionismo economico Difesa culturale

Con la scomparsa delle tradizionali suddivisioni di classe nei paesi sviluppati, e la nascita di una nuova linea di confine che suddivide i membri della società in cosmopolitici e provinciali, integrazionisti e indipendentisti, esige un nuovo posizionamento delle tradizionali forze politiche che moderatamente erano a favore dell’integrazione, e quindi agli sconfitti serve un soggetto politico che articola le loro domande politiche. Gli sconfitti a livello economico (il libero mercato è una minaccia per l’economia nazionale) hanno trovato nella sinistra radicale la propria voce, mentre gli sconfitti a livello culturale (la globalizzazione è una minaccia per la propria identità) trovano nella nuova destra radicale la propria voce.

Leggendo i dati…

Gli sconfitti sono rappresentati dagli estremi di destra (dimensione culturale) e di sinistra (dimensione economica) mentre i vincitori (favorevoli all’omogeneizzazione culturale e alla libera concorrenza) sono rappresentati dal neoliberismo puro che a livello europeo possiamo indicare il gruppo parlamentare ALDE come la loro voce politica, però questi sono considerati integrazionisti negativi secondo i criteri di Scharpf, invece per gli integrazionisti positivi (multiculturalismo e normativi sovranazionale e quindi una certa regolamentazione del mercato) sono rappresentati dalla sinistra nuova progressista che evita spesso di usare termini di sinistra e si rivolge di più al centro, in Italia si può nominare il partito democratico e in America i democratici di Biden, che troviamo dentro il suo partito anche la sinistra radicale di Bernie Sanders interessata ai bisogni degli sconfitti nella dimensione economica ma è ancora minoranza nel partito.

La formula vincente pare essere quella di destra, una combinazione di liberalismo economico (integrazione negativa) e di protezionismo culturale, mentre a sinistra c’è ancora difficoltà nell’unire le due estremità, ma quando si è unità in America contro Trump ha vinto.

La risposta della classe media

Una classe media in buona salute è essenziale per un’economia in espansione, per una società mobile e coesa, infatti ha avuto un ruolo centrale nelle grandi rivoluzioni borghesi della fine del XVIII e dell’inizio del XIX secolo (soprattutto nel mondo atlantico), della metà del XIX secolo (soprattutto in Europa) e dell’inizio del XX secolo (soprattutto in Asia). ma iniziano a emergere delle interpretazioni più dialettiche sul suo ruolo, infatti David Motadel (uno storico della London School) sostenne in un articolo pubblicato sul New York Times, che la classe media spesso si è schierata con forme di governo illiberali quando temeva per i propri privilegi e per la stabilità sociale, per tutto il XIX secolo – l’epoca d’oro della borghesia – la classe media nella maggior parte del mondo ha vissuto in autocrazie.

Un nuovo precariato?

Tante sono le contrapposizioni storiche della classe media osservate nell’articolo di Motadel, la classe sociale che lottava per la difesa della proprietà privata, per la libertà di parola, per i diritti costituzionali, per il sistema rappresentativo e, in generale per lo stato di diritto, si è trovata – spinta dalla paura di perdere la propria posizione socio economica – a prendere le distanze da diversi rivoluzioni terrorizzata dall’azione politica del proletariato, e questo fa tornare in mente la famosa guerra tra poveri, tra il penultimo e l’ultimo, il primo ha sempre paura del declassamento e diventare l’ultimo, e perciò non lotta magari per migliorare la propria posizione ma di peggiorare quella degli ultimi o di far in modo che gli ultimi non si emancipino.

matrice_politica_italiana

Infatti su questo punto, l’attuale populismo delle destre ha lucrato negli ultimi anni, la destra che storicamente ha sempre difeso il capitale, ha trovato un modo geniale per tenere i ricchi lontani dai riflettori sui problemi sociali, demonizzando la nuova classe emergente “precariato” composta principalmente da immigrati, come un pericolo per la sicurezza (I dati ISTAT confermano che la criminalità ha fatto registrare una generale diminuzione a partire dagli inizi degli anni 90), la destra ha soffiato soprattutto sul grande timore della classe media ovvero perdere la propria stabilità socio-economica minacciata dalla nuova classe emergente, ed è riuscita anche ad avere i voti della tradizionale classe operaia, anche essa vede negli immigrati una minaccia per i loro diritti acquisiti (diversi tesserati a CGIL, hanno affermato a Gad Lerner nel suo reportage “operai” trasmesso su Rai che hanno votato Lega Salvini premier).

Conclusione

Il populismo delle destre ha fatto un ottimo lavoro per il capitale, riuscendo a creare una vera “distrazione di massa dalla vera minaccia alla democrazia e la stabilità sociale, quello che veramente minaccia la classe media è la polarizzazione dei redditi e la diseguale distribuzione di ricchezza (metà della ricchezza netta del mondo appartiene all’1%), se la concentrazione dei redditi aumenta nella top class significa che quella quota è stata sottratta alla classe media, e quindi la classe media deve guardare in alto e da lì che proviene il pericolo per la propria sicurezza sociale e non dal basso.

La classe presenta una importante dimensione simbolica, culturale e morale oltre che economica. Come ha scritto Annette Kuhn, “class is under your skin” (la classe è sotto la pelle): la provenienza sociale delle persone si manifesta nel loro modo di parlare, di vestirsi, di mangiare, di stare fra gli altri.

Hamid Al bouchouari

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