Quando si parla di lavoro non si può non menzionare il primo articolo della Costituzione Italiana: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro“. Ciò ci fa capire quanto il lavoro sia importante per ogni individuo e di conseguenza per la società stessa. È un tema centrale nella costituzione dell’identità di ogni soggetto in quanto un individuo che lavora si sente più appagato e può considerarsi alle volte soddisfatto pienamente se è appagato anche nella sfera affettiva. Ma se volessimo dare una definizione al concetto di lavoro, come potremmo interpretarlo? Per lavoro possiamo intendere qualsiasi attività, fisica o intellettuale, che un individuo compie dietro un corrispettivo economico, per soddisfare esigenze e bisogni primari. Prima di arrivare ad avere un lavoro però vi è una trafila di cose da fare e da prendere in considerazione: un titolo di studio, cosa il mercato del lavoro offre e quindi se è attinente o meno al percorso formativo di ogni individuo e quanto siamo disposti ad apprendere e fare esperienza prima di ritenerci del tutto soddisfatti. Ovviamente non è una cosa facile cercare un lavoro, soprattutto in un momento molto delicato come quello in cui versa da un po’ di anni l’Italia dal punto di vista economico e del mondo del lavoro. Vediamo più nel dettaglio di analizzare almeno tre argomenti correlati al mondo del lavoro per cercare di capire un po’ come vanno le cose: in primis analizzeremo la situazione del mercato del lavoro, cosa offre e “come” ripaga determinati ruoli; introdurremo i “nuovi” lavori e i “nuovi” contratti; infine parleremo del tasso di disoccupazione/inoccupazione e degli inattivi in relazione ai lavori odierni.

Cosa si intende per mercato del lavoro?

Con l’espressione “mercato del lavoro” si indica l’insieme di quei meccanismi che regolano l’incontro tra i posti di lavoro vacanti e le persone in cerca di occupazione che sottostanno alla formazione dei salari pagati dai datori di lavoro. Il lavoro, d’altro canto, può essere considerato un diritto-dovere per ogni soggetto. Da un punto di vista sociologico, il mercato del lavoro può essere interpretato secondo tre visoni: nella prospettiva microsociologica esso viene considerato come una costruzione sociale in cui lavoratori e imprese costruiscono in termini cognitivi l’ambiente ove operano; nella prospettiva intermedia, l’individuo è inserito in reti interpersonali che vanno a condizionare il suo sistema di preferenze, il grado di lealtà adoperata, la quantità di risorse impiegate e ricavate; infine, nella prospettiva macrosociologica, i comportamenti e le scelte sono determinati da sistemi di status e dai rapporti sociali in cui gli individui sono inseriti. Domanda e offerta di lavoro sono condizionati da fattori che non possono essere assolutamente tralasciati è proprio questi fattori vanno ad incidere sul tasso di occupazione, disoccupazione e inattività degli attori sociali. L’offerta di lavoro è condizionata dalle aspirazioni professionali dei lavoratori, conseguenza del grado di istruzione e dello status sociale, che il più delle volte però non coincidono con ciò che il mercato offre; dall’avere o meno una famiglia che va a condizionare poi, in termini di turni e orari, la possibilità di aderire ad un lavoro piuttosto che ad un altro; infine la capacità di un individuo di mobilitare risorse sociali, ovvero di attenersi a regole che sono fondamento di collaborazione all’interno dei gruppi. Analizzando ora la domanda di lavoro vediamo che questa è condizionata dal tipo di posizionamento competitivo delle aziende; dal modo di ricercare risorse umane; dal fatto di far cadere il muro della discriminazione legata al genere. Ma cosa offre il mercato del lavoro oggi? Le retribuzioni attese sono quelle che realmente danno? Quali sono i lavori più richiesti in Italia?

I lavori “nascosti”

Nonostante la crisi e la disoccupazione, soprattutto giovanile, alle stelle ci sono lavori in Italia che sono ancora molto richiesti. Nessuno lo sa o nessuno li vuole fare? Per alcuni lavori la domanda supera l’offerta, per altri accade praticamente il contrario. Perché? Forse perché a tutti piacerebbe stare seduti dietro una scrivania e lasciare che determinati lavori siano gli altri o gli stranieri a farli? Può essere, ma poi non lamentiamoci che non c’è lavoro! Da dati rilevati da agenzie del lavoro sulla ricerca di personale, emerge che lavori quali badanti, pulizia uffici e negozi, magazzinieri, custodi, camerieri, addetti ai reparti sono solo alcuni dei lavori che non sono accettati e restano vacanti o ricoperti da stranieri, in alcuni casi anche in “nero”, fenomeno che fa innalzare il tasso di lavoro sommerso. A non accettare questi lavori sono anche coloro che magari hanno perso il lavoro in precedenza, o quelli che lavoravano in altri ambiti, ma anche giovani pur avendo altre ambizioni. Indubbiamente, come abbiamo evidenziato, vi sono delle aspettative legate allo status sociale e all’istruzione ma da che mondo e mondo fare la “gavetta” porta poi a raggiungere determinati obiettivi, anche se con tempo e sacrifici. Sicuramente un fattore che incide sul rifiuto di questi lavori può essere la paga, magari al di sotto delle aspettative, o ancora la poca esperienza in determinati settori. Secondo l’Jp Salary Outlook 2015 gli stipendi degli italiani sono al di sotto di quelli francesi e tedeschi. Non c’è da stupirsi considerando gli effetti devastanti della crisi economica per non parlare della delocalizzazione delle aziende che prima mette in cassa integrazione i lavoratori poi li licenzia. Lo stipendio medio di un italiano è di circa 1500€ netti al mese. Questo valore però è una media, non tutti quindi prendono almeno questi soldi. Operai, impiegati e commessi ricevono uno stipendio molto più basso di questo, anche rispetto a chi lavora ai piani alti. Ci sono lavori retribuiti anche meno di 1000€ lordi al mese ma comunque si tratta di soldi. C’è comunque da fare una differenza sostanziale tra il nord e il sud del Paese dove gli stipendi medi per uno stesso lavoro cambiano vertiginosamente da Napoli a Trieste; ma li entreremmo in merito ad altre questioni quali orari e buste paghe che non tratteremo in questa sede.

Lavoro tradizionale vs “nuovi” lavori

Se da un lato sono richiesti ancora i lavori tradizionali come su detto, ai quali si aggiunge anche la richiesta di cuochi, camerieri e autisti, dall’altro lato si stanno facendo sempre più strada figure professionali specializzate che vengono richieste ma che purtroppo non sono ancora ben conosciute e quindi ci sono aziende che lamentano la mancanza di progettisti, analisti, informatici e, sfatiamo un mito, di ingegneri. Tra i mestieri introvabili, che possiamo definire “nuovi” poiché sono nati nel XX secolo, prevale il progettista di sistemi informatici seguito dal progettista di software, dall’analista programmatore ai consulenti assicurativi e immobiliari, revisori contabili, segretari di svariati uffici. Per alcuni di questi lavori è richiesta la laurea, quindi sarebbe questo un campanello da ascoltare prima di scegliere un percorso di studi. Vedere cosa il mercato del lavoro offre, anche a lungo termine, prima di iscriversi all’università. Ci sono altri mestieri, anch’essi richiesti, per i quali non è necessaria la laurea: macchinisti, segretari e assistenti di direzione, tecnici specializzati, addetti alle vendite, professionisti contabili e della finanza. Sicuramente tra i nuovi lavori balzano i professionisti dell’TT, ovvero programmatori e sviluppatori di app per il mobile. Basti pensare che questo potrebbe essere il trampolino di lancio per molti giovani che hanno la passione per la tecnologia. Ciò che ci può far riflettere sul fatto che questi lavori possano essere anche retribuiti bene è il fatto che oggi molte aziende, molti locali, anche di medie e piccole dimensioni, si fanno pubblicità attraverso siti Internet o semplicemente creando una pagina sui social network. Se un buon “curatore” di siti e pagine porta gente, di conseguenza ci sono buone possibilità che il lavoro di immagine venga ripagato di più. Questo è solo un semplice esempio ma basterebbe leggere le inserzioni delle agenzie del lavoro per capire che almeno ogni due annunci si ricerca una figura del genere.

Nuovi contratti, vecchi problemi

Un altro fattore da tenere in considerazione è quello dei nuovi contratti che vengono fatti sottoscrivere ai lavoratori. Ritenute d’acconto, voucher, contratti co.co.co e tanti altri che sono meramente lontani un miglio dal contatto a tempo determinato e/o indeterminato ma che comunque danno valore al lavoro svolto se pur in modo saltuario (per approfondire: www.economia-italia.com). Attraverso questi contratti si riduce il lavoro sommerso. Quando parliamo di lavoro vien da se fare la distinzione tra tre categorie di soggetti: gli inoccupati sono coloro che, in età da lavoro, sono in cerca della prima occupazione; i disoccupati sono quelli che hanno perso il lavoro e quindi lo ricercano attivamente; gli inattivi sono coloro che non lavorano e che neanche lo cercano. Il tasso di disoccupazione in Italia, anche se dagli ultimi dati Istat si evince che è sceso, resta comunque al 10,8%. Effetti del Jobs Act o altro? Staremo a vedere ancora. Ciò che è importante evidenziare è che alcuni posti di lavoro ci sono, bisognerebbe rimboccarsi le maniche e magari fare anche cose che non si pensava di fare pur però di non rimanere senza uno stipendio. Se il tasso di disoccupazione scende, va da se che i posti di lavoro sono ricoperti e magari chissà se la produzione aumenta ne escono altri. Citando Adriano Olivetti concludiamo questo articolo dicendo che “il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi ad un nobile scopo“.

Filomena Oronzo

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