In che mondo viviamo davvero? Se volessimo utilizzare le parole scritte da Beck nell’opera La metamorfosi del mondo (2016), allora potremo rispondere: viviamo nella metamorfosi del mondo.

Il mondo nel quale viviamo, sottolinea l’Autore, non sta semplicemente cambiando, ma è all’interno di un processo di metamorfosi. Il termine metamorfosi deriva dal latino e il suo significato chiave è cambiamento di forma; momento in cui qualcosa diventa qualcos’altro, e implica una trasformazione totale in un diverso tipo, in un diverso modo di essere nel mondo. La metamorfosi, quindi, richiama una trasformazione molto più radicale, richiama la nostra immagine del mondo, in cui le vecchie certezze della società moderna vengono meno e viene alla luce qualcosa di totalmente nuovo: “intravedere nel tumulto del presente, le strutture e le norme future”.

Beck e l’immagine del mondo

Secondo Beck stiamo assistendo a un appassimento della nostra immagine del mondo. Immagine del mondo intesa: “per ogni cosmos c’è un corrispondente nomos, in cui si fondano certezze empiriche e normative sul mondo, sul suo passato e futuro”. Cosa sta avvenendo? Avviene che tali certezze, ad oggi, stanno progressivamente perdendo la loro supremazia, smettono di essere certe, detto in altri termini: stanno perdendo il loro posto di stelle fisse nella complessa architettura dell’universo.

Ulrich Beck
Ulrich Beck

Per descrivere la metamorfosi di tali certezze, l’Autore impiega il concetto di Svolta copernicana 2.0. Con tale espressione si fa un primo riferimento a Galileo Galilei, quando scoprì che non era il sole a girare attorno alla terra, ma la terra attorno al sole. Oggi la situazione non è la medesima ma per certi versi simili. Beck rende questo passaggio più chiaro prendendo ad esempio il cambiamento climatico: “esso ci insegna che la nazione non è il centro del mondo.

Il mondo non gira attorno alla nazione ma sono le nazioni a girare attorno a quelle nuove stelle fisse che sono il mondo e l’umanità.” L’individuazione delle nuove stelle fisse, mondo e umanità, richiede la necessità di promuovere un insieme di argomenti attuali, innovati e futuri che siano in grado di produrre linfa vitale per il nostro mondo e per la nostra umanità. A tal proposito, è importante porre l’attenzione su un concetto: l’insegnamento della comprensione umana.

Dal libro I sette saperi necessari all’educazione del futuro di Edgar Morin. 

Secondo Edgar Morin, il problema della comprensione sembra divenuto cruciale per gli esseri umani e risulta doveroso che esso contribuisca a una delle finalità dell’educazione. Educare per comprendere la matematica o una qualsiasi altra disciplina è una cosa, educare per la comprensione umana è un’altra e richiede una riforma di mentalità. La comprensione umana necessita di una conoscenza da soggetto a soggetto in un clima fatto di simpatia e di generosità. Comprendere richiede sviluppare processi di empatia, identificazione e proiezione nell’altro. Rispetto a questo punto, Ricoeur impiegava il termine “sollecitudine” per descrivere questo movimento del sé verso l’altro, affermando che: “l’istanza etica più profonda sia quella della reciprocità, che costituisce l’altro in quanto mio simile e me stesso come il simile dell’altro”.

Edgar Morin
Edgar Morin

L’etica della comprensione, sottolinea Morin, è un’arte di vivere che richiede prima di ogni altra cosa di comprendere in maniera disinteressata. Essa esige un grande sforzo, perché non può aspettarsi alcuna forma di reciprocità. L’etica della comprensione richiede di argomentare, anziché scomunicare. La comprensione non scusa né accusa: la comprensione ci chiede di evitare la condanna perentoria, come se noi stessi non avessimo mai conosciuto cedimenti né commesso errori. Se la comprensione precede la condanna saremo sulla via dell’umanizzazione delle relazioni umane; sulla via di metamorfosi che fa della specie umana una vera umanità.

La comprensione umana per Morin

In aggiunta, Morin individua due elementi fondativi che agevolano le possibilità di comprensione umana:

  1. Il ben pensare: è la forma di pensiero che ci permette di comprendere il complesso (apprende insieme testo e contesto, essere e ambiente, locale e globale); ci permette di comprendere le condizioni oggettive e soggettive del comportamento umano.
  2. L’ introspezione: è la pratica mentale dell’autoesame che favorisce la comprensione delle proprie mancanze o debolezze, per poi facilitare la comprensione di quelle altrui. Se ci accorgiamo che siamo tutti esseri fragili e insufficienti, allora possiamo scoprire di avere tutti un bisogno reciproco di comprensione e sostegno. Questo autoesame critico ci permette una decentrazione rispetto a noi stessi, consentendoci dunque di riconoscere e di giudicare il nostro egocentrismo.

Sulla base di quanto affermato finora, l’Autore sottolinea la necessità imminente di connettere l’etica della comprensione fra persone con l’etica dell’era planetaria, che richiede di mondializzare la comprensione: “la mondializzazione al servizio del genere umano è la comprensione“. Secondo Morin, le culture devono apprendere e ri-apprendere le une dalle altre e ciò diviene possibile attraverso strutture societarie democratiche aperte. Non dobbiamo più essere solo di una cultura, ma anche essere terrestri. Per il futuro, dovremmo impegnarci non a dominare, ma a prenderci cura dell’altro, migliorare e comprendere. Solamente seguendo questa via sarà possibile perseguire un processo ricco e complesso di sviluppo, che sia nello stesso tempo materiale, intellettuale, affettivo e morale.

Giacomo Assennato

Bibliografia:

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