Al giorno d’oggi, secondo Zygmunt Bauman, la comunità viene percepita come “l’ultimo residuo delle antiche utopie della buona società”. Ma, se nella realtà le comunità non esistono più, nel mondo virtuale sopravvivono ancora e gli individui vi aderiscono per scelta, non per sorte. È giusto considerare queste ultime come vere e proprie comunità?

Dal reale al virtuale

Nella sua celebre opera “Comunità e società“, Ferdinand Tönnies tracciò la distinzione tra le due diverse forme di associazione. La comunità è “organica” perché i rapporti si estendono dalla famiglia al vicinato e sono basati sull’intimità e sull’abitudine, senza specializzazione dei ruoli. La società, invece, è caratterizzata da relazioni basate sull’interesse e sul calcolo che seguono uno schema meccanicistico basato sullo scambio: “nessuno vorrà concedere e dare qualcosa all’altro, se non in cambio di una prestazione o di una donazione reciproca“. Oggi esistono le “comunità esplosive” che offrono agli individui la possibilità di aggregarsi solo temporaneamente e solo per un determinato scopo o finalità in quanto, ritiene Bauman, unirsi per perseguire una causa comune è impossibile perché gli interessi degli individui non sono cumulabili. Ognuno è interessato a perseguire i propri obiettivi senza essere ostacolato dagli altri. In quest’ottica, l’individualismo diventa un valore istituzionalizzato. I nuovi mezzi di comunicazione di massa e la possibilità di comunicare con persone provenienti da ogni parte del mondo hanno favorito il condensarsi di comunità in rete dove persone interessate a uno stesso tema o argomento discutono e scambiano idee su blog, forum e chat room.

Comunità virtuali

Innanzitutto le comunità virtuali si differenziano dalle comunità tradizionali per l’assenza di prossimità fisica: l’interazione ha luogo online ed è poco probabile che gli individui che le compongono abbiano incontri nella realtà. Inoltre, esse sono effimere perché possono facilmente esaurirsi dopo che la conversazione su un dato tema è satura e perché gli individui che le compongono potrebbero mentire sulla propria identità e sull’effettivo grado di coinvolgimento nel tema trattato (ad esempio, un pedofilo potrebbe fingere di essere una ragazzina ed introdursi in una chat room di argomenti trattati dalle giovani). Online ognuno costruisce la propria rete relazionale secondo i propri interessi e valori. Di conseguenza, relazionarsi su Internet contribuisce a rafforzare quel nuovo modello di socialità basato sull’individualismo tipico del nostro tempo. La parola “comunità” deriva dal latino “communitas” che rimanda al donare inteso in senso reciproco. Dunque, considerare le comunità in rete come vere e proprie comunità risulta non idoneo in primis a causa dell’assenza di prossimità fisica e poi perché, essendo connessi online, non vi possibilità di condividere realmente conseguenze e responsabilità come avverrebbe di norma in una comunità tradizionale.

Valeria Zanapa

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