A pochi giorni dalla scomparsa di Fabrizio Frizzi, storico volto del mondo dello spettacolo della televisione italiana, sono ancora tante le testimonianze di amici e colleghi, ma anche della gente comune, a ricordare quanto quest’uomo dal volto pulito e dall’animo nobile, dal sorriso coinvolgente, fosse entrato nelle case degli italiani, fosse per molti un punto di riferimento, un amico “virtuale” con cui cenare di sera ed avere compagnia. Nei suoi quasi quarant’anni di carriera ha saputo conservare quella semplicità che lo caratterizzava, non è diventato un personaggio televisivo che si è “montato” la testa ma ha saputo conservare quel suo essere persona oltre che “personaggio”, ha condotto una vita privata lontano dai riflettori e dai pettegolezzi.

Una vita piena

Ispirandosi a Corrado, nella sua carriera ha condotto varietà, talent show e quiz come “Miss Italia”, “I fatti vostri”, “Scommettiamo che…?”, “Luna Park”, “Per tutta la vita”, “Cominciamo bene”, “Soliti ignoti – Identità nascoste” e “L’eredità”, ha partecipato come concorrente in programmi di successo come “Ballando con le stelle” e “Tale e quale show” e ha recitato in alcune fiction. Considerato fin dagli anni ottanta uno dei principali volti maschili della Rai, è stato insieme a Pippo Baudo il conduttore con più trasmissioni all’attivo e uno dei conduttori più amati dal pubblico. È stato anche doppiatore: è sua la voce di Woody, lo sceriffo protagonista della saga di Toy Story. Nel 2012 ha interpretato sé stesso nel film Buona giornata diretto da Carlo Vanzina. Insomma una vita artistica piena e soddisfacente, come pieno era anche il suo coinvolgimento nelle campagne di sensibilizzazione contro malattie genetiche rare. Ma cosa Fabrizio Frizzi ha lasciato nell’immaginario collettivo? Cosa ha rappresentato per varie generazioni?

Un simbolo made in Italy

Ogni società ha usi e costumi che, attraverso la cultura, si tramandano di generazione in generazione mantenendo vivo il significato che si dà ad un oggetto o ad un evento che si trasforma in tradizione. Ma si può parlare di ciò anche per le persone? Può una persona essere considerata il simbolo di una generazione o di più generazioni? Parlare di immaginario collettivo vuol dire parlare di un insieme di simboli e concetti presenti nella memoria dell’uomo e nell’immaginazione di una molteplicità di individui che sono a loro volta parte di una comunità che dà forma alla memoria collettiva. Fabrizio Frizzi oggi, dopo la sua morte improvvisa, può essere considerato un “simbolo” dal suo popolo, dal popolo italiano che per anni lo ha seguito in ogni sua trasmissione. In tanti sono accorsi in Piazza del Popolo per dargli l’ultimo saluto, per omaggiarlo e ringraziarlo per essere entrato nelle case dei telespettatori sempre “in punta di piedi”, come qualcuno ha usato dire. È stato un idolo per le generazioni degli anni novanta e continuerà ad esserlo per chi ha voglia di ricordare lui come persona semplice e coinvolgente che ha saputo fare televisione allo stesso modo. Quando un personaggio televisivo riesce a trasmettere tanto attraverso uno schermo vien da se che la sua immagine venga associata alla “buona televisione”, a programmi che hanno fatto la storia, a umiltà nel saper lavorare e stare a contatto con il pubblico sia in sala durante uno spettacolo sia creare empatia con il pubblico a casa. Magari prima della sua morte non si sapeva realmente quanto Frizzi fosse amato dal pubblico e non è la prima volta che un personaggio televisivo diventa o si scopre idolo dopo la morte. Forse è proprio la perdita che porta le persone a metabolizzare quanto quel personaggio fosse entrato nelle loro vite, nella memoria di un passato legato magari ad una canzone o trasmissione. È quasi come un riconoscersi in quell’idolo soprattutto se poi, come Frizzi, si è persone semplici, alla mano e non costruite.

Persone prima che personaggi

Spesso ci lasciamo influenzare dai mass-media, lì dove tutto sembra essere costruito ad hoc per far aumentare le percentuali di ascolto e accade che il più delle volte non si riesca a capire davvero se un personaggio che noi riteniamo idolo sia vero o falso e ciò porta, soprattutto i giovani, ad emulare comportamenti e stili di vita di questi personaggi, magari anche abbandonando i propri e li c’è il rischio che vi sia una visione distorta della realtà a discapito del mondo che ci viene presentato attraverso la televisione. Ciò che è importante capire è che anche i personaggi del mondo dello spettacolo sono persone prima di essere artisti e non sempre queste due “visioni” coincidono. D’altro canto però ci sono realmente persone famose che pur essendo personaggi non si trasformano e sicuramente sarà questo il motivo per il quale non sono mai criticati e sono solo elogiati. Fabrizio Frizzi resterà nella memoria di tutti gli italiani che gli hanno voluto bene, sarà ricordato per la sua bravura, per la sua spontaneità nel parlare e entrare nelle case degli italiani con molta solarità e semplicità, proprio come il miglior amico che ti è accanto quotidianamente.

Filomena Oronzo

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Filomena Oronzo

Laureata in Sociologia con specializzazione in Politiche Sociali e del Territorio, adoro leggere e scrivere. Per me fare sociologia è vivere il quotidiano in tutte le sue sfaccettature e peculiarità. Oggi sono assistente amministrativo all’Ospedale Infantile di Trieste e soprattutto moglie e mamma, la più grande ricchezza in assoluto.