Un flusso incessante di informazioni personali e di notizie dal mondo per ventiquattro ore – senza sosta, tutti i giorni – è presente su Internet e sui nostri dispositivi tecnologici, mobili e fissi. Ogni giorno lasciamo traccia di tutti i nostri movimenti quotidiani (banca, trasporto, messaggi, telefonate, foto). E tutto questo genera una mole di dati il cui buon utilizzo può tradursi in analisi di convenienze economiche e sociali.

Un’app per tutto, per non dimenticare nulla

Smartphone e tablet sono pieni di app, di applicazioni software, create per una determinata funzionalità, che dovrebbe essere quella di alleggerirci da fatiche di memorizzazione e di liberarci dal peso di agende e fogli cartacei di cui rischiamo – all’occorrenza – di averne perso il contenuto perché lasciati su chissà quale scrivania. La vita frenetica, alla quale ci sottoponiamo, spesso ci porta ad essere assorbiti in una miriade di impegni di lavoro e di problemi personali che rischiano di essere ingovernabili, ingestibili e incomprensibili nella loro globalità. Per questa ragione, i dati ci aiutano a ricostruire il nostro percorso e a rappresentare la nostra realtà.

La quantificazione del Sé

Nel 2007 il giornalista americano Gary Wolf ha fondato, insieme a Kevin Kelly, il Quantified Self, ovvero una collaborazione di utenti e creatori di strumenti che condividono l’interesse per l’auto-conoscenza attraverso l’auto-tracciamento. Wolf fa distinzione tra “contesti normali” e “contesti inusuali” in cui le persone raccolgono dati. Tra i “contesti normali” sono annoverati l’ambito finanziario e manageriale (grafici, torte, pannelli). Per i “contesti inusuali“, invece, ci si riferisce ad ambiti che spaziano dalla sessualità a quante magliette abbiamo comprato nell’ultimo mese e quanti passi abbiamo camminato durante la settimana. Tuttavia l’auto-monitoraggio di specifici parametri, se non finalizzato al raggiungimento di uno scopo preciso, genera una vaga credenza nell’utilità dei numeri e quindi non si può essere classificati come Quantified Selfer. I soggetti che si quantificano in qualcosa si pongono un obiettivo che sia la volontà di dimagrire, di controllare la propria compulsività all’acquisto e molto altro attraverso le app. Benjamin Franklin è stato tra i primi ad aver quantificato se stesso in una tabella attraverso il tracciamento costante, giorno per giorno, dei miglioramenti in 13 virtù (temperanza, silenzio, ordine, determinazione, parsimonia, operosità, sincerità, giustizia, moderazione, pulizia, tranquillità, castità, umiltà).

Dall’applicazione ludica a quella professionale

In questo periodo storico in cui le imprese e le istituzioni si stanno interrogando sulle potenzialità e sulle minacce dell’Intelligenza Artificiale e del machine learning, assistiamo a un’urgenza di formare i giovani nel settore dei Big Data. Mark Zuckerberg ha fatto sì che le persone potessero condividere se stesse sui social network e questo fattore ha scatenato un effetto moltiplicatore di pubblicazioni della propria vita. Le piattaforme digitali, la miniaturizzazione dei sensori elettronici e le potenzialità di stoccaggio ed elaborazione dei cloud hanno concorso a trasferire tante informazioni tramite miriadi di connessioni. In conclusione, la tecnologia si limita a intervenire nei processi già in atto, semplicemente rendendoli più efficienti.

Simone Frezzato

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Simone Frezzato

Mi sono laureato in Sociologia a Forlì nel 2017. Sono appassionato di notizie culturali e sociali, di fotografia, di psicologia e marketing.