Il 15 aprile scorso oltre a crollare la guglia centrale e il tetto della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, conseguenza del devastante incendio che ha preso atto intorno alle 18:50, è andata in fumo anche una parte del patrimonio artistico e culturale francese ed europeo. In pochi minuti sui social la notizia è stata condivisa da milioni di utenti in tutto il mondo. Questo incendio che ha devastato parte della cattedrale, la cui costruzione ha avuto inizio nel 1163, cosa ha suscitato nella comunità francese oltre al dispiacere? È una perdita solo per la Francia, che ha visto crollare un simbolo miliare della sua cultura, o riguarda una comunità più vasta? Questo avvenimento che impatto avrà sulla società?

La cattedrale di Notre-Dame in fiamme

I simboli della cultura

Partiamo col dire che la sociologia pone molta attenzione sul concetto dei simboli. I simboli hanno una funzione comunicativa e partecipativa. Comunicativa poiché gli individui comunicano attraverso i simboli che sono convenzionali per tutti; partecipativa in quanto danno la possibilità ad una comunità di essere unica, rafforzando quindi i legami di appartenenza tra gli individui e consentendo la sopravvivenza della comunità secondo le modalità che la caratterizzano. Nel nostro caso la cattedrale Notre-Dame è uno dei simboli, insieme alla Torre Eiffel, della Francia. Ed è proprio per questo motivo che i francesi e i turisti sono stati con il naso all’insù sperando che i danni fossero di meno. Perdere un simbolo come quello della cattedrale equivale ad una perdita di identità di genere. I simboli caratterizzano la cultura di una società e proprio su questi simboli ruotano le sfere dell’economia, del patrimonio artistico/culturale del luogo, del turismo.

Il crocifisso intatto di Notre-Dame

Ripercussioni sul turismo?

Le prime immagini della cattedrale dopo l’incendio, oltre a far contare i danni che la struttura ha subito, fanno pensare anche alle ripercussioni che questo avvenimento potrà avere sul turismo. Luoghi come Parigi in cui è concentrato un patrimonio artistico e culturale importante a livello mondiale sono molto visitati da milioni di turisti. Ogni anno si registrano mediamente 12 milioni di ingressi alla cattedrale. È il secondo monumento francese più visitato dopo la torre Eiffel e la seconda chiesa più visitata d’Europa dopo quella di San Pietro a Roma. Questo dato, in termini di economia turistica, potrebbe portare delle ripercussioni negative. La ricostruzione delle parti crollate della cattedrale e il ripristino di altre zone prima di una nuova riapertura al pubblico sono già stati presi in considerazione e si prospetta anche nel breve periodo. Questo, oltre che a recuperare la struttura in se, anche per garantire il ritorno di milioni di turisti che, inevitabilmente, ora calerà o chissà forse no perché comunque anche se non si può accedere alla cattedrale può essere vista in queste “vesti” in cui non è mai stata vista.

I contrasti tra cultura e umanità

Beneficenza per convenienza?Le notizie impazzano sul web ancor prima di essere ufficializzate. Ed è proprio sui social che si sono scatenate polemiche sulla questione delle donazioni fatte: la famiglia Pinault dona 100 milioni. Lvmh 200. I big della moda rispondono all’appello di Macron. Ma la mobilitazione è anche dal basso, dai cittadini. Il giorno dopo il devastante incendio, quindi, è vera e propria corsa alle donazioni per ricostruire la cattedrale, pesantemente danneggiata. Sono scesi in campo i colossi del lusso, la Total, l’industria del legno per rifare quel tetto finito in cenere. Tanta solidarietà e aiuti concreti per recuperare un pezzo della cultura francese. Non sono mancate però le critiche. In molti sui social hanno rivendicato che, nonostante l’importanza storica e culturale della cattedrale di Notre-Dame, non c’è stata la stessa mobilitazione a livello umanitario quando in molti paesi si sono verificate calamità naturali che hanno portato morte e distruzione, oppure in quei paesi in cui ancora milioni di bambini muoiono perché non vaccinati o di fame e tante altre casistiche prese in considerazione. Cosa è giusto o sbagliato in questo caso? La vita di un individuo e la sua sopravvivenza possono essere paragonati alla perdita di un simbolo culturale? Ognuno risponderà a questi quesiti secondo i propri principi etici e morali.

Filomena Oronzo

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