Spesso accade che le rivoluzioni non si pratichino in piazza, non si scontrino con il Potere o ricorrino all’uso della violenza. Bensí avvengano sottovoce, quasi in modo impercettibile. Addirittura a volte nessuno se ne accorge. E forse sono proprio quelle piu silenziose le piu sconvolgenti. Il futuro viene in silenzio ma con clamore assordante.

La rivoluzione silenziosa

Già nel 1977 Ronald Inglehart con la sua “Silent Revolution” prova a definire quello è un lento cambiamento di schemi, valori, ideologie, necessità, paradigmi logici e politici in forme del tutto nuove nella società odierna: il passaggio da una società materialista a quella post-materialista. E solo 2 anni dopo, Jean-Francois Lyotard teorizzerà quella che è una importante rottura con il passato: la condizione post-moderna.

Verso il post-materialismo

Lo sviluppo economico e delle condizioni materiali della società occidentale a partire dal secondo dopoguerra ha determinato un nuovo orientamento, uno spostamento culturale verso nuovi valori e nuovi fini. Riprendendo Maslow, per Iglehart il miglioramento delle condizioni di vita e la stabilità della democrazia ha fatto si che chi spostasse l’attezione da quelli che rappresentano i bisogni primari, di cui abbiamo ottenuto una pressoché stabile sicurezza, verso quelli che vengono definiti i bisogni secondari. A ciò contribuiscono anche altri fattori, come l’espansione dell’istruzione e della scolarizzazione e le nuove esperienze formative delle nuove generazioni le quali inoltre non sono colpite dagli eventi della Guerra Totale. Il bisogno di auto-realizzazione e di riconoscimento nella società ormai assumono un valore di rilevo rispetto quello di sicurezza e il solo soddisfare le proprie esigenze fisiologiche diventati ormai obiettivi facilmente raggiungibili. Inglehart conduce questa inchiesta in cui pazientemente raccoglie dati attraverso interviste e questionari campionari in diversi anni indagando quali siano i valori ritenuti importanti dagli individui tramite l’uso di diversi Item. Infine con l’uso della statistica e di metodologie comparative osserva come ci sia stato un forte aumento di Post-materialisti negli ultimi decenni del ‘900.

Gli effetti nella società

Come affermava Talcott Parson, “di tutti gli elementi (..) quello che plasma il comportamento umano con maggiore vitalità e con piu significative conseguenze è l’insieme dei valori”. Infatti molteplici sono le conseguenze che si riscontrano in tali cambiamenti. Un importante impatto lo ritracciamo nelle preferenze elettorali, come dice Inglehart: “La politica di classe può tramontare a favore di una politica basata sullo status, sulla cultura, o sugli ideali”. In altri termini, uno spostamento di schieramenti orientato non più in base alle classi ma ai nuovi valori. I più agiati economicamente, quindi con valori post-materialisti, tendenzialmente sosterranno la sinistra, portavoce di quei valori. Al contrario, operai e lavoratori salariati, meno abbienti, saranno più interessati a tematiche materialiste predicate dalla destra.

Dal moderno al post-moderno

Nuova anche la connotazione che assume il sapere e la cultura nel tardo ‘900 come ci spiega Lyotard nella sua opera “La Condition postmoderne”. Le dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari, l’aggressività dei messaggi pubblicitari, l’invadenza della televisione, il flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche determinano nella fase tardo-capitalistica una delegittimazione del sapere e della sua universalità. Il continuo mutamento della realtà, la sua crescente complessità ed eterogeneità fa sì che venga meno la pretesa di ingabbiare la stessa all’interno di un unico sistema di pensiero e a maggior ragione tramonta la visione della Storia come percorso diretto verso una meta di natura positiva quali la libertà, l’uguaglianza e il progresso“La grande narrazione ha perso credibilità” ci dice. I valori perdono di significato e la loro validità viene declinata per contingenza. Viene a mancare un senso unitario nel pensiero cosí come di azione, con conseguente precarietà dell’individuo in ogni ambito come ribadirà più tardi anche Zygmunt Bauman. L’Aufklarung illuministico, la fiducia nella ragione e la sua capacità di motivare e orientare comportamenti lasciano cosí il posto al plausibile, ad una conoscenza frantumata in settori e ad una pluralità di valori.

Il ruolo chiave della sociologia

Come ha suggerito infine Jean Baudrillard, contemporaneamente al sapere nel pensiero post-moderno, viene frammentata anche l’identità dell’individuo il quale si converte da un’unità omogenea in una pluralità di sfaccettature; altresì il mondo diventa una serie di pseudo-eventi di natura spettacolare e teatrale confezionati dai mass-media. Ma d’altro canto a tutti questi tratti prettamente negativi sono legati indissolubilmente altri effetti di connotazione peró più positiva: il sapere ha adesso una comunicazione e trasmissione massima rispetto al passato. La razionalizzazione viene superata da forme di agire più emotive e viene meno la paura verso l’autorità. Appare chiaro pertanto che non solo le rivoluzioni nascano e esplodano nel silenzio ma che queste per loro natura portino cambiamento. Sta alla sociologia e ai suoi autori rintracciare, interpretare e capire questi cambiamenti, le loro le cause e i loro effetti, così da rendere gli essere umani e la società un po’ più consapevoli e padroni del proprio destino.

Valerio Adolini

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