Lo psicologo sociale Alexander Haslam partecipò alla creazione della sceneggiatura di numerose puntate dei Simpson, la popolare sitcom animata statunitense creata dal fumettista Matt Groening nel 1987. Sono infatti circa 150 le puntate riguardanti la politica, dove gli sceneggiatori si servirono delle sue teorie per realizzare gli sketch comici. L’ultima andata in onda proprio in questi giorni, riguarda l’impegno di Marge contrapposto a quello di una donna in carriera per i diritti e gli obblighi di una famiglia nella società. Durante la discussione in assemblea cittadina, Marge si alza in piedi e dice: “Sono una mamma americana, ed amo il football!” e cosi via per altri simboli americani. Haslam dichiarò di essersi divertito enormemente nell’applicare le sue teorie sulla mobilitazione sociale e sull’influenza sociale ad un cartone. Sostiene come il linguaggio politico sia solo il gioco, più o meno corretto, di elicitare (stimolare, tirare fuori) ed attivare simboli sociali per sollecitare l’appartenenza ad un gruppo, tramite i suoi valori e le sue norme.

Questione di simboli

Riportando un esempio per queste elezioni: immigrazione, fascismi, antifascismi, sicurezza, lavoro, trasparenza, vecchi partiti. In una discussione, chi vince è chi ha utilizzato un simbolo col maggiore potere di elicitare una risposta nell’appartenenza del proprio gruppo di riferimento. Di Maio, in questo modello di lettura, presentando la squadra di ministri, ha solo attivato il simbolo “trasparenza” che nei confini di ogni gruppo, anche antagonisti al suo ingroup, è sentito come un simbolo importante e necessario. Perché? Perché ogni leader non è solo il fruitore passivo di un gruppo, ma ne è anche il principale architetto. Quando diciamo “il M5s s’è fatto carico della questione morale del PD” è in parte corretto. Di fatto, è vero che ha ereditato quei simboli, ma è anche vero che ha modellato il gruppo (Italiani) nel rispondere ad essi, creando un senso del “Noi” nel bene e nel male, che nessun leader portatore di una politica dell’io (Berlusconi? Renzi?) potrà mai contrastare.

Leadership sociale

Unico avversario valido per il M5s è proprio Salvini, perché nell’utilizzo dei simboli, crea un pericoloso ingroup con confini rigidi e non permeabili (Prima gli Italiani), modellabile a suo piacimento, dove può sperimentare un “Noi” le cui regole sociali ed i valori sono l’iniquità e una giustizia procedurale, non accompagnata da una giustizia distributiva. E se, mentre alla leadership dell’io, ovvero quella del singolo, basata sul carisma e su un  personaggio, l’antidoto per il gruppo sia la pratica stessa di questa leadership, che – come diceva Montanelli – è il carburante di sé stessa? L’antidoto ad una leadership sociale, è tutt’oggi sconosciuto, sebbene ne abbiamo visto tutto il potere distruttivo negli anni intorno al 45′.

Giuseppe Gabriele Scuderi

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