Qual è l’alternanza tra memoria e dimenticanza? Maurice Halbwachs sosteneva che quando ricordiamo non siamo mai soli. Allora appare giusto domandarsi cosa accade all’essere umano nel momento in cui capita di dimenticare e, di conseguenza, come funziona la produzione sociale dell’oblio. Gli interrogativi non finiscono qui perché è giusto domandarsi, inoltre, se la memoria di un evento coincide con la forma, attraverso cui si fa esperienza, qual è la forma della dimenticanza, quale la struttura sociale dell’oblio?

La complessità nell’indagare l’oblio

La memoria è argomento di discussione continua. Nell’era dei social, in particolare, dove qualsiasi cosa viene testimoniata da post, possiamo considerare di avere i mezzi per ricordare. Facebook o Instagram, ad esempio, offrono la possibilità di guardare cosa si è condiviso in un determinato giorno di anni precedenti. Ma, oltre ad una sociologia della memoria, può risultare importante interrogarsi sempre di più sulle questioni poste dalla dimenticanza.

È complicato indagare come vengono innescati i meccanismi di produzione sociale dell’inconsapevolezza. Nel caso specifico, si tratta di studiare l’assenza tentando di offrire delle definizioni operative più o meno valide ed attendibili. Nel momento in cui si parla di oblio, infatti, non si indaga più come una versione particolare del passato abbia avuto successo nel competere socialmente con le altre. La questione appare diversa, ovvero svelare quale versione alternativa la storia ufficiale mette in ombra.

La Gestalt e la memoria

Il rapporto fra memoria e dimenticanza si può rappresentare utilizzando le immagini degli psicologi della Gestalt, in cui si problematizza il rapporto fra sfondo e figura. Infatti, a seconda del punto di vista dell’osservatore, egli vedrà il profilo di un viso oppure il bordo frastagliato di una montagna. E ancora, l’osservatore potrà visionare il disegno di un animale o il viso di una donna.

Usando un’equazione, la memora sta alla dimenticanza così come il pieno sta al vuoto. Socialmente, i processi del ricordare e del dimenticare rimandano l’uno all’altro. Infatti, ciò che si ricorda equivale, per definizione a ciò che non si dimentica e, di conseguenza, ciò che si dimentica equivale a ciò che non si riesce a ricordare. Questa affermazione pone memoria e dimenticanza, sotto il punto di vista empirico, sullo stesso piano.

Sociologia della memoria: istituzioni per ricordare e dimenticare

Nella riflessione sociologica, il passato sembra raffigurarsi come un fascio di traiettorie che, dal presente, illumina a ritrosi aspetti differenti della realtà. Il passato, più che coincidere con una storia, diviene insieme variegato e mutevole di resoconti, plurime versioni di uno stesso evento che si contraddicono reciprocamente.

Esistono alcune istituzioni per ricordare e istituzioni che, d’altra, servono per dimenticare. È in questo scontro o confronto che viene ad assumere forma l’attività soggettiva del ricordare. Cavalli evidenzia che sono sempre gli autori sociali, alla fine, a ricordare. Non sono le entità astratte a riprodurre le memorie ma gli individui. Sono i gradi di libertà del ricordare, tuttavia, ad apparire istituzionalmente, più che socialmente, predefiniti.

Secondo Jedlowsky (1987), da Halbwachs in poi, la memoria viene considerata un’istituzione essa stessa e finisce per corrispondere all’insieme delle forme istituzionalizzate in cui si cristallizza. Appare utile domandarsi quali e quante siano queste forme e come prefigurano il loro contenuto. E ancora se esiste una influenza reciproca fra la versione del passato riprodotta socialmente e gli artefatti culturali in cui essa si oggettiva. Se le memorie risultano contese, quali sono le arene in cui materialmente e simbolicamente si combattono questi scontri?

La cultura, in tale quadro di riferimento, diventa un ambito importante per la riflessione sociologica riguardanti tali tematiche, in quanto, tradizionalmente le società hanno scelto di ricordare il proprio passato anche attraverso la mediazione ed il ruolo di istituzioni culturali ed artistiche. Vera Zolberg (1996, p. 69) ha scritto che vi sono istituzioni in cui le caratteristiche di una nazione sono iscritte o mostrate.

Bibliografia

  • Tota A.L. (a cura di), La memoria contesa. Studi sulla comunicazione sociale del passato (2008), FrancoAngeli, Milano
  • Zolberg V., Museums as contested sites of remembrance: the Enola Gay affair, in Macdonald S., Fyfe G. (1996)
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