Nel corso degli anni ’60 e ’70 intervennero profondi cambiamenti a scuotere i fondamenti economici delle società dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti. Per definire l’insieme di queste trasformazioni, nell’influente opera “The Coming of Post-Industrial Society” (1973), il giornalista politico e sociologo Daniel Bell sviluppa il concetto di “post-industrialismo” basandosi sulla sua personale esperienza di vita nelle città di New York e Chicago, dove lo sviluppo urbano era rapido e diffuso.

Sapere è potere

Sulle orme di Marx, Bell riconosce che la borghesia o la classe dei capitalisti, era il gruppo più potente all’interno della società industriale, poiché deteneva i mezzi di produzione, ovvero le fabbriche e i macchinari necessari a produrre i beni di consumati dalla popolazione. Nella società postindustriale di Bell, tuttavia, la risorsa a cui viene attribuito il più alto valore sociale è la conoscenza scientifica e teorica e chi la controlla ha in mano il potere. Secondo Bell, il cambiamento sociale ha attualmente luogo a un ritmo senza precedenti, poiché il progresso scientifico e gli sviluppi tecnologici compenetrano la società umana, lanciandola verso il futuro. L’era postindustriale è pertanto un periodo della storia della società nel quale le innovazioni tecnologiche e scientifiche raggiungono i livelli imprevedibili e sconfinati dell’immaginazione umana.

Le caratteristiche della società postindustriale

Bell afferma che la società postindustriale si distingue da quella industriale sulla base di tre aspetti tra loro correlati: innanzitutto, la produzione di beni di consumo è surclassata dalla crescita e dal progresso della conoscenza teorica; in secondo luogo, poiché le università e le iniziative di ricerca promosse dall’industria intrattengono rapporti sempre più stretti e interdipendenti, si fa sempre più evidente la correlazione che lega gli sviluppi negli ambiti tecnologico e scientifico; da ultimo, si riscontra un calo dei lavoratori non qualificati o semi-qualificati, poiché la maggioranza della popolazione lavora nel settore terziario in espansione e fa ricorso ai suoi servizi. Bell identifica le industrie dei servizi con le sfere dell’attività umana orientate a garantire e a guidare l’applicazione dell’informazione e della conoscenza. Un altro aspetto chiave della società postindustriale, secondo Bell, è l’assunzione del potere da parte dei tecnocrati, ovvero coloro che esercitano la propria autorità grazie alla conoscenza tecnica e all’abilità di risolvere i problemi secondo procedimenti logici. Il potere sociale dei tecnocrati, in sostanza, è determinato dalla loro capacità di prevedere e orientare le nuove concezioni scientifiche. Nell’ottica di Bell, la tecnologia promuove l’immaginazione e la sperimentazione e così facendo genera nuove modalità di riflessione sul mondo. Il termine “tecnologia” deriva dal greco “techne“, che ha il significato di “arte” e, secondo Bell, i due ambiti dovrebbero essere considerati congiuntamente: la tecnologia è “una forma di arte che getta un ponte tra la cultura e la struttura sociale, e nel processo rimodella entrambe“.

Gianni Broggi

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