“La disabilità è la condizione di chi, in seguito a una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale”. Questa è la definizione che si da al termine disabilità.

Se volessimo scindere la parola disabile vediamo che essa viene così spiegata: dal verbo latino “habere”, cioè avere, deriva “habilis” nel significato di maneggevole, adatto, ed è questa l’origine del termine abile. Il contrario di abile è inabile, cioè incapace. Quando l’incapacità deriva da limitazioni fisiche abbiamo disabilità. E’ opportuno dire “diversamente abile”, ritenendo che disabile crei una dis-criminazione. E questo secondo l’etimologia, dal tardo latino discriminatio, vorrebbe dire distinzione, separazione e, peggio ancora, esclusione.

I disabili: “s-oggetto” d’interesse delle politiche sociali

Il mondo della disabilità nel corso del tempo ha subito numerose trasformazioni: sono aumentati gli interventi a favore dei soggetti affetti da problematiche, le iniziative di sensibilizzazione contro l’esclusione sociale e a favore dell’inclusione. Sono migliorate le norme legislative in materia di assistenza e a sostegno economico per le famiglie.

Insomma vi è stato un vero e proprio rinnovamento dei servizi e degli interventi a favore dei disabili che sono diventati “soggetto” d’interesse delle politiche sociali. Per poter parlare di disabilità e magari approfondire un argomento teorico ben preciso, è opportuno prima capire come si è arrivati a dare una definizione esatta di tale termine.

È opportuno quindi far riferimento ai documenti sanciti dll’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità. Il primo documento sul tema della
disabilità da parte dell’OMS risale al 1980 ed è denominato Classificazione Internazionale delle Menomazioni, Disabilità e Handicap. È importante cercare di dare un significato specifico ad ognuno di questi termini che ad una prima analisi possono sembrare sinonimi ma che in realtà non lo sono.

La classificazione fatta definisce nel modo seguente i suddetti termini:

  • MENOMAZIONE: è intesa come perdita o anormalità a carico di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica e rappresenta l’estensione di uno stato patologico;
  • DISABILITA’: qualsiasi limitazione della capacità di agire, naturale conseguenza ad uno stato di minorazione/menomazione;
  • HANDICAP: svantaggio vissuto da una persona a seguito di disabilità o minorazione/menomazione.

La classificazione ICIDH: vediamo di che si tratta

Queste classificazioni possono essere quindi considerate una
conseguenza dell’altra, infatti l’ICIDH prevede la sequenza
MENOMAZIONE DISABILITA’ HANDICAP.

Si tratta però comunque non di una sequenza obbligatoria ma sempre relazionata ai casi. Ciò da tenere in considerazione è che è errato utilizzare il termine handicap per parlare di tutte le persone che magari hanno dei problemi perché come abbiamo potuto constatare ci sono delle differenze sostanziali tra le tre classificazioni. Un disabile non è per forza una persona con handicap e questo può creare in lui di seri problemi psicologici legati al riconoscimento del suo essere da parte della società.

Tale annessione, errata ovviamente, non tiene conto del fatto che la disabilità può essere solo temporanea, quindi dinamica e non statica.

Non si può stabilire il livello che indichi oltre il quale una persona è disabile; una persona può avere una menomazione senza necessariamente avere una disabilità. Con il tempo sono state apportate modifiche alla classificazione ICIDH ed è stata introdotta quella ICF che va ad identificare le difficoltà di funzionamento della persona sia a livello personale che nella partecipazione sociale. Si tratta di una visione multi prospettica che mette in evidenza funzioni corporee, strutture corporee, fattori ambientali, attività e partecipazione.

I disabili hanno comunque dei diritti che li tutelano al fine di assicurare uno stato di uguaglianza e di rispetto. I principi legislativi fondamentali sono: il rispetto della persona nelle sue scelte di autodeterminazione, la non discriminazione, l’integrazione sociale, l’accettazione delle condizioni di diversità delle persone disabili, rispetto delle pari opportunità e dell’uguaglianza tra uomini e donne, l’accessibilità, il rispetto dello sviluppo dei bambini disabili.

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