Per la maggior parte delle persone, “Disability Studies” significa solo studi sulla disabilità ma non sa che cosa sono perché poco conosciuti, anche nelle università italiane. Quanto segue ha lo scopo di introdurre questo campo di ricerca che risulta essere ancora di nicchia.

Cosa sono i Disability Sudies?

I Disability Studies (DS) sono un ambito accademico multidisciplinare di ricerca che comprende discipline come la sociologia, la pedagogia, la politica, il diritto, la storia, la filosofia. Si occupano dell’esame critico della disabilità come fenomeno culturale, politico, sociale e identitario. Secondo Barnes, Oliver e Burton è «una disciplina di stampo sociologico» di carattere interdisciplinare.

Quando nascono i Disability Studies?

Nascono negli anni ’70 del secolo scorso nel Regno Unito con le rivendicazioni di movimenti composti da persone con menomazioni come ad esempio l’UPIAS (Union of the Physically Impaired Against Segregation) e l’attivismo delle persone con disabilità in particolare modo un gruppo di studiosi inglesi (tra cui Mike Oliver e Vic Finkelstein) riunitosi presso la Open University cominciano a scrivere della loro condizione di vita e a criticare il modo in cui la società rende disabile l’uomo o la donna che si differenzia dalla norma attraverso il processo di disablement, traducibile in italiano come disabilitazione.

Si sviluppano poi negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘70 e inizio anni ‘80 e successivamente in Europa soprattutto al Nord (ad esempio in Svezia). In Italia arrivano a inizio anni 2000 grazie a un piccolo gruppo di studio e di ricerca dell’Università di Bergamo (Scienze dell’educazione).

L’ingresso dei Disability Studies nel mondo accademico avviene intorno agli anni ’80 nell’area anglosassone e successivamente entreranno anche nelle università europee.

Elementi fondanti dei disability studies

Gli elementi fondanti sono due: il primo riguarda l’adesione al modello sociale della disabilità, all’approccio dei diritti umani alla disabilità (vedasi Convenzione ONU del 2006) e interpretazione della disabilità come costruzione sociale. Il secondo è il ruolo centrale svolto dalle persone disabili e dal movimento delle persone disabili sia nello sviluppo dei Disability Studies sia nella conduzione del processo di ricerca.

Lo scopo dei Disability Studies

Lo scopo di questo ambito multidisciplinare consiste nel fare emergere, identificandoli, e contrastare tutte quelle forme e mezzi di esclusione (di natura legislativa, culturale, comportamentale, ecc.) radicati nel nostro sistema sociale e funzionali alla riproduzione delle forme di discriminazione; nel mettere in discussione il concetto di normalità. Esso è il presupposto sulla base del quale vengono convalidate e legittimate una serie di pratiche sociali considerate naturali ma che invece sono il risultato di teorie e paradigmi culturali dominanti.

In sintesi, i Disability Studies sfidano l’interpretazione dominante della disabilità offrendo un modello interpretativo alternativo del fenomeno (sociale) della disabilità, attraverso un’interazione tra il mondo sociale e quello accademico; e nell’indagare la società in cui vive la persona disabile mettendo in discussione l’assunto che lega causalmente l’avere una menomazione con l’essere disabile.

Il fine ultimo è promuovere il cambiamento della società nelle sue diverse declinazioni (ad esempio, nella scuola, nella comunità e nella sanità) e migliorare le condizioni di vita delle persone disabili.

Trama comune

Pur essendo caratterizzati da una differenziazione dovuta alla presenza di più discipline all’interno e da una forte componente politica, i Disability Studies condividono:

  • Un confronto critico col modello medico come fondamento delle concettualizzazioni relative al deficit e alle disabilità intese come elemento individuale basato sul legame causale fra menomazione e l’essere disabile;
  • Un approccio critico al linguaggio normativo e sociale del deficit;
  • L’esame delle pratiche istituzionali e sociali che causano l’esclusione;
  • Il perseguimento dell’emancipazione e dell’autodeterminazione nella prospettiva dei diritti.

Chi se ne occupa?

Tra i tanti possiamo citare attivisti e accademici quali Vic Finkelstein, Michael Oliver, Colin Barnes, Len Barton, Roberto Medeghini, Simona D’Alessio, Giuseppe Vadalà, Enrico Valtellina, Tom Shakespeare e Lennard J. Davis. Queste sono le persone che contribuiscono attivamente allo sviluppo e alla diffusione dei Disability Studies in Italia e all’estero.

Simone Bellan

Riferimenti

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