Le diseguaglianze sociali nel mondo contemporaneo sono diventate parte dell’antropologia del paesaggio di grandi megalopoli come ad esempio Mumbay, Giacarta, Los Angeles, Rio, Città del Messico. La convivenza di un mix di estrema ricchezza ed estrema povertà nello stesso territorio, talvolta a due passi di distanza l’una dall’altra è la conseguenza diretta dei dati appena sopra elencanti, con devastanti effetti sull’accesso alle cure, sul benessere sociale delle collettività, sulle politiche statali di welfare, e come vedremo, sul benessere psicologico degli individui.

Negli ultimi anni, dal 2015 al 2019, il numero di persone che soffrono di fame cronica è aumentato, passando da 800 milioni a 820 milioni. Nello stesso periodo, la fame acuta, ovvero la situazione di chi si trova sull’orlo del deperimento organico, è aumentata del 70%. Allo stesso tempo però, il fatturato delle dieci persone il cui patrimonio pro capite supera i 100 miliardi di euro ha avuto un incremento notevole: dal 2015 la ricchezza posseduta dall’1% della popolazione ha superato quella del restante 99%. Secondo il World Inequality Report, la metà più povera dell’umanità riceve appena l’8,5% del reddito globale, mentre il 10% più ricco del pianeta si appropria del 52% di tale reddito.

Diseguaglianze sociali e prospettiva socio-cognitiva.

Per comprendere i processi cognitivi e affettivi legati all’appartenenza di una rispettiva classe, la psicologia sociale ha utilizzato la prospettiva socio-cognitiva: da questa prospettiva deriva l’idea che le classi subalterne, disponendo di limitate risorse economiche, crescono in contesti pregni di imprevedibilità e incertezza, sperimentando fin dalla più tenera età la sensazione di avere un limitato e scarso controllo sulla propria esistenza e di essere in balia di eventi esterni che costringono la propria esistenza, dipendendo quindi costantemente dalla decisione di persone terze e solitamente più in alto nella gerarchia sociale.

Le persone che provengono da classi sociali più privilegiate, invece, avrebbero un piena capacità di controllo sulla propria vita, in quanto disporrebbero delle risorse materiali e culturali per proseguire i propri obiettivi, indipendentemente da fattori esterni, questo perché l’economia materiale delle persone che hanno un’estrazione socio-culturale elevata permette loro di vivere in quartieri sicuri, avendo quindi accesso a uno stile di vita migliore, a scuole migliori, a sanità migliore, cosa che le porta ad acquisire un senso di sicurezza e a percepire una diretta capacità di controllo sulla propria vita e sul proprio sé.

Diseguaglianze di vita

La psicologa sociale Chiara volpato afferma che l’incapacità delle classi sociali meno abbienti di controllare a pieno le proprie condizioni di vita ha fortemente a che fare con l’aumento di stress e di stati di ansia, ed in generale di disturbi psichici negli individui. Infatti, malattie come depressione, psicosi o schizofrenia sono maggiormente diffuse in contesti socio-culturali dove c’è un forte tasso di diseguaglianze socio-economiche. A questo proposito, esiste una diretta correlazione tra reddito e salute, come dimostrato dalla legge del gradiente sociale: man mano che si scende nella scala sociale è stata individuata una ricorrenza di problematiche psico-fisiche che diventano sempre più comuni tra gli individui.

Questa legge, al di là della teoria, si presenta quotidianamente e concretamente nelle vite degli individui delle classi meno abbienti attraverso la deprivazione del loro benessere dal punto di vista materiale, situazione che mantiene li in una posizione di svantaggio rispetto a coloro che vivono in contesti più agiati: spesso le classi proletarie vivono in ambienti degradati, con carenza o assenza di servizi sociali e sanitari (fatto diventato quasi una regola negli ultimi anni, a seguito della progressiva riduzione delle politiche di welfare state negli stati occidentali contemporanei). Altro modo in cui si concretizza la legge del gradiente sociale è il meccanismo attraverso il quale gli individui più poveri sono portati a percepire un senso di ingiustizia profondo rispetto alle loro condizioni di vita, vivendo la sensazione di stare nel posto sbagliato e in una posizione sociale che porta degli evidenti svantaggi nella gerarchia generale delle classi.

Ansia da basso status sociale?

A livello individuale questo meccanismo induce a provare un forte senso di insoddisfazione e maggiore ansia, sensazioni che potrebbero facilmente convertirsi in comportamenti antisociali e sfiducia nella collettività. Un altro fattore studiato è la sensazione che provano gli individui, provenendo da contesti socio-economici precari, di essere trattati in modo ingiusto, a cui è direttamente connesso un senso di minaccia per la propria integrità e dignità. Essi, infatti, rispetto agli individui che appartengono alle classi più benestanti, hanno maggiori possibilità d’essere trattati come inferiori, di esseri ignorati, esclusi, non ascoltati, e per questo motivo in loro possono scatenarsi con molta più frequenza sentimenti negativi e di umiliazione.

Avere un basso status sociale comporta inoltre avere una forte precarietà lavorativa e di conseguenza insicurezza economica, e tutto ciò ha un effetto primario molto importante sulla salute psico-fisica degli individui in quanto sono maggiormente predisposti ad un costante rilascio di cortisolo nel proprio organismo, l’ormone dello stress, che può provocare un indebolimento delle funzioni cognitive, ma anche l’incremento di malattie fisiche o psichiche.

Diseguaglianze alla fonte

Questa mancanza di controllo diretto sulla propria vita può avere un effetto non solo sull’apprendimento e sulle abilità cognitive di bambini e ragazzi, ma anche sull’abbandono scolastico e sui conseguenti livelli di istruzione. Infatti, secondo quanto afferma la sociologa Chiara Volpato, i bambini tendono ad ottenere migliori risultati scolastici se i genitori provengono da un’ambiente economico e culturale soddisfacente, che permette loro di mettere in atto i cosiddetti “processi di capacitazione” (o capability, termine coniato dall’economista e filosofo indiano Amartya Sen), ovvero tutti quei processi di interazione sociale ed ambientamento che permettono al bambino di far emergere le proprie capacità, attitudini interiori, e talenti, aumentando di gran lunga le aspettative rispetto alla sua qualità di vita, rispetto a ciò che potrà fare ed essere una volta diventato adulto.

E’ stato inoltre dimostrato che bambini di tre anni provenienti da famiglie svantaggiate possono presentare fino a 12 mesi di ritardo dello sviluppo rispetto ai coetanei più fortunati.

La riproduzione delle diseguaglianze sociali

Secondo il sociologo Pierre Bourdieu, l’appartenenza di un individuo ad una specifica classe sociale dipende fortemente dalla possibilità che esso ha di accedere alle risorse disponibili nello spazio sociale, che contribuiranno anche a determinare quello che esso chiama “habitus”. Secondo Bourdieu, infatti, per comprendere il meccanismo di produzione e riproduzione delle classi sociali, bisogna fare una distinzione tra capitale economico, capitale sociale, e capitale culturale di cui ogni attore che si muove nello spazio sociale è in possesso.

Oltre al capitale economico (la propria disponibilità economica), dunque, nel determinare la nostra posizione socio-economica interverrebbero anche il nostro capitale sociale, ovvero l’ecosistema di relazioni sociali che sviluppiamo durante il corso della nostra vita, e il capitale culturale, ovvero le proprie forme di sapere, teoriche e pratiche, che si possono configurare in competenze di ogni tipo e che ognuno sviluppa durante i propri processi di socializzazione di classe. Queste forme di capitale contribuiscono a formare la traiettoria di vita degli attori sociali, plasmandone i gusti, i valori, le abilità, le pratiche. Secondo Chiara Volpato, le famiglie della classe dominante trasmetterebbero i propri privilegi di generazione in generazione proprio attraverso queste forme di capitale.

Investire nel capitale culturale

Ad esempio, investendo in forme particolarmente prestigiose di capitale culturale, le famiglie più agiate socializzerebbero i figli ad alte forme di espressione culturale come la letteratura, l’arte, la musica, fin da bambini, mettendo in atto processi di capacitazione che permetterebbero ai figli di far emergere i propri talenti interiori fin dalla più tenera età, con delle importanti conseguenze sulla loro vita in età adulta. I diversi tipi di capitali possono convertirsi comunicando tra di loro in modo sinergico, ad esempio, il capitale culturale derivante da una laurea può essere riconvertito in capitale economico attraverso l’accesso a lavori di prestigio, ma anche in capitale sociale grazie all’espansione della propria rete sociale, che può avvenire grazie all’accesso ad ambienti prestigiosi.

E’ così che avviene il processo di riproduzione delle classi, attraverso la conversione e riconversione delle differenti tipologie di capitali di cui siamo in possesso. Non essere in possesso di capitale economico, ad esempio, può limitare l’accesso di un attore sociale ad ambienti culturali prestigiosi, e di conseguenza limitare l’acquisizione di un buon capitale sociale che potrebbe aprire le porte a grandi opportunità nella vita.

Successo = prestigio? una logica delle diseguaglianze

Spesso, interpretiamo il successo delle persone che hanno grande prestigio sociale attraverso una chiave di lettura legata al concetto di “fortuna” oppure di “merito” o “impegno”. Ma se mettiamo in atto un’analisi più attenta e meticolosa, potremmo accorgerci che dietro il loro successo si nasconde un meccanismo di intervento di “capitali” (sociale, economico, e culturale, appunto) che permettono loro un’ascesa sociale più fluida e lineare rispetto alle persone appartenenti a classi sociali meno abbienti, e quindi dotate di un ventaglio più limitato di risorse o capitali.

Infatti, se prendiamo in considerazione due persone che, con lo stesso impegno, devozione, o sacrificio ambiscono ad ottenere lo stesso obiettivo, quasi sicuramente sarà la persona con un più ampio ventaglio di capitali che riuscirà ad ottenere il successo ambito, perché parte da una posizione di privilegio rispetto all’altra.

Diseguaglianze sociali e logica meritocratica

In forte contrapposizione con quanto appena affermato, però, nelle società occidentali contemporanee, abbagliate dalla logica americana del merito e del “self-made-man”, è pervasiva l’ideologia meritocratica sulla base della quale ogni individuo è in grado di ottenere successo e raggiungere il cosiddetto “american dream”, a patto che impieghi impegno, devozione e costanza verso la propria causa. Secondo questa logica, chi, al contrario, ottiene insuccessi, è totalmente responsabile dei propri fallimenti.

Il pensiero occidentale contemporaneo, infatti, si caratterizza di un forte senso di responsabilizzazione degli individui rispetto alle proprie condizioni sociali, portando le persone a credere che ciò che ottengono di positivo o negativo nella loro vita dipenda esclusivamente da loro stessi, da cause interne, dalle loro abilità, dalla loro tenacia, dal loro talento. Pensandola in questo modo, decontestualizziamo totalmente il soggetto rispetto all’ambiente sociale, culturale, geografico e politico nel quale vive, oscurando le cause ambientali (e dunque esterne ad esso) che contribuiscono a settare le traiettorie della sua vita.

Responsabilizzazione individuale delle diseguaglianze

Ci percepiamo come soggetti totalmente capaci di dirigere la propria vita e il proprio destino e la conseguenza di questo modo di pensare basato sulla responsabilizzazione individuale è che siamo portati a pensare ognuno di noi meriti quello che ha ottenuto nella propria vita: la povertà, così come la ricchezza non sarebbero altro che le conseguenze dei nostri sforzi o mancati sforzi. In altre parole, si sovrastima il controllo che oggi le persone pensano di esercitare sulla propria vita. Si ignorano, cioè, tutte quelle cause sociali, strutturali, ambientali che creano delle barriere di ascesa sociale per coloro che stanno più in basso nella gerarchia delle classi.

welfare aziendale

L’antropologo Philippe Bourgois, a questo proposito, ha svolto un studio etnografico su un gruppo di spacciatori Portoricani che vivevano nel quartiere di Harlem prima della sua riqualificazione, lavoro durato cinque anni che si presenta come un aiuto a ripensare la relazione tra strutture ambientali e responsabilità individuale, sovvertendo totalmente la logica meritocratica.

Oggi, se ci basiamo sulla logica del merito e dell’impegno, rischiamo di attribuire a cause interne (impegno, abilità, talento) la stessa struttura delle diseguaglianze sociali: i limitati successi sociali degli individui appartenenti alle classi meno agiate, secondo questa prospettiva, sarebbero da attribuire all’incapacità dei loro membri di muoversi nel mondo.

Diseguaglianze e welfare

E’ questo il paradigma sociale dominante attraverso il quale percepiamo e modelliamo le nostre relazioni sociali in epoca contemporanea, con gravi ripercussioni sulla nostra società, ma non solo, questo modo di pensare (tipico della logica neoliberista americana) ha delle importanti conseguenze anche di tipo politico, perché affinché continuino ad esistere politiche di Welfare State, è necessario che vengano riconosciute le cause strutturali (e quindi esterne ed indipendenti dall’individuo) per le quali un cittadino si trova in una specifica posizione di svantaggio rispetto ad altri, motivo per il quale ha diritto di ricevere assistenza pubblica, e lo stato è in dovere di porgliela.

Tagliando le politiche di welfare e alimentando la logica della responsabilizzazione individuale rispetto alle proprie condizioni, non si fa altro che esacerbare l’enorme emergenza delle diseguaglianze sociali del mondo occidentale contemporaneo. Dare per scontato che iniziativa e talento siano gli unici fattori da mettere in gioco per la propria ascesa sociale significa perdere di vista l’estrema complessità con la quale noi esseri umani ci muoviamo non solo nel mondo, ma anche nello spazio sociale, spesso sovrappopolato, limitato, e tendenzialmente caratterizzato da un accesso alle risorse molto limitato.

Mayla Bottaro

Riferimenti

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