Quasi sette politici italiani su dieci sono convinti che l’Italia sia il Paese europeo che paga meno gli insegnanti. È falso. Circa un giornalista su cinque crede che le ONG nel Mediterraneo provochino un aumento delle partenze dei migranti. È falso anche questo. E quasi la metà di entrambe le categorie non sa che la maggioranza degli stranieri residenti in Italia è cristiana, non musulmana.
Chi governa e chi informa il Paese, insomma, non è immune dalle stesse percezioni errate che circolano tra i cittadini comuni. E c’è di più: le informazioni sbagliate a cui si crede seguono linee di frattura ideologica precise, con la sinistra che crede alle bufale della sinistra e la destra a quelle della destra.
È questo il quadro che emerge dai primi risultati del progetto MiMeSys, una ricerca che ha coinvolto 416 politici e 650 giornalisti italiani tra marzo e aprile 2025 – e che pone domande scomode sul rapporto tra informazione, potere e verità fattuale nel nostro Paese.
Il progetto
MiMeSys (MIsperceptions, information disorder and polarisation between MEdia and political SYStems) è un progetto PRIN 2022, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR – NextGenerationEU. Il progetto esplora le percezioni errate, l’informazione distorta e la polarizzazione nell’interazione tra sistemi mediatici e politici in Italia, coinvolgendo le Università di Bologna, Parma, Pisa e Trento. L’indagine campionaria, condotta con il LAPS dell’Università di Siena, ha raggiunto 416 politici di livello locale, regionale e nazionale e 650 giornalisti professionisti. I report descrittivi, pubblicati a giugno 2025 e curati da Alberto La Malfa, Federica Nunziata e Filippo Tronconi, sono disponibili su mimesys-project.it.
Tutti informatissimi, ma di chi si fidano?
Politici e giornalisti italiani sono divoratori compulsivi di notizie. I quotidiani – cartacei o online – restano al vertice per entrambi i gruppi, consultati quotidianamente dall’89% circa degli intervistati. La televisione tiene botta: la guarda tutti i giorni il 74% dei politici e quasi l’80% dei giornalisti. Fin qui, nessuna sorpresa.
Il dato che colpisce arriva dalle app di messaggistica. Per l’80% del campione di politici, WhatsApp e Telegram sono strumenti di informazione politica quotidiana, superando i social
media e persino la radio: sintomo che la velocità conti più dell’approfondimento. Per i giornalisti, le app di messaggistica si fermano al 43,5%, la metà: segno di una dieta informativa più ancorata ai canali professionali.
L’uso, però, non genera fiducia. I social media, frequentati dal 73% dei politici e dal 52,5% dei giornalisti, vengono giudicati attendibili da appena il 26% dei primi e un misero 15% dei secondi. Le piattaforme digitali sono territori frequentati ma percepiti come fragili. Per le élite italiane, l’informazione fidata passa ancora dai canali tradizionali.
Attendibilità percepita delle fonti informative
Percentuale di giudizi “molto” o “abbastanza” attendibili
| Fonte | Politici | Giornalisti |
| Quotidiani | 82,9% | 86,7% |
| Radio | 75,0% | 78,3% |
| Televisione | 70,0% | 70,2% |
| Testate solo online | 63,0% | 70,6% |
| Conversazioni di persona | 64,7% | 50,3% |
| Podcast | 50,7% | 53,1% |
| App di messaggistica | 41,6% | 18,3% |
| Social media | 26,0% | 18,9% |
Fonte: indagine MiMeSys, marzo-aprile 2025. Politici N=416, Giornalisti N=650.
La disinformazione? È sempre colpa degli altri
L’esperienza della disinformazione è tutt’altro che rara. I social media sono il principale campo minato: il 43% dei politici e il 45% dei giornalisti dichiara di imbattersi tutti i giorni in notizie false su piattaforme come Facebook, Instagram o TikTok. Nessun canale è immune: anche quotidiani e TV raccolgono segnalazioni significative di contenuti percepiti come inattendibili.
La vera sorpresa, però, sta nella risposta alla domanda: chi diffonde le fake news? Qui politici e giornalisti sono d’accordo: oltre il 72% di entrambi i gruppi punta il dito contro gli utenti dei social media. Solo il 9,4% dei politici riconosce una responsabilità della propria categoria. E i giornalisti? Appena l’8,5% ammette un ruolo del mondo dei media. Emerge una chiara tendenza all’esternalizzazione della responsabilità: entrambe le élite collocano l’origine della disinformazione fuori dal proprio campo d’azione.
Di chi si fidano le élite? Degli scienziati. Non dei politici
La mappa della fiducia istituzionale è una delle fotografie più nitide dell’indagine. Al vertice assoluto si collocano gli scienziati – fidati dal 90,9% dei politici e dall’82,8% dei giornalisti – e il Presidente della Repubblica, percepito come garante super partes da oltre l’83% di entrambi i gruppi.
In fondo alla classifica, invariabilmente, troviamo il governo in carica (fidato dal 24,3% dei politici e dal 15,1% dei giornalisti), le banche e i politici stessi. Solo il 40,5% dei politici esprime fiducia verso la propria categoria. Tra i giornalisti la percentuale crolla al 12,8%. Come osserva il report, nell’era del populismo prendere le distanze dalla propria classe può diventare una strategia di legittimazione.
Fiducia nelle istituzioni
Percentuale di giudizi positivi (≥6 su scala 0-10)
| Istituzione | Politici | Giornalisti |
| Scienziati | 90,9% | 82,8% |
| Presidente della Repubblica | 85,8% | 83,5% |
| Forze dell’ordine | 71,3% | 58,2% |
| Magistratura | 60,9% | 54,9% |
| Parlamento italiano | 48,8% | 30,8% |
| Partiti politici | 42,4% | 13,8% |
| Governo in carica | 24,3% | 15,1% |
| Politici (in generale) | 40,5% | 12,8% |
Fonte: indagine MiMeSys, marzo-aprile 2025.
Il cuore della ricerca: quando le élite credono alle bufale
Il progetto MiMeSys ha sottoposto a politici e giornalisti una serie di affermazioni false – alcune attribuite a leader politici specifici, altre relative a questioni scientifiche – per verificare quanti le riconoscessero come tali. I risultati sono sorprendenti per chiunque creda che l’accesso privilegiato all’informazione protegga dalla disinformazione.
Le percezioni errate: chi individua il falso?
Percentuale di rispondenti che identifica correttamente l’affermazione come falsa
| Affermazione (falsa) | Politici | Giornalisti |
| “La maggior parte degli stranieri in Italia sono musulmani” | 48,1% | 52,9% |
| “Gli OGM non sono sicuri per la salute” | 32,0% | 28,9% |
| “L’Italia è il Paese che paga meno gli insegnanti in Europa” (attr. Schlein) | 14,4% | 14,2% |
| “Al Sud Italia c’è sempre meno occupazione” (attr. Conte) | 35,6% | 38,2% |
| “Le ONG in mare moltiplicano le partenze” (attr. Meloni) | 58,7% | 63,8% |
Fonte: indagine MiMeSys, marzo-aprile 2025. In verde: >40% di risposte corrette. In rosso: <40%.
Il caso più clamoroso riguarda l’affermazione attribuita a Elly Schlein sugli stipendi degli insegnanti. Che l’Italia sia il Paese europeo con le retribuzioni più basse per i docenti è
un’affermazione falsa, eppure il 68,3% dei politici e il 65,6% dei giornalisti la ritiene vera. Solo il 14% circa di entrambi i gruppi risponde correttamente. È il dato più marcato dell’intera indagine.
Sugli OGM la situazione non è migliore: meno di un terzo degli intervistati sa che sono sicuri per la salute secondo il consenso scientifico. Sull’occupazione al Sud, solo il 36-38% riconosce che l’affermazione è falsa, nonostante i dati ISTAT siano pubblici e regolarmente aggiornati. Sulla composizione religiosa degli stranieri, neanche la metà fornisce la risposta corretta.
La bufala del tuo leader è più credibile: il directionally motivated reasoning
Il contributo più originale dell’indagine sta nell’analisi disaggregata per autocollocazione politica.
L’85% dei politici di sinistra crede alla (falsa) affermazione di Schlein sugli insegnanti. Tra quelli di destra, la percentuale scende al 30%. Specularmente, l’83% dei politici di destra ritiene vera l’affermazione (falsa) di Meloni sulle ONG, contro appena il 4% dei colleghi di sinistra. Il pattern è praticamente identico tra i giornalisti: tutti quelli collocati a destra credono alla bufala di Meloni, contro il 5,7% di quelli a sinistra.
Quando un’affermazione errata è pronunciata da leader politici vicini alle proprie posizioni, si tende a darle maggior credito. Quando proviene dalla parte avversa, è più facile riconoscere l’errore. La letteratura scientifica chiama questo fenomeno directionally motivated reasoning: si assimilano acriticamente le informazioni che rinforzano la propria identità politica, rigettando quelle che la contraddicono. In altre parole: non si crede a un’affermazione perché è vera, ma perché è politicamente confortevole. E questo vale tanto per politici che giornalisti.
Sulla democrazia, valori solidi ma qualche crepa
La buona notizia è che le élite italiane restano saldamente ancorate ai valori democratici. L’idea di un “leader forte” che prescinda da elezioni e Parlamento viene respinta dall’84,1% dei politici e dal 90,9% dei giornalisti. Il diritto a manifestare prevale sull’ordine pubblico per circa metà dei politici e per il 56,9% dei giornalisti.
Le zone grigie, tuttavia, non mancano. Il 31,3% dei politici e il 20,3% dei giornalisti si dichiara favorevole all’uso di tecnologie di riconoscimento facciale per ragioni di sicurezza pubblica. Questo segnala una tensione tra garanzie individuali e domanda di sicurezza che attraversa entrambe le categorie.
Non una disinformazione sistematica, ma una fragilità diffusa
L’indagine MiMeSys non restituisce un quadro allarmante in senso stretto. Le élite italiane si informano molto, si fidano delle fonti tradizionali, rifiutano le tentazioni autoritarie. Ma neppure chi governa e chi informa è immune dalle percezioni distorte. E quando le bufale si allineano con la propria appartenenza politica, il filtro critico si abbassa – esattamente come succede ai cittadini comuni.
Le conseguenze sono significative. Quando un politico crede a un’informazione falsa, rischia di trasformarsi da destinatario in moltiplicatore di narrazioni errate, legittimandole pubblicamente. Quando un giornalista non riconosce una bufala perché suona coerente con le proprie convinzioni, la barriera tra informazione e disinformazione si assottiglia fino a scomparire.
Più che una disinformazione strutturata, quello che emerge è un terreno vulnerabile all’ambiguità e alla semplificazione – una fragilità informativa diffusa dove la retorica politica agisce come scorciatoia cognitiva. Un messaggio semplice, ripetuto e coerente con il proprio orizzonte ideologico ha più probabilità di imporsi di un dato complesso ma corretto.
I dataset raccolti dal progetto MiMeSys rappresentano una base preziosa per future analisi. Ma già questa prima restituzione è sufficiente a dirci qualcosa di importante: la lotta alla disinformazione non può essere delegata solo a chi è, forse inconsapevolmente, parte del problema.
Alberto La Malfa e Federica Nunziata
Riferimenti
La Malfa A., Nunziata F., Tronconi F. (2025), Politici in Italia: informazione, percezioni, atteggiamenti politici e Giornalisti in Italia: informazione, percezioni, atteggiamenti politici. Report sull’indagine campionaria del progetto MiMeSys, Giugno 2025.
Progetto: MiMeSys – PRIN 2022 (Codice 2022WYEW47). Sito web: www.mimesys-project.it




































