La strada che le donne hanno dovuto percorrere per conquistare il diritto di voto è stata lunga e molto tortuosa. Fin prime battaglie delle suffragette durante la rivoluzione industriale, le donne hanno sempre lottato per ottenere il diritto al voto e per affermarsi nella sfera pubblica. Le loro preferenze elettorali si sono evolute nel corso del tempo, passando da posizioni più conservatrici a posizioni più progressiste, in risposta ai cambiamenti sociali, culturali ed economici.

Donne e voto: una lenta emancipazione politica

Quando si parla dell’estensione del diritto di voto alle donne si è soliti utilizzare l’espressione “conquista del voto” in riferimento alle lotte portate avanti dalle attiviste del movimento di emancipazione femminile detto, dispregiativo “suffragette”. La nascita dei suddetti movimenti risalirebbe alla rivoluzione industriale, che corrisponde all’emancipazione femminile sia sociale che economica. In questa fase le donne iniziarono realmente a percepire le disparità di trattamento che c’erano tra i due sessi e ciò le spinse ad organizzarsi per rivendicare i loro diritti nella sfera pubblica e lavorativa (Przeworski 2009).

Dalla fine della Prima guerra mondiale in poi, ci fu l’estensione del diritto di voto anche alle donne. Tra le motivazioni che spinsero i governi dei Paesi a estendere il suffragio c’era anche quella relativa al mantenimento dell’ordine sociale con lo scopo di scongiurare una minaccia rivoluzionaria (Przeworski 2009).

Le italiane al voto

Con l’avvento dell’unificazione italiana, il diritto di voto delle donne, che fino a quel momento era stato garantito dai governi locali, venne meno con l’adozione dell’espressione “cittadini dello Stato”. Per esempio, nel Granducato di Toscana e in Veneto le donne potevano votare ma non potevano essere elette. La prima conquista che esse ebbero in ambito politico ci fu nel 1890 quando, con l’approvazione della legge n.6972, esse ottennero il diritto di votare e di essere elette solo nei consigli di amministrazione delle istituzioni di beneficenza (Galeotti 2006).

sociologicamente c'è ancora domani film
“C’è ancora domani’, il film di debutto alla regia di Paola Cortellesi, racconta il primo voto su scala nazionale delle donne (il suffragio femminile) che avvenne proprio il 2 giugno 1946.

Nel periodo fascista, sebbene Mussolini nel 1925 approvò una legge che permetteva alle donne di votare in ambito amministrativo locale, le donne non arrivarono comunque mai alle urne in quanto, nel 1926, furono sospese le elezioni locali poiché fu rintrodotta la figura del podestà (Galeotti 2006).

Solo il 30 gennaio 1945, nel corso di una riunione del Consiglio dei ministri, si votò a favore dell’estensione diritto di voto per le donne e il provvedimento divenne effettivo con l’emanazione del decreto legislativo luogotenenziale n.23 (Fasano 2011).

A destra o a sinistra? dove votano le italiane?

Il cleavage di genere, in Italia, a differenza di altri come la classe, la religione o il territorio, non è mai stato considerato come capace di influenzare l’orientamento politico. In passato, inoltre, si dava per scontato che le donne votassero nello stesso modo degli uomini, cioè come i padri o i mariti. Tuttavia, dall’analisi realizzata da Corbetta e Ceccarini nel 2010, emerge che nelle elezioni del 1968 le donne che votarono per la Democrazia Cristiana furono quasi il doppio rispetto agli uomini (Corbetta e Ceccarini 2011).

Il dato italiano è affine a quello che altri politologi hanno individuato analizzando i comportamenti di voto degli uomini e delle donne negli altri Paesi. Ciò che emerge è che le donne, in politica, tendevano ad essere più conservatrici rispetto agli uomini. Le cause di questo fenomeno sono riconducibili alla posizione sociale delle stesse nella famiglia, alla loro vicinanza alla Chiesa e al fatto che non partecipassero attivamente al mercato del lavoro. Dagli anni Ottanta in poi, in linea con quanto si osserva dai dati elettorali del resto del mondo, anche in Italia si verifica un cambiamento nelle preferenze politiche delle donne che si avvicinano ai partiti di centrosinistra. Al contrario, invece, come anticipato, gli uomini hanno da sempre avuto posizioni politiche più progressiste, il che ha fatto si che avessero una maggiore propensione a votare i partiti di sinistra.

Donne e voto: il caso italiano

Elezioni: Jula De Palma mentre vota

Soffermandoci sul caso Italia, il cambiamento non è immediato ma progressivo ed è riscontrabile guardando ai risultati delle elezioni politiche in diversi anni. Con riferimento sempre all’analisi realizzata da Corbetta e Ceccarini, si possono individuare tre fasi che mettono in risalto il cambiamento delle preferenze elettorali femminili. La prima fase è quella che copre il periodo che va dal 1968 al 1983 dove, per quanto resti predominate la preferenza verso i partiti di destra, si osserva un avvicinamento delle donne verso i partiti di sinistra. La seconda fase, che coincide con la fine della Prima Repubblica (1992-1996), è quella in cui il gender gap in voting si affievolisce maggiormente. Infine, nell’ultima fase, c’è una stabilità tra le preferenze elettorali espresse dai due generi (Corbetta e Ceccarini 2011).

Complessivamente, tenendo anche conto dei risultati delle ultime elezioni politiche in Italia, ovvero quelle del settembre 2022, si nota come non ci siano delle significative differenze, in termini percentuali, tra le preferenze elettorali degli uomini e delle donne né per i partiti che costituiscono la coalizione di centrodestra né per quelli di centrosinistra.

Donne e voto: si può ancora parlare di gender gap?

L’emancipazione politica delle donne, sia in Italia che nel resto del mondo, è stata frutto di un percorso lungo e graduale. Sebbene inizialmente esse abbiano avuto un orientamento politico più conservatore, le preferenze politiche delle donne si sono spostate verso i partiti di centrosinistra. Questo cambiamento riflette le trasformazioni sociali, culturali ed economiche che ci sono state nel corso degli anni e che hanno favorito il processo di emancipazione femminile. Inoltre, non meno rilevante, è il processo di secolarizzazione che ha ridotto l’influenza della Chiesa nella società. Ad oggi, il gender gap nel voto sembrerebbe non essere più un dato particolarmente significativo, sebbene persistano delle differenze tra le posizioni politiche delle donne e quelle degli uomini.

Carlotta Palladino

Riferimenti 

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