«Quali sono le condizioni necessarie per un obiettivo universalmente accettabile, [ovvero, ndr] la realizzazione del potenziale della personalità umana?»[1] si chiede Dudley Seers nel 1969.

Le politiche per lo sviluppo non possono prescindere, secondo l’economista inglese, dalla relazione triangolare tra povertà, disoccupazione e disuguaglianze. Nel suo scritto The meaning of development, una delle tesi sostenute è che la valorizzazione del potenziale umano non possa avvenire esclusivamente in termini economici: è centrale la sfera sociale, in particolare tematiche quali l’educazione, la libertà di espressione, la cittadinanza.

Il triangolo del sottosviluppo di Dudley Seers

In particolare, un alto livello di istruzione è un fine in quanto tale, ma è anche un mezzo – riprendendo la domanda iniziale, una condizione necessaria – sottolinea Seers. Il triangolo del sottosviluppo[2] dipende anche dall’istruzione, in quanto notoriamente strumento essenziale per l’emancipazione. Nella visione di Seers, in realtà, il bisogno di primaria importanza è il soddisfacimento della fame; una volta sconfitta la piaga della sottonutrizione, l’apprendimento ricopre un importante spazio per lo sviluppo delle potenzialità umana. Nel suo discorso, l’autore crea uno schema simile, in termini concettuali, alla piramide di Maslow.

Dudley Seers

Nei decenni che separano lo scritto di Seers dal presente è emersa l’urgenza di affrontare il tema della sostenibilità ambientale: l’ONU, infatti, si è prefissata nel 2015, tra i tanti obiettivi dell’agenda 2030, quello di promuovere un’istruzione di qualità che sia conforme e che trasmetta i principi dello sviluppo sostenibile.

Universalità del modello triangolare 

Il presupposto universalistico di Seers è centrale per comprendere le fondamenta del modello triangolare e dello sviluppo sostenibile. La questione è doppia: si tratta in primo luogo di interrogarsi sull’effettivo carattere universale di temi come disoccupazione, povertà e disuguaglianze; in un secondo momento sarà invece necessario mettere in discussione l’istruzione come istituzione globalizzata.

Disfunzioni sociali come la disoccupazione sono tipiche delle società complesse contemporanee, caratterizzate da una marcata divisione del lavoro e da rapporti basati su solidarietà organica. Alla stessa stregua, la povertà e le disuguaglianze sono determinate da rapporti di forza socialmente e storicamente determinati. Il carattere astorico ed universale delle “malattie sociali” in questione è difficilmente dimostrabile. L’emarginazione, dunque la devianza, dà frutto alla povertà e alla disoccupazione, e radica la sua esistenza in norme sociali che svolgono l’importante funzione di fare da collante in società al loro interno differenziate ed individualizzate. La creazione di una identità collettiva nelle società atomizzate di oggi intende incastrare i meccanismi di un’economia degli interessi individuali con la necessità umana di potersi orientare secondo riferimenti socialmente costruiti.

La società della performance e del successo individuale vive oggi quelle profonde disfunzioni disegnate dal triangolo del sottosviluppo dal momento che l’individuo e la personalità umana non sono un fine, ma il mezzo per gli individui più forti per affermare la loro personalità stessa. In una prospettiva d’insieme, sociale, collettiva, resta da comprendere se la disoccupazione e le diseguaglianze sono piaghe per la società oppure non meritevoli, nei fatti, di attenzioni in quanto funzionali alla società stessa, convenienti per la sopravvivenza della società nel suo complesso.

Dudley Seers: globalizzazione della conoscenza

Il secondo punto – lungi da me sostenere la frivolezza dell’istruzione – vuole riflettere sulla tendenza omologatrice dell’istruzione del presente. La circolazione delle conoscenze e delle informazioni, diritto fondamentale nelle democrazie liberali e comunque utile per lo sviluppo delle società, cela un sistema di dinamiche contrapposto alla lotta contro il triangolo del sottosviluppo, un sistema che promuove competizione e meritocrazia. L’autore condanna, ad esempio, le istituzioni scolastiche ed universitarie con tradizione elitistica: il diritto allo studio è centrale per la lotta alla povertà, alla disoccupazione e alle diseguaglianze.

Il rischio di una scolarizzazione standardizzata e verticalizzata (processo di apprendimento unilaterale) è la degenerazione dell’architettura in un luogo assoggettato ad un dominio culturale che istituzionalizza il filtraggio delle conoscenze legittimando l’esistenza di una veridicità delle conoscenze determinato dalla stessa cultura dominante. I luoghi d’istruzione divengono così gatekeepers, istituzioni di censura delle culture locali in nome del diritto allo studio, di una conoscenza globale, di una verità sovraordinata. Le istituzioni scolastiche, centrali nella veste di luoghi di socializzazione, sono protagoniste nella trasmissione intergenerazionale delle norme sociali, ispirate a valori culturalmente elaborati. Poiché la nozione di «valori» non possa che far riferimento ad orizzonti culturali soggettivamente orientati, è imprescindibile una considerazione in merito di carattere etico-morale: la lotta a povertà, disoccupazione e disuguaglianze, oltre ad essere funzionale al miglioramento del sistema socioeconomico, è incoraggiata da una spinta morale, sulla quale nessuna forza esterna all’individuo, dunque nessuna verità esterna, può imporsi.

La diffusione su scala mondiale delle idee di competizione e meritocrazia, figlie di un processo di globalizzazione irreversibile, potrebbe essere sfruttata invece per espandere con efficienza quei valori promotori dell’uguaglianza e della cooperazione, un’esportazione che analogamente presume l’universalità di alcuni valori. La differenza tra il primo tipo di «imperialismo valoriale» e il secondo (cooperazione ed uguaglianza) non si fonda sulla legittimità giusnaturalistica dell’uno o dell’altro, quanto invece nella funzionalità rispetto all’obiettivo, che porta alla prevalenza del secondo tipo sul primo. L’insegnamento dei valori di cooperazione ed uguaglianza presume un approccio non verticistico: è fondamentale una riformulazione dello schema di apprendimento, che si fondi su un’organizzazione già essa radicata sui valori suddetti.

L’autonomia culturale per Dudley Seers

L’eradicazione dei tre mali suggeriti da Seers può valersi esclusivamente della promozione dell’autonomia culturale delle società e della diffusione delle conoscenze culturalmente definite alienandosi dallo schema gerarchico capitalistico il quale, pur essendo globalizzato, non è parte dello spirito intrinseco dell’uomo, quanto invece una forma di dominio culturale.

Giovanni Greco


Riferimenti

  • [1] D. Seers, 1969, The meaning of development, IDS.
  • [2] Il termine sottosviluppo non allude all’accezione utilizzata dai teorici della modernizzazione, ma cerca di interpretare il messaggio che D. Seers vuole trasmettere.

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