Possiamo guardare al presente rileggendo i classici? sembra una domanda scontata, eppure è molto facile scadere in grossolani errori. Facciamo dunque un esercizio: proviamo a immaginare un dialogo con Durkheim nell’era dei social.
Ribadiamo: per Émile Durkheim, la società non è una semplice somma di individui, ma una realtà morale che produce norme, valori e credenze condivise. La coscienza collettiva è quell’insieme di rappresentazioni comuni che tengono unita la società, rendendo possibile la coesione. Nelle società tradizionali prevaleva una solidarietà meccanica, basata sulla somiglianza. Nelle società moderne, invece, emerge una solidarietà organica, fondata sulla differenziazione e sull’interdipendenza.
Ma alla luce di quanto detto, cosa accade quando la modernità diventa digitale?
Social network: nuova piazza pubblica o frammentazione?
I social media sembrano aver creato una nuova forma di spazio pubblico. Hashtag globali, mobilitazioni online, indignazioni collettive: fenomeni che ricordano, almeno in apparenza, una rinnovata coscienza condivisa. Eppure, accanto a questa dimensione globale, assistiamo a una crescente frammentazione.
Algoritmi personalizzati, bolle informative, micro-comunità ideologiche producono universi paralleli. Non esiste più un unico “senso comune”, ma molteplici verità simultanee. La coscienza collettiva non scompare: si moltiplica.
Dalla solidarietà organica alla solidarietà algoritmica
Nel mondo digitale non siamo uniti dalla somiglianza né dalla semplice interdipendenza economica. Siamo connessi da affinità selezionate algoritmicamente.
Possiamo parlare di una solidarietà algoritmica: legami costruiti sulla base di interessi, emozioni e comportamenti tracciati. Questo tipo di coesione è fluida, instabile, emotiva. Si attiva rapidamente – come nei casi di indignazione virale – ma si dissolve con la stessa velocità. È una solidarietà intensa ma breve.
Anomia digitale: quando mancano riferimenti comuni
Durkheim parlava di anomia per descrivere una condizione di disorientamento normativo. Nel 2026, l’anomia può essere letta come sovraccarico di norme contraddittorie: troppe opinioni, troppe versioni della realtà, troppi standard morali. Il risultato è un senso diffuso di incertezza. Se ogni gruppo ha la propria verità, cosa resta come riferimento condiviso?

Eventi globali – crisi climatiche, guerre, emergenze sanitarie – sembrano ricreare momenti di unità simbolica. Ma questa unità è fragile e spesso mediata dall’emozione più che dalla riflessione.
Parallelamente, emergono vere e proprie tribù digitali, con codici linguistici, rituali e simboli propri. Meme, hashtag e trend diventano strumenti di coesione interna e di distinzione esterna. La società non è meno collettiva: è più segmentata.
L’attualità di Durkheim nell’era dei social
Durkheim non è superato: è più attuale che mai. La coscienza collettiva nell’era dei social non è scomparsa, ma ha cambiato forma. È più veloce, più emotiva, più fragile. La domanda centrale non è più se esiste ancora una coscienza collettiva, ma quale tipo di coesione vogliamo costruire in una società digitale che tende alla polarizzazione.
Se la modernità aveva trasformato la solidarietà, la digitalità la sta ridefinendo. E comprenderne i meccanismi è oggi una delle sfide principali della sociologia.
Bibliografia
- Durkheim, É. (1893). La divisione del lavoro sociale.
- Durkheim, É. (1897). Il suicidio.
- Durkheim, É. (1912). Le forme elementari della vita religiosa.
- Sunstein, C. R. (2017). #Republic: Divided Democracy in the Age of Social Media.
- Pariser, E. (2011). The Filter Bubble.
- Castells, M. (2012). Reti di indignazione e speranza.

Nato a Catanzaro il 5 luglio 1989. Dal 2017 è iscritto presso l’Ordine dei Giornalisti sezione Pubblicisti. Ha conseguito nel 2013 la laurea triennale in Servizio Sociale, nel 2016 la laurea triennale in Sociologia mentre nel 2018 la laurea specialistica in Organizzazioni e Mutamento Sociale. Nel 2020 ha ottenuto la quarta laurea in Scienze dell’Economia. Inoltre ha già pubblicato tre volumi di una trilogia di fantascienza.




































