Ci siamo mai chiesti quanto tempo passiamo con la testa piegata giù verso il nostro cellulare? Quanto siamo legati a questo strumento tanto da utilizzarlo in qualsiasi momento della giornata? E se un giorno ci dicessero che non possiamo usarlo per un determinato periodo di tempo come reagiremmo? Per dare risposta a queste domande dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che più si continua ad entrare nel mondo virtuale, più si perde il contatto con il mondo reale e, in un attimo, l’uomo da animale sociale rischia di diventare animale social. Ci sono dei modi per “disintossicarsi” dall’uso dei social?

Dipendenza da cellulare

Ormai la dipendenza dagli smartphone è sempre più in aumento e non riguarda soltanto i giovani ma tutti gli individui senza distinzione di età o sesso. È come se fossimo entrati in una dimensione che ci estranea da quello che realmente ci circonda e questo è davvero allarmante nonché la triste realtà. A tavola, a lavoro, in vacanza, mentre si passeggia, ovunque si usa il cellulare anche se non c’è un reale bisogno di farlo. Ritorniamo al numero di volte che guardiamo il cellulare o anche solo il display per vedere se abbiamo qualche notifica: 221 volte. Lo svela una ricerca inglese dell’istituto OnePoll. Secondo questa ricerca usiamo il cellulare in media 3 ore e mezza al giorno il che vuol dire che su un’intera settimana perdiamo un giorno solo per chattare, navigare in Internet, utilizzare applicazioni. Fare un uso errato delle apparecchiature digitali porta gli individui a non distinguere più la vita reale da quella digitale e più aumenta il tempo passato sui social più si allentano le relazioni interpersonali. Quasi ci si imbarazza quando abbiamo qualcuno accanto e dobbiamo iniziare un dialogo. Utilizziamo il cellulare, ma anche tablet, più di quanto crediamo di farlo e altre ricerche dimostrano quanto il cellulare sia usato anche sul luogo di lavoro, il che, in alcuni casi, può risultare molto pericoloso se si pensa a determinati mestieri.

La nomofobia: la nuova malattia sociale

Nel 2016 Deloitte ha realizzato uno studio scientifico condotto in 31 paesi con quasi 50 mila persone coinvolte. I dati raccolti da questo studio sono allarmanti. Il 57% delle persone controlla il telefono entro 22 minuti dal risveglio, l’83% legge le email di lavoro durante la notte e sempre di notte il 37% controlla se ha delle notifiche, il 92% utilizza il cellulare a lavoro. Questo ci fa capire quanto tempo passiamo al cellulare e non con le persone che magari ci siedono accanto, o ancora controlliamo sempre il cellulare pur stando con gli amici o i figli, quasi come fosse un bisogno vitale. Capita spesso di fare paragoni con il passato e ammesso e non concesso che i tempi siano cambiati, è triste vedere adolescenti seduti in un parco a chattare a differenza dei loro coetanei di 20 anni fa che giocavano e si divertivano. La nomofobia è quindi la paura di non avere più connessione, paura di rimanere “sconnessi”. L’uso incontrollato di questo strumento ci porta a non avere più consapevolezza neanche del tempo che lo utilizziamo e inoltre del tempo che perdiamo per stare a postare foto, aspettare notifiche, pubblicare, navigare in Internet. È una vera e propria dipendenza. Ma esistono modi per disintossicarsi? Quali potrebbero essere possibili soluzioni atte a debellare questo fenomeno in continuo aumento?

Senza connessione

Per evitare che gli uomini smarriscano la retta via (non è solo una metafora, molti camminando con il cellulare in mano non vedono neanche dove poggiano i piedi), bisognerebbe dare una “taglio” drastico all’utilizzo dei cellulari almeno in determinati ambienti dove c’è più controllo. Due degli ambienti più controllati sono sicuramente la scuola e il luogo di lavoro. Nelle scuole potrebbe essere opportuno far consegnare all’entrata i cellulari in modo che l’attenzione in classe possa essere più alta. Ciò è stato già fatto in una scuola di Padova. La circolare dice: “Considerato l’enorme numero di note disciplinari assegnate agli studenti a causa di un abuso del cellulare, a far data dal 20 marzo 2018 tutti gli studenti sono tenuti all’inizio delle lezioni a depositare il proprio cellulare, spento, nel mobiletto in classe o nel contenitore che verrà assegnato alla classe. Il docente della prima ora chiuderà a chiave il mobiletto o contenitore. Al termine delle lezioni, sotto il controllo del docente dell’ultima ora, gli alunni riprenderanno il proprio cellulare“. Fatto analogo e più recente è accaduto qualche giorno fa in Germania. Cambia il luogo ma non l’intento. Niente social network o Internet per uso personale, ma più tempo libero. Questa l’innovativa ricetta proposta ai propri dipendenti dalla Jobroller, un’azienda bavarese che spera non solo di migliorare il proprio fatturato ma anche la vita dei propri dipendenti. Non usando il cellulare, i dipendenti lavorano sei ore di fila, invece di otto, senza pausa ma in compenso guadagnano 10 ore in più libere a settimana e portano a termine il lavoro in maniera ottimale senza distrazioni. Credere di utilizzarlo in maniera consapevole è già sbagliato perché proprio in quel momento stiamo mentendo a noi stessi. Non dovremmo sentire il bisogno di essere legati a questo strumento e sentirci nudi se non lo utilizziamo. È uno strumento creato dall’uomo ed è illogico che una sua creazione possa prendere il sopravvento su di lui. Cerchiamo realmente di capire qual’è il senso della vita e sicuramente non saranno i like ad una foto a fare la differenza.

Filomena Oronzo

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Filomena Oronzo

Laureata in Sociologia con specializzazione in Politiche Sociali e del Territorio, adoro leggere e scrivere. Per me fare sociologia è vivere il quotidiano in tutte le sue sfaccettature e peculiarità. Oggi sono assistente amministrativo all’Ospedale Infantile di Trieste e soprattutto moglie e mamma, la più grande ricchezza in assoluto.