Come per qualsiasi mezzo utile al raggiungimento di uno scopo, anche la navigazione sul web dovrebbe seguire un canovaccio, che mescolando precetti tecnici e regole non scritte del vivere civile permetta di farne un uso eticamente e professionalmente corretto. In alcuni casi le testate giornalistiche tradizionali sono volute correre ai ripari per diversificarsi da quelle che fondano la loro fama sulla diffusione di fake news. A questo scopo, ad esempio, La Repubblica.it nel 2016 ha stilato 10 regole d’oro per imparare a riconoscere i siti di bufale.

Le 10 regole d’oro

1) Occhio al dominio. Spesso i siti che terminano con ‘lo’ o.com.co alternano verità e bugia sfruttando la credibilità di testate autorevoli.
2) Confronta le fonti. Un veloce controllo incrociato permette di verificare se la notizia è riportata da più parti e nella stessa forma.
3) L’autore è autorevole? Non sempre chi scrive ne sa più di chi legge, anzi. Se la notizia non vi convince, date un’occhiata al curriculum del “giornalista”.
4) Fidarsi è bene… Se un sito non è di chiara origine, prima di credere a ciò che riporta fate qualche ricerca in più.
5) Blog, non mi incanti! La funzione “community” di alcuni siti, anche autorevoli, spesso non è soggetta a controlli: chiunque può arricchirla. Si prenda dunque con le pinze ogni informazione tratta da queste piattaforme.
6) Diffidare da siti amatoriali. Un sito troppo “casareccio” nella grafica e nei contenuti difficilmente avrà cura del “controllo qualità”.
7) La data conta. Notizie molto datate vengono spesso fatte passare per la novità del giorno, perdendo così di valore.
8) Non avere fretta. Leggere per intero una notizia vi renderà naviganti più certi di aver compreso il senso di un fatto che non sempre è ben riassunto nel titolo.
9) L’immagine fa la differenza. Una foto abilmente abbinata può cambiare senso alla notizia; assicurarsi che testo ed immagini siano frutto di combinazione veritiera e non di fotomontaggi che la decontestualizzerebbero dai fatti.
10) Pensa e poi condividi. Come nella vita reale, anche in quella virtuale l’azione ha delle conseguenze; la diffusione di notizie delle quali non abbiamo verificato la veridicità è sempre sconsigliata sul piano morale e talvolta persino penale.

Impatto virale

fake newsSe queste sono le strategie difensive che ognuno può mettere in atto a partire dai propri dispositivi, come si muove concretamente la rete per proteggere la propria integrità? In che modo il World Wide Web tenta di regolamentarsi a partire da un controllo interno operato da specifiche piattaforme? Negli ultimi anni, il proliferare di una consistente mole di fonti ha reso necessario pianificare un’operazione di delimitazione e identificazione delle informazioni. A questo scopo sono nate numerose piattaforme che si occupano di fact checking inteso come controllo di notizie in riferimento ai fatti di cui danno conto, al fine di intraprendere una difficile e tortuosa attività di debunking volta a demistificare affermazioni false, esagerate o diffamatorie, voci dubbie, pretenziose o anti-scientifiche. L’attività di verifica delle informazioni incontra diversi ostacoli, dal momento che dovrà fare i conti con la velocità dell’impatto virale e l’oggetto dell’informazione attorno a cui si sviluppa la notizia. Più una bufala coinvolge gli interessi di un ampio numero di soggetti, maggiore sarà la velocità con la quale si diffonderà ed ancora più difficile si rivelerà il tentativo di smontarne l’impalcatura.

Tra interpretazione e realtà

Tale premessa non vuole sottolineare l’inutilità del processo di smascheramento ma si propone di metterne in luce le criticità in considerazione di quanto, nell’ambito di un frullatore informativo quale il web, possa divenire labile il concetto di verità. I siti più attivi ed efficaci in tale ambito quali PolitiFact e FactCheck.org non celano la difficoltà di pervenire al vero in quanto tale. La prima piattaforma, in particolare, classifica le notizie secondo il parametro dell’accuratezza e sebbene la parola “true” possa trarre in inganno è chiaro che non si tratta di un accertamento puro della verità. Parlando di accuratezza, ci muoviamo quindi sul piano dell’interpretazione mentre la verità attiene al livello della realtà. Da questo punto di vista il debunking appare non tanto come una pratica illusoria, quanto come una pratica parziale; fondata per necessità su canoni arbitrari, nel tentativo di dare una lettura del reale che sia di certo più affidabile di una qualsiasi bufala ma non proprio in linea con quella che è la verità più cruda.

Difficoltà quotidiane

Questo quadro fa emergere quanto la necessità di stabilire una base veritiera e la consapevolezza di non poter destrutturare completamente le bugie presenti sul web sia frutto di un’impresa ardua che non vanifica lo sforzo del fact checking. Esso va identificato come uno strumento capace di arginare alcuni aspetti del fenomeno delle fake news e non come una bacchetta magica che annienti la continua falsificazione da parte di informatori poco raccomandabili e la potenza di diffusione delle bufale.

Roberta Cricelli

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