Elden Ring è un videogioco action RPG sviluppato dalla software house giapponese FromSoftware e pubblicato da Bandai Namco Entertainment. Oltre che tra gli appassionati questo prodotto videoludico ha avuto una notevole risonanza sia sul piano commerciale che dell’immaginario. Diretto da Hidetaka Miyazaki, Elden Ring è stato realizzato in collaborazione con George R. R. Martin, autore statunitense di fantasy noto soprattutto per il ciclo di romanzi Cronache del ghiaccio e del fuoco, il quale ha contribuito alla realizzazione della storia e dei miti del gioco. Perché tanto clamore? perché può essere interessante dal punto di vista sociologico?

Cos’è Elden Ring?

Il videogioco in questione è la punta di diamante della casa di produzione FromSoftware. Sèguito spirituale della saga di Dark Souls che ha fatto scuola nel mondo dei videogiochi tanto da generare una categoria di giochi a sé, i cosiddetti soulslike, introduce per la prima volta nel genere l’open world. Una mappa liberamente esplorabile e tridimensionale sia negli aspetti che nella narrazione, che consente al giocatore di soddisfare la propria sete di avventura, sfida e scoperta.

A un mese dalla sua uscita avvenuta il 25 febbraio 2022, aveva già raggiunto le 13 milioni e mezzo di copie vendute. Un risultato tanto sorprendente ai più quanto prevedibile per gli appassionati del genere. Eppure, ciò che ha destato l’interesse di molti non è stato solo il mero gameplay ma la storia e la narrativa con la quale il gioco si sviluppa e accompagna il giocatore, immergendolo in un mondo oscuro, ricco di riferimenti culturali.

Elden Ring: la “lore” è sociologicamente interessante

Cercando di non fare troppi spoiler per chi volesse intraprendere questa avventura videoludica cerchiamo di introdurre il mondo di gioco. Come sopra accennato si tratta di un mondo fantasy, un’ambientazione pseudo-medioevale, ricco di ambienti diversificati e architetture sacre. Proprio su questo punto ruota tutta la narrazione. Il mondo di Elden ring è governato da “volontà superiori” che ricercano adepti nell’interregno, il continente multietnico ed esplorabile definito dai confini dalla mappa di gioco. Ciò che affascina è che nulla si sa – fino a un certo punto della narrazione – dell’origine di queste entità trascendenti, ma grazie alla scoperta di oggetti, dialoghi con personaggi non giocanti (npc), missioni e boss fight si chiarisce in che tipologia di mondo si vive: un piano esistenziale molto simile a Il trono di spade dove diverse teocrazie lottano furiosamente con complotti, intrighi e sabotaggi, cercando di sovvertirsi a vicenda.

elden ring marika crocefisso
Immagine suggestiva del destino di Marika, dea crocefissa per il suo peccato: aver distrutto l’ordine e la fonte del potere, l’anello ancestrale.

Tuttavia, ciò che sembra predominante è “l’ordine aureo” capeggiato dalla dea (empirea) Marika. Lei, dopo la prima grande cospirazione che porta all’uccisione del primo semidio, nonché sua progenie, Godwyn, in preda alla disperazione rompe l’anello ancestrale (l’elden ring), fonte del potere dell’intero ordine. Radagon, grande guerriero e consorte di Marika, cerca di ripararlo ma invano: l’ordine, perdendo stabilità e frammenti, viene smembrato e le altre fazioni crescono di potere. Gli altri figli di Marika, nel tentativo di accaparrarsi quanto più potere possibile, si danno battaglia l’un con l’altro portando alla distruzione l’intero interregno. Solo un emarginato, un senzaluce benedetto dalla grazia (il protagonista giocante) può ristabilire l’ordine sconfiggendo i semidei, oppure può reclamare il potere per sè.

Elden ring e i digital religion studies

L’utilizzo della simbologia religiosa nei videogiochi è piuttosto comune e risale agli albori del medium. Tuttavia, Miyazaki e Martin hanno saputo giocare con le iconografie non solo della cristianità ma anche di altre fedi (soprattutto orientali), mescolando il tutto per ottenere delle costruzioni ideologiche molto potenti e credibili: la dea Marika crocefissa, il culto della morte portato in auge nelle catacombe e reintrodotto in un mondo dove spadroneggiavano gli immortali, la marcescenza come male corrosivo e simbolo della corruzione dell’anima per gli orientali, ma anche i cimiteri, le croci, i rosoni dalla fattezze gotiche, sono tutti studiati ad arte e nei minimi particolari per realizzare un mondo coerente. In questa maniera si evita il problema introdotto da Mark Hayse secondo cui

i videogiochi contenenti riferimenti religiosi soffrono di una incongruenza procedurale e narrativa poiché mescolano due ambiti, quello ludico e quello religioso, intrinsecamente problematici. (Hayse, 2009)

Il videogioco si relaziona, secondo l’autore, a narrazioni violente nei giochi mainstream, plasmando la narrativa religiosa in modi che mettono in discussione il codice comportamentale e morale tradizionale (Hejazi, 2021). Videogiochi e religione, difatti, condividono gli stessi elementi strutturali secondo Rachel Wagner (2012) e non è un’eresia sostenere che l’uso dei simboli religiosi nei videogames non è altri che l’ennesimo passo in avanti dell’evoluzione della narrativa che attinge, per sua stessa natura, a miti, simboli e significati presenti in ogni religione cristiana e non. Questo è uno dei temi principali dei digital religion studies che si interrogano nella fattispecie su come si vive la religiosità nel cyberspace e che grado di curiosità tali narrazioni possono far nascere nei players attraverso il gioco.

Elden ring e cultura greca

La mescolanza e l’influenza di idee e simbologie hanno portano i creatori di Elden ring a realizzare un prodotto affascinante, che riflette sia i topos tipici del fantasy sia dello sci-fi (difatti le “volontà superiori”, essendo alterità che possono innestarsi nei corpi degli abitanti dell’interregno possono essere considerate degli extraterrestri alla alien o le creature de “l’invasione degli ultracorpi”). Tuttavia, l’intrigante – e per certi versi palese – innesto alla narrazione è stato l’inserimento di elementi della cultura greca e del surrealismo.

Uno scorcio di Nokron, città eterna, uno dei luoghi “nascosti” di Elden ring che ricorda il Pantheon e l’architettura greca.

In elden ring, oltre che l’architettura, ritroviamo anche il “terrore greco”. Come nei precedenti titoli di FromSoftware, ritorna l’idea degli abissi marini come metafora del male oscuro, antitesi dell’ordine. I greci, infatti, definivano il mare come il luogo del terrore, una massa violacea (non blu!) simile al vino poiché, come esso, produce stordimento e perdizione: la morte può sopraggiungere attraverso quel liquido, sia per la sua violenza che per le creature che vi si annidano.

Non è un caso, dunque, che molti mostri della cultura greca sono mostri marini come le sirene (Ieranò, 2017). E proprio di sirenide forma diventa il primo semidio assassinato, Godwyn, che si ripresenta nel mondo di gioco come principe della morte, una gigantesca figura mostruosa celata agli occhi dei viandanti e nascosto in una zona segreta del mondo di gioco e che, con la sua presenza, rimarca ed estende il culto della morte. (Qui un video che mostra le sue fattezze con chiarezza).

Elden Ring e surrealismo

Un aspetto interessante ritrovato in elden ring sono i riferimenti al surrealismo di Salvador Dalì. In gioco troviamo spesso e volentieri riferimenti a occhi, dita/mani e orecchie, molto utilizzati da Dalì nella sua rappresentazione del subconscio e della follia paranoica. Un esempio lampante è la rappresentazione del Dio in Elden Ring: le dita. Le dita sono la figura immanente più vicina alla volontà superiore e sono padroni del destino di molti senzaluce.

La visione dell’angelo di Dalì

Dalì, nella sua opera “la visione dell’angelo” ha infatti reiventato e stravolto una classica rappresentazione religiosa, creando la sua personale interpretazione surreale dell’immagine di Dio e della trinità divina. Il centro della composizione scultorea è occupato da un grande pollice proteso verso l’alto. La forza e la supremazia di Dio padre è rappresentata dal dito da cui emerge ogni forma di vita. Alla destra di Dio Dalì presenta l’umanità con una figura quasi “alberiforme”, una forma molto simile allo stile di rappresentazione della “maledizione” della morte in Elden Ring.

Le due e le tre dita di Elden ring, precettori assoluti della fede nel gioco

Per quanto riguarda gli occhi ritroviamo molti personaggi con scudi e armature con raffigurazioni particolari comprendenti occhi che scrutano (quindi un riferimento all’occhio onniveggente e all’occhio divino) o personaggi che hanno un occhio sigillato con un tatuaggio magico, sintomo (e simbolo) di una conoscenza parziale o offuscata. In più, se si considera il riferimento a Dalì e in particolare allo spellbound, si contribuisce alla creazione di una narrazione del paranoico per immagini.

Lo spellbound, la scenografia onirica che Dalì realizzo per il film di Hitchcock “io ti salverò”.

Musica Mostruosa!

Un aspetto da non sottovalutare sono le musiche del gioco, o meglio, le musiche della serie di soulslike di FromSoftware realizzate da Yuka Kitamura. La musica infatti è molto importante per l’esperienza ludica poiché contribuisce l’immersione nella situazione da parte del giocatore. Ecco, dunque, due casi emblematici a titolo di esempio, disponibili nei video sottostanti.

Nel primo caso abbiamo la battaglia contro Godrick l’innestato, un discendente degli aurei che, per rivaleggiare con i suoi antenati ed essendo il più fragile tra di loro, esalta il culto dell’innesto come via per sugellare il potere. Godrick è il primo “grande” boss del gioco, una vera prova per neofiti e una sfida accattivante per i veterani. Tuttavia, il perturbamento non avviene solo per la boss-fight in sè, ma proprio per la musica angosciante che l’accompagna.

(Qui il link per la boss fight completa)

Il secondo video riguarda un boss segreto di Dark Souls III, Midir il drago divoratore dell’oscurità. Un tempo in prima linea contro le forze del male è stato corrotto dall’oscurità. Con la perdita del senno ora è un pericolo e deve essere fermato. La maestosità della creatura e la condizione (perduta) di baluardo contro l’abisso e l’oscurità viene riflesso nell’epicità del coro e la tragedia in musica. In entrambi i casi mostrati (ma è una pratica molto usata nei videogiochi), a un certo punto, è possibile notare un cambio di ritmo e di note: si tratta della “seconda” fase del boss che diventa più aggressivo e pericoloso.

Qui la boss fight completa. Quando la barra di HP del drago scende sotto la metà la musica cambia.

Un gioco…

Elden ring è sì una narrazione fantasy-gotica ma non si limita a questo. Può essere inteso come un viaggio iniziatico intriso di paranoia (παράνοια, “follia, insensatezza” in greco) dove il thrill (brivido) si mescola alla perturbanza e lo stupore consentendo la mostrificazione del gioco. Chiariamo questo passaggio: non si affrontano soltanto mostri, ma tutto diviene mostro. L’evoluzione del personaggio attraverso la costruzione (build) delle sue caratteristiche che gli consentono di acquisire competenze “eretiche “per l’ordine costituito non sono che il primo passo di questo percorso, che lo portano a divenire, in ogni caso, un deviante.

La teocrazia e le lotte di potere fungono da macro-mostri situazionali che rompono il patto sociale (Foucault, 2021) e fanno del concetto di cambiamento perpetuo la loro linfa vitale. La lotta continua diviene paradossale per il mantenimento del potere. In pratica si giustifica un rafforzamento dell’ingroup con il conflitto e la corsa alle armi. Le aberrazioni che popolano l’interregno ne sono una prova: esperimenti orribili, degenerazioni e mostruosità inumane. Tutto viene compiuto per la conoscenza e il potere: innesti, incantesimi, fiamme, tutto viene sia esautorato che portato ai limiti della decenza pur di preservare il potere.

… mostruoso

La guerra, concetto chiave e vero lietmotiv della narrazione, è l’ingranaggio paradossale per il mantenimento del potere. Le volontà superiori vivono di essa e godono di un ciclo perpetuo di rottura e di rinascita. Una struttura narrativa simile a Mao dante di di Gō Nagai, creatore di altre opere quali MazingaUfo Robot GoldrakeJeeg robot d’acciaio in cui Dio padre non era altri che un alieno invasore il cui scopo era creare una guerra perpetua con gli autoctoni e fra autoctoni. In elden ring (ma anche nel resto dei titoli FromSoftware) si disvelano molto spesso inganni sui dettami che regolano il mondo, ma basta scegliere se proseguire beandosi di una finta benedizione oppure sovvertire l’ordine delle cose. Sta al giocatore decidere cosa fare.

Per questo Elden ring si rivela essere non un prodotto rivoluzionario in toto ma un’esperienza tridimensionale narrativo-partecipativa molto importante per la storia del videogioco e per la sociologia dei media digitali: un open world che sfrutta il ludico per fare esperienza della mitodologia ma soprattutto far crescere la curiosità verso il fantasy, la religione e la politica.

Bibliografia

  • Foucault M., Gli anormali. Corso al collège de france (1974-1975), Feltrinelli, Milano, 2021;
  • Ieranò G., Demoni, mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Marsilio, Venezia, 2017;
  • Hayse M.A., Religious architecture in videogames. Perspectives from Curriculum theory and religious education, tesi di dottorato, Trinity international University, Deerfield, 2009, p.116;
  • Hejazi S., Angeli, demoni, cattedrali e crocifissi virtuali. I simboli cristiani nei videogiochi, in La manipolazione del sacro. L’immagine religiosa nel mondo della comunicazione, Mimesis, Milano, 2021;
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