Siamo all’inizio dell’estate 2025, alcuni programmano le vacanze, altri le stanno già vivendo. E come sempre, chi vi scrive vi viene in soccorso con i #consiglidilettura, una breve lista di testi da prendere in considerazione per accompagnare la tintarella. Un nuovo appuntamento da aggiungere a quelli sostanziosi degli anni precedenti con nuovi testi freschi di stampa e interessanti riproposte. Insomma, ecco a voi alcuni testi scelti per essere i migliori libri per l’estate 2025.
Il primo testo per l’estate 2025 è sul lavoro povero
Cos’è il lavoro povero? Come fronteggiarlo? perchè sì, anche sotto l’ombrellone bisogna capire i problemi che ci affliggono oggi, soprattutto se riguardano la costruzione di un progetto di vita personale. Il volume, a cura di Daniele Di Nunzio “Il lavoro povero. Fattori di vulnerabilità e azioni di contrasto”, presenta un’analisi del lavoro povero come fenomeno multifattoriale e delle pratiche necessarie per contrastarlo. In particolare, la ricerca ha analizzato il ruolo della contrattazione (nazionale, aziendale, territoriale) e le azioni di carattere sociale e istituzionale. Il lavoro povero è considerato come un fenomeno complesso che riguarda il modello di sviluppo ed è messo in relazione a un ampio spettro di fattori: la condizione occupazionale e famigliare dell’individuo; il contesto aziendale e produttivo; il contesto sociale e istituzionale.
Questi ambiti di vita e di lavoro sono degli spazi di intervento, tra loro in relazione, nei quali gli attori sociali e politici dovrebbero operare per favorire l’aumento dei salari e, più in generale, il superamento degli elementi di vulnerabilità e precarietà del lavoro. La metodologia si basa su un approccio di ricerca-intervento, con diverse tecniche di indagine quantitative e qualitative. Il volume riporta una ricostruzione storica e teorica del rapporto tra lavoro e povertà, l’analisi degli assetti normativi e dei sistemi di relazioni industriali, l’evoluzione recente del fenomeno secondo i dati statistici, i risultati di cinque studi di caso condotti in differenti settori e territori ad alta vulnerabilità. Il progetto «Contrasto al lavoro povero e dialogo sociale» è stato coordinato dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio e condotto in collaborazione con il Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato con un gruppo di ricerca interdisciplinare.
L’Intelligenza Artificiale Generativa come oggetto e strumento di ricerca
Il Libro “Sociologia digitale 2.0. L’Intelligenza Artificiale Generativa come oggetto e strumento di ricerca” di Federico Pilati si propone di esplorare i molteplici usi dell’Intelligenza Artificiale Generativa nella sociologia digitale, intrecciando riflessioni teoriche, analisi metodologiche e casi di studio empirici. Suddiviso in tre capitoli, il libro offre una visione articolata delle potenzialità e dei limiti dell’IA generativa come oggetto di studio e strumento di ricerca. Il primo capitolo esamina l’Intelligenza Artificiale Generativa come oggetto di studio, fornendo una panoramica storica e concettuale dello sviluppo dei modelli generativi. Vengono analizzate le implicazioni sociali e culturali di questi sistemi, focalizzandosi sulla loro natura di assemblaggi socio-tecnici e il loro ruolo nella produzione culturale, concludendo con riflessioni epistemologiche sul duplice ruolo dell’IA come oggetto e agente nella società. Il secondo capitolo si concentra sull’uso dell’IA Generativa come strumento per la ricerca qualitativa, esplorando il suo impiego in ambito etnografico.
Nel testo, vengono presentati strumenti specifici, come Whisper AI per la trascrizione automatica e NotebookLM per l’indicizzazione e l’analisi dei testi, con un’attenzione particolare alle sfide metodologiche e pratiche che emergono dall’integrazione tra approcci computazionali ed etnografici. Il terzo capitolo affronta le pratiche sperimentali, presentando casi concreti di applicazione dell’IA in vari contesti di ricerca, tra cui la creazione di una “riflessività sintetica” che utilizza l’IA per riflettere su bias e posizionamenti sociali dei suoi utenti e del ricercatore. Le conclusioni offrono una sintesi critica sull’integrazione tra IA Generativa ed etnografia, delineando prospettive future per lo sviluppo della ricerca sociale con intelligenza artificiale. Questo libro non si propone come un testo definitivo, ma come un contributo al dibattito sulle metodologie di ricerca sociale nell’era dell’IA Generativa, invitando a nuove riflessioni, sperimentazioni e innovazioni metodologiche.
Per questa estate 2025 capiamo le radici della rabbia sociale
Un testo interessante individuato per questa estate 2025 è quello di Carmelo Guarino, “Arrabbiati. Alle radici della rabbia sociale”. Secondo l’autore, Siamo dinanzi a mutamenti inimmaginabili di cui non comprendiamo ancora portata e significato e che attraversano tutti i paesi del mondo: dal disagio delle democrazie alla crisi dei partiti tradizionali, dal fenomeno pervasivo delle dimissioni di massa (great resignation) all’affermazione delle forze sovraniste, nazionaliste e di ultradestra nel mondo, dalle culture wars fino al crollo irrefrenabile della natalità e dei matrimoni, nell’assenza di un’autentica nuova narrazione capace di rifuggire da spiegazioni approssimative, ingannevoli politicamente e intellettualmente esecrabili.
Ma c’è qualcosa di ancora più profondo che pare celarsi dietro queste tendenze e che sembra montare in maniera preoccupante nella retorica pubblica, dal dibattito politico-culturale alla vita privata di ognuno di noi: la rabbia, appunto. Uno stato emotivo che sulla falsariga di Zygmunt Bauman potremmo intendere come la risposta sociale a una drammatica crisi di fiducia pubblica nello Stato, esito di una profonda crisi di rappresentanza che è, innanzitutto, politica, oltreché istituzionale.
Il presente lavoro indaga proprio la rabbia sociale, pur nella consapevolezza della complessità e della multidimensionalità del fenomeno e senza la pretesa di esaurire un tema così complesso da impegnare secoli di storia del pensiero e discipline differenti, dalle filosofie alle psicologie fino alle scienze della vita. Si rivela comunque interessante esplorare e tentare di comprendere, mediante un’ampia revisione della letteratura esistente e con riferimento alle principali evidenze scientifiche, l’universo delle motivazioni che inducono la rabbia nelle persone, i contesti in cui si manifesta con maggiore evidenza e gli effetti che questa può determinare sulla qualità delle relazioni sociali, oltre che sulla tenuta della società.
La dimensione sociale della coscienza
L’ultimo libro consigliato per la lettura in questa estate 2025 è di Gianfranco Pecchinenda, “La dimensione sociale della coscienza. Neuroscienze e sociologia della conoscenza”. Secondo l’autore, le discipline scientifiche e quelle umanistiche sono sempre state caratterizzate da una reciproca diffidenza. Per quanto riguarda la sociologia, fin dai suoi albori ha proposto paradigmi di ricerca il più possibile aperti su entrambi i fronti. Ciononostante, alcuni concetti fondamentali per le sue stesse teorie, primo fra tutti quello di coscienza, non sono mai stati tematizzati in modo adeguatamente approfondito, finendo per assumere contorni ambigui e talvolta assai controversi.
In questo saggio, partendo dal metodo fenomenologico, che considera la coscienza come un prodotto delle interazioni sociali, l’autore assume una prospettiva interdisciplinare, proponendo di integrare le tradizionali teorie sociologiche con i più recenti contributi derivanti da discipline sia scientifiche (la biologia, la fisica quantistica, il neoevoluzionismo e, soprattutto, le neuroscienze cognitive), sia umanistiche (l’antropologia filosofica, la linguistica, la psicoanalisi e la semiotica), senza trascurare gli indispensabili saperi ereditati dal nostro inesauribile e preziosissimo universo artistico e letterario.

Docente di comunicazione e Gestione HR. Giornalista pubblicista laureato in Sociologia con lode. Redattore capo di Sociologicamente.it.
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