Nella nostra vita di tutti i giorni le tecnologie della comunicazione diventano sempre più pervasive, numerosi sono gli approcci critici da un punto di vista non solo specificamente sociologico ma anche la psicologia e gli studi dell’antropologia moderna, mettono in guardia dalla difficoltà di distinguere le differenze tra una realtà mediata dai social media e una realtà “pura” che si posizionerebbe al di fuori.

Questa visione riduttiva e dicotomica è stata superata da una teoria di medio raggio (definita della “mediatizzazione”) che riconosce il ruolo fondamentale dei media nel sintetizzare in maniera sempre più efficace la pluralità dei mondi e delle esperienze, nonché la corrispondenza di queste rappresentazioni con le rispettive forme sociali.

Viviamo all’interno di una pluralità di mondi che ci appaiono vicini e più raggiungibili grazie ai social network, tanto che la prossimità non è più solo banalmente collegata a delle coordinate spazio-temporali e che contribuisce a ridefinire il rapporto tra pubblico e privato, tra la nostra vita online e quella offline.

Menù Interno

Fusione o“Coalescenza”?

La ridefinizione di queste categorie è ben sintetizzata dal concetto di “coalescenza” un fenomeno che in fisica si riferisce all’unione di una o più particelle, per dar vita a entità di maggiori dimensioni; Allo stesso modo due termini di una coppia oppositiva si riflettono l’un l’altro, avvolgendosi simmetricamente e simultaneamente per dar vita d un’entità a due facce: online/offline, pubblico/privato, vicino/lontano.

Coalescenza  online/offline

Originariamente si attribuiva al secondo una maggiore autenticità in virtù di un dualismo digitale che presupponeva una separazione tra mondo fisico e immateriale, ignorando il fatto che le strutture sociali offline incidono sui comportamenti online e viceversa.
Diversi sono gli studi che evidenziano che i social network come Facebook consentano di gestire ed estendere con maggiore facilità le proprie reti sociali.

Coalescenza mondi vicini e lontani

Facebook accoglie legami e interazioni eterogenei che acquistano compresenza in chiave spazio-temporale. Nei social network infatti le liste di amici includono reti di relazioni che appartengono a diversi ambiti della vita del soggetto (amicale, lavorativo, familiare). Mondi lontani e vicini si trovano in uno stato di coalescenza nel quale le reti quotidiane si intrecciano a quelle lontane, riattivate da un like o da un commento.

Coalescenza pubblico/privato.

Non è solo il regime di visibilità nello spazio online a ridefinire ciò che è pubblico o privato. Lo stato di connettività introdotto dalla mediatizzazione porta a vivere una quotidiana e costante gestione del rapporto tra sfera pubblica e privata. Una distinzione che non dipende più da una variabile spaziale: non sono più i luoghi a ridefinire lo spazio di intimità e di pubblicità ma le selezioni comunicative operate dal soggetto. Del resto la proliferazione dei contenuti online  indica come si sia allentato il confine tra identità e intimità a favore di un processo di estimità definita da Tisseron nell’ambito delle abitudini digitali come “il rendere pubblici elementi della vita intima al fine di valorizzarli grazie ai commenti”. Stare su Facebook produce quindi una duplice esperienza: l’essere parte di un pubblico e avere un pubblico.

L’algoritmo di Facebook. Social network o social media?

Quando gli utenti si si collegano su Facebook sperimentano una realtà unica e non condivisibile e la forte sensazione è che ciò che viene condiviso su Fb sia ciò che c’è da sapere come se si trattasse di un mass media. In realtà, oltre ai contenuti massmediali vi circolano quelli personali mescolando forme di comunicazioni dall’alto e dal basso in un’unica corrente alternata di flusso. Facebook rischia di trasformarsi in un sistema chiuso che amplifica le idee (effetto “cassa di risonanza”), promuovendone alcuni a discapito di altri, portandoci a percepire come realtà ciò che è il risultato di logiche algoritmiche che creano una sorta di bolla mediatica.

Alcuni segnali del nuovo algoritmo Facebook 2020
Alcuni segnali del nuovo algoritmo Facebook 2020

Dal punto di vista delle reti sociali sotto l’etichetta “friends” vengono raggruppate una serie di interazioni che sembrano apparentemente svuotare di senso il significato del termine amicizia modificando pratiche e e valori che nel corso del tempo l’hanno definita come categoria sociale. Ne è un esempio il fatto che possiamo stringere amicizie con persone mai viste e con le quali non abbiamo necessariamente contatti costanti. Le ricerche hanno però messo in evidenza che facebook può essere considerato un dispositivo utile a mantenere quei legami a distanza che non possono rafforzarsi col contatto faccia a faccia.

Interessanti in questa prospettiva risultano essere le riflessioni di Tina Bucher per la quale Facebook non è solamente una piattaforma che facilita le relazioni ma può essere definito come un attore non umano che partecipa alla creazione e al mantenimento delle connessioni tra utenti.

L’amicizia su FB diventa un ibrido socio-tecnico, una relazione algoritmica in cui il software della piattaforma mitiga la natura volontaria che guida la socialità umana e l’atto di amicizia.

Alla luce di tali considerazioni il processo circolare della ricerca si riapre ponendo nuovi interrogativi: siamo scelti o siamo noi a scegliere? 

Sembra evidente che mentre l’online ci illudeva che alle limitate possibilità di conoscenza della nostra collocazione geografica, si potevano sostituire possibilità illimitate, in realtà le logiche algoritmiche nel monitorare le nostre attività online, le nostre interazioni e le tracce sul web sia più ancorato all’offline di quanto non sembri.

Print Friendly, PDF & Email