La paura del diverso e di chi abita nel quartiere accanto; il timore dello straniero e del confronto con culture differenti; il disagio che si prova camminando per strada quando ci si imbatte in homeless e vagabondi. Creare continuamente frame cognitivi per darsi una spiegazione di quello che accade di inaspettato quando si attraversa una città e utilizzare stereotipi per categorizzare comportamenti che scombinano il nostro concetto di “normalità”. Queste sono solo alcune delle esperienze e delle strategie che molte persone mettono in atto per affrontare i grandi cambiamenti delle città in cui viviamo. Ma non solo.

Le ronde di quartiere: la paura dell'estraneo porta anche a questo
Le ronde di quartiere: la paura dell’estraneo porta anche a questo

Si sente sempre più l’esigenza di vivere in un luogo lontano dai pericoli, lontano da qualsiasi cosa o persona che potrebbe spezzare l’ordinaria quotidianità. Colpa, forse, della globalizzazione che fra tante cose positive ha portato con sé anche una maggiore insicurezza: le grandi città, l’immigrazione e i confini sfumati dei paesi hanno diffuso un senso di angoscia e irrequietezza. La maggior parte delle persone cerca di convivere e di adattarsi con questa evoluzione della città. Altri, invece, specialmente se abbienti, cercano soluzioni più pratiche per ritrovare quel senso di comunità protetta. Si è, infatti, sempre più diffusa la tendenza a segregare lo spazio fisico e l’esperienza sociale in comunità chiuse, omogenee e protette. In che modo?

Lo sviluppo delle gated communities

Mura e recinzioni, caratteristiche essenziali delle gated communities
Mura e recinzioni, caratteristiche essenziali delle gated communities

A New York ormai è pratica diffusa, in Italia sta prendendo piede solo negli ultimi anni. Sono le gated communities, le cosiddette “città fortificate”. Queste comunità, diffuse in tutto il mondo, si caratterizzano per il fatto di provvedere da sé al finanziamento delle infrastrutture materiali e dei servizi. Per impedire l’ingresso di persone esterne non autorizzate in questi spazi residenziali, l’accesso è sorvegliato 24 ore su 24 e l’intera area è delimitata da vere e proprie mura. Sorte originariamente negli Stati Uniti, le gated communities si sono successivamente diffuse un po’ dappertutto. Generalmente sono costruite dai più abbienti per sentirsi al sicuro ma anche da coloro che appartengo a specifici gruppi sociali. Dagli anziani a gruppi etnici, hanno dato origine a comunità fortificate, dove la preoccupazione per la sicurezza si intreccia con il rimuovere fisicamente il diverso da sé.

Le città fortificate in Italia

La città fortificata di Borgo di Vione
La città fortificata di Borgo di Vione

In Italia sono ancora poco diffuse ma una delle più note è sicuramente Borgo di Vione. Nata nel 2011, Borgo di Vione è una frazione del comune di Basiglio, nell’hinterland milanese. Chi vi si risiede dispone di una palestra interna, una SPA, una grotta di sale, aree giochi per i bambini, uno zoo didattico, una sala ricreativa, una piscina e persino una chiesa, in cui vengono celebrati i matrimoni e i battesimi. Ogni mattina, il pianoforte automatico della chiesa emette una musica che si diffonde fra e le case e i giardini della comunità. Il tutto è videosorvegliato da 20 telecamere; il custode all’ingresso è presente 24 ore su 24, mentre numerosi sensori volumetrici sono pronti a scattare nel caso in cui qualche malintenzionato si avvicinasse alle mura di cinta. Inoltre, per la maggiore tranquillità dei residenti, è stata spostata la strada provinciale che prima costeggiava l’ex cascina, in modo che gli abitanti di Borgo di Vione non siano più minacciati da smog, traffico e rumore.

Borgo di Vione è l’esempio di una “città fortificata”, dove gli abitanti vivono sotto ad una campana di vetro. A questa scelta di vita, condivisibile o meno, un pensiero in più va ai bambini, i quali, giocando nel parco dentro le mura, vivono protetti ma crescono impauriti da nemici immaginari. Questi “nemici” che possono essere invece una fonte incredibile di ricchezza.

Giulia Borsetto

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Giulia Borsetto

Chi è il sociologo? È colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori”. Dott.ssa in Sociologia e Ricerca Sociale, mi appassiona lo studio e l’analisi della società. Amo leggere, scrivere e fare sport.