Da diversi anni si fa un gran parlare dei cosiddetti studi di genere, o gender studies, o più correntemente teorie del gender. Un approccio alle identità di genere e sessuali basato su particolari branche della psicologia, della sociologia e della filosofia.

Le domande più importanti che ci vengono da porre sono le seguenti: queste teorie hanno davvero un fondamento scientifico, e per scientifico intendiamo quel processo di conoscenza antropologica, ampio, “profondo”, che porta l’uomo a conoscere se stesso?

E poi, queste teorie realizzano per davvero la tanto agognata libertà sessuale, e più complessivamente la consapevolezza dell’energia erotica?

E ancora, “sanno davvero di libertà” tutta una serie di costruzioni mentali, identità e categorie tra le più disparate che in continuazione sorgono sulla base delle suddette teorie?

Il brodo di coltura dei gender studies: psicologia culturale e marxismo

Gli studi di genere affondano le loro radici in tutta una serie di concezioni, teorie, tendenze di pensiero che hanno i loro capisaldi nella psicologia culturale e nel marxismo, da quello ortodosso alla Scuola di Francoforte, e seppur con varie gradazioni (da Wundt, a Vygotskij, passando per Dewey e Mead, fino a Marcuse e ai ricercatori più recenti della scena, oltre che naturalmente Marx ed Engels).

Queste radici, sono più in generale impiantate del paradigma scientifico figlio della modernità, in senso positivistico, razionalistico, evoluzionistico e materialistico.

Secondo questo paradigma, e le relative teorie da noi menzionate, gli aspetti “immateriali”, “non visibili”, della persona sono prodotti sulla base del suo corpo biologico e psicologico, e dal rapporto di tale corpo biologico e psicologico con la società e con l’impostazione culturale circostante o dominante.

Darwin-freud-marx

Di conseguenza le caratteristiche della persona – compreso il genere, l’identità sessuale e di genere – sono dei veri e proprio costrutti socio-culturali, prodotti di tale rapporto dell’individuo con la sua realtà socio-culturale, o “ambiente”, di riferimento.

Un tale approccio alla persona umana, fu portato avanti anche nell’Unione Sovietica, e forse in modo ancor più radicale, delineando l’uomo come una vera e propria “tabula rasa” a partire dalla quale si erge la coscienza, con particolare riferimento alla coscienza di classe (vedere anche le teorie biologiche di Trofim Lysenko)

Tra equivoci ed errori: che cos’è l’uomo?

E’ quantomeno equivoca se non completamente errata la concezione dell’uomo che esce fuori da queste teorie: l’uomo visto come un semplice ammasso di parti biologiche e psichiche in relazione a fattori semplicemente e superficialmente socio-economico-culturali.

Il quadro base è che la parte spirituale, “immateriale”, l’“essenza” dell’individuo si produce a partire dal suo corpo psico-biologico, e quindi sostanzialmente dalla materia, secondo un errore tipicamente “materialistico”.

Il rapporto in realtà è esattamente inverso, ed è la materia (il corpo psico-biologico) a discendere dallo spirito, dalla “forma” nel senso platonico del termine.

A riguardo ci chiariscono le idee la fisica di Bohm e la sua teoria sull’“Universo olografico” – l’“ordine implicato”, invisibile, dirige quello “esplicato”, visibile –,  oltre che tutte le dottrine spirituali d’Occidente e d’Oriente.

Quindi, ogni individuo è già un’identità precisa – anche di tipo sessuale –, e non può scegliere da sé a quale egli voglia o debba appartenere, in base a un processo autodeterminativo di tipo psico-biologico-socio-culturale (movimento dal basso verso l’alto), con un atto di volontà “razionalistico” della propria mente.

uomini moda gender

Dentro ogni individuo ci sono già delle specifiche caratteristiche, che lo connaturano in senso maschile, femminile o omosessuale, con tutte le varie gradazioni e sfumature del caso. Di conseguenza non c’è alcun bisogno da parte sua di doversi categorizzare, dichiarare, né tantomeno di dover rivendicare qualcosa.

Il tutto è un cammino di consapevolezza interiore, e che attiene esclusivamente alla sua sfera “interiore”, “spirituale”, e che dunque da questo piano discende e investe la vita dell’individuo plasmando il mondo circostante in tutte le sue modalità d’esperienza (movimento dall’alto verso il basso)

Non si è uomo, donna o omosessuale in base a un’identità che va prima decostruita perché frutto delle condizioni socio-economico-culturali, e poi riaffermata con atti che rientrano più nel campo dell’ideologia che in quello di una libero sviluppo interiore della propria sessualità.

Gender: libertà sessuale o ideologia?

E qui veniamo proprio all’ultima nota dolente della questione.

Questi studi, queste teorie, queste tendenze socio-culturali all’atto pratico sembrano proprio imporsi sulla libera ricerca della propria essenza e dell’identità sessuale nel complesso.

E’ stesso la categorizzazione – prettamente figlia di tutte quelle concezioni moderne a base positivistica e razionalistica, le quali si pongono l’ambizione di catalogare, identificare, richiudere in categorie statiche tutta la realtà –, è stesso questo il meccanismo che si impone come una “gabbia di ferro” al libero sviluppo della propria sessualità.

Incredibile è l’esistenza di decine e decine di identità di genere, e stesso lo spacchettamento in genere, identità di genere e identità sessuale! Ma poi, come si fa a chiudere in tante scatole e scatolette l’energia erotica?!

Questa pretesa è proprio quanto più di “antifluido” si possa immaginare – altro che fluidità di genere – e non è un caso che oramai ci si ritrova all’interno di una specie di regime di “sorveglianza sessuale”, pieno di codici da rispettare – con pensiero, parola e corpo – e con tanto di violazioni politically incorrect.

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Detto questo ci chiediamo, a che cosa risponde tutto ciò? A cosa risponde questa maniacale volontà di catalogazione dell’eros e della sessualità. A cosa risponde questo ossessivo tentativo di legiferare, anche dal punto di vista strettamente politico e giurisprudenziale, su tali argomenti?

Forse che la costituzione italiana, come il diritto occidentale, non parli già chiaro riguardo le discriminazioni di tipo sessuale, e le leggi italiane non siano già state abbastanza aggiornate, magari ancora in maniera perfettibile, su questi temi? E se di ciò non si tratta, allora, qual è il fine di questo “mettere le mani” sulla sessualità?

Roberto Siconolfi

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