Come sottolineano molti esponenti della sociologia, la musica è una straordinaria tecnologia della memoria e del ricordo. Essa infatti contribuisce alla costruzione sociale delle nostre identità individuali e collettive. Racconta storie e ha un ruolo fondamentale nelle nostre vite: si intreccia con il nostro immaginario, la nostra cultura. A questo proposito è parso utile e interessante dialogare con Giorgio Vanni, grande artista, cantante e musicista, conosciuto principalmente come voce delle sigle dei cartoni animati che hanno accompagnato l’adolescenza di molti di noi dagli anni ’90 in poi.

Le canzoni dei cartoni sono senza tempo

  • Per il sociologo Max Weber le armonie musicali possono servire alla costruzione di un’analisi sociologica della nostra cultura. Lei ha dato vita alle canzoni che hanno accompagnato – diciamolo – buona parte della nostra infanzia e adolescenza. Secondo lei, perché creare musica per cartoni animati può essere così importante per l’immaginario di tanti giovani?
L'Artista, cantante e musicista Giorgio Vanni
L’Artista, cantante e musicista Giorgio Vanni

Giorgio Vanni – “Perché le sigle dei cartoni animati non solo accompagnano, presentano e identificano il cartone stesso, ma sono portatrici di messaggi importanti per i più giovani. Devono infondere delle emozioni ma hanno anche il compito di preparare gli spettatori (per la maggiore parliamo di bambini e ragazzi) alla visione della storia. Devo dire che però, almeno le nostre sigle, sembra vadano anche al di là del mondo dei cartoni, diventano delle vere e proprie canzoni “senza tempo” che dall’immaginario giovane passano anche a quello adulto”.

G. V. – “Credo comunque che le sigle dei cartoni animati diventino quasi un porto sicuro per chi le ascolta, sono rassicuranti per i bambini e i giovani che poi crescono sentendosi più forti e pronti ad affrontare la vita ispirandosi anche ai personaggi di cui parlano: guerrieri, avventurieri, personaggi pronti alle sfide e pronti a vivere a pieno le proprie storie”.

I pregiudizi nei confronti delle sigle sono diminuiti

  • La musica unisce e ci emoziona. Citando Durkheim, i concerti sono delle vere situazioni di effervescenza collettiva. Eppure quando si parla di cartoni animati molti storcono il naso. Lei crede che ci siano ancora dei pregiudizi nei confronti delle sigle, indipendentemente se siano ben musicate? C’è ancora l’idea che cantare una sigla dei cartoon sia qualcosa di “infantile”?

G. V. – Devo dire che questi “pregiudizi” sono diminuiti di gran lunga da ormai un bel po’. Mi sembra che persone che storcono il naso davanti alle sigle dei cartoni animati siano 1 su 5. C’è sempre meno gente, appunto, che giudica le sigle come musica di serie B o meno importante in termini artistici… per fortuna!

Giorgio Vanni Pokèball

Forse è difficile ammettere che ci piacciono

G. V. – Però quando accade, mi sembra quasi che questa considerazione non sia legata ad un fattore qualitativo. Sembra invece che si abbia “paura” di riconoscere queste canzoni come “CANZONI”, come un genere musicale a tutti gli effetti e non solo come “sigle”. Sembra che si abbia timore di riconoscere alcuni valori dell’infanzia, come se ci si vergognasse ad ammettere che ci piacciono ancore le “cose da bambini”, che apprezziamo ancora quei ricordi che ci hanno accompagnato durante l’infanzia e l’adolescenza. Sembra che ammettere che si ascoltino ancora le sigle dei cartoni o si guardino ancora i cartoni, è come ammettere di essere meno maturi… secondo me questo è uno dei motivi principali per cui si le sigle sono considerate “infantili”.

Giorgio Vanni concerto

G. V. – Devo dire che, però, almeno con le nostre sigle questa cosa non è poi così accentuata! Tra i nostri fan più sfegatati abbiamo sia ragazzi che adulti e tutti amano e cantano canzoni come “What’s my destiny Dragon Ball” o “Dragonball GT”. Gli stessi che magari ascoltano i Green Day e partecipano ai concerti di gruppi rock o a quelli di altri cantanti appartenenti a generi più commerciali e più “da grandi”. Le nostre canzoni danno la carica a tutti e questo poi lo vediamo anche durante i concerti.

Le piattaforme social aiutano a relazionarsi

  • Lei è molto attivo sui canali social. Come e se è cambiato il modo in cui si rapporta con la musica e il suo pubblico grazie alle nuove piattaforme digitali?

G. V. – Le piattaforme digitali non hanno cambiato il mio modo di rapportarmi con la musica e il pubblico, anzi. Hanno fatto sì che la mia natura, il mio “bisogno” di relazionarmi con i fan e con il mio mondo diventasse ancora più diretto e immediato. Sono sempre stata una persona molto espansiva, sia sul palco che nei postconcerti quando incontro i fan. I social mi hanno permesso di esserlo ancora di più. Devo dire che è grazie ai social che il mio pubblico si è allargato così tanto in poco tempo: ormai, i tempi dei cartoni alla tv sono finiti e anche noi del mondo delle sigle facciamo più fatica ad essere visti, conosciuti, riconosciuti e a “farci valere”.

Giorgio Vanni concerto onda energetica

G. V. – Le piattaforme digitali ci aiutano proprio in questo e permettono, soprattutto ai giovani, di capire chi è la voce che li ha accompagnati durante l’infanzia, l’adolescenza e che c’è ancora oggi (più attivo che mai!). – [ride]

Consigli a giovani artisti

  • Esistono in Italia laboratori gestiti anche da autorevoli Università, in cui si favorisce l’imprenditorialità giovanile. Non solo startup ma tutti i processi che consentono un personal branding per giovani cantautori. Che consigli darebbe ai ragazzi che si stanno affacciando al mestiere di musicista in questo particolare periodo storico?

G. V. – Purtroppo non sono tanto d’accordo sul fatto che, oggi, esistano tante strutture e tante realtà che favoriscano lo sviluppo, lo studio, la crescita e l’imprenditorialità giovanile nel mondo della musica. Mi spiace dirlo, ma in Italia non ne esistono tanti che davvero possano fornire un valido supporto ai giovani.

Giorgio Vanni artista

G. V. – Quello che posso consigliare ai giovani è di utilizzare e sfruttare il web, di essere curiosi, di non smettere mai di studiare e imparare e infine, se è possibile, di fare anche esperienze all’estero. Francia, Inghilterra, America… sono dei posti dove poter studiare e imparare davvero tanto e dove poter davvero dare uno slancio positivo alla propria carriera musicale e artistica! Ovviamente, per poi tornare in Italia e dimostrare a tutti di che pasta si è fatti… in Italia abbiamo bisogno di giovani talenti ma non siamo ancora molto pronti a crearne.

Per approfondire…

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