Stare a contatto con gli anziani, ascoltare le loro storie di vita e le loro esperienze, dà la possibilità di rilevare desideri insiti in loro e che ritraggono dinamiche quotidiane lontane dalla realtà contemporanea. Essi narrano scenari oramai scomparsi con profonda nostalgia e le nuove generazioni rimangono esterrefatti dinanzi a prospettive di vita che oggigiorno non sarebbero minimamente condivisibili, attuali (si pensi alla società maschilista, alla negazione del diritto al voto per la donna, ma anche al razzismo, agli atti di terrorismo, alla genesi e alla ramificazione delle mafie e alla corruzione susseguitesi e protrattasi fino a oggi) sebbene spiacevoli richiami siano ancora presenti e attuali. La storia dell’umanità testimonia, in ogni epoca, il ripetersi dei conflitti generazionali, essenziali per la rilevazione delle differenze e, dunque, l’evoluzione.

La nostalgia negli anziani

Un’eccessiva demonizzazione del passato non dà la possibilità di assumere un punto di vista differente, quello dell’anziano/a che narra di sé, della sua storia. Viene meno l’empatia, la comprensione dell’esigenza umana di ricordare e riconoscere un vissuto personale e collettivo. Il ricordo è una ricostruzione soggettiva, ma la molteplicità di ricordi forma il passato di una società e traccia un chiaro percorso di come si siano evoluti il pensiero e la cultura. Erikson, studioso dell’identità, colloca in un ottavo stadio l’età senile, denominato “integrità dell’io vs scontro”. In questa fase, come in tutte le altre, c’è una crisi da superare e verterebbe sull’accettazione della propria vita e lo svilupparsi di un senso di soddisfazione personale.

La mente di un anziano

La mente di un anziano è piena di ricordi, accomunati da interrogativi concernenti il senso dell’esistenza. Maturare la consapevolezza di poter essere una risorsa utile allo sviluppo sociale e delle nuove generazioni permetterebbe a questa categoria fragile di combattere la solitudine in cui la società – con il progresso tecnologico e i tempi sempre più flessibili e risicati – tende a spingerli. Il termine “nostalgia” deriva dal greco e significa “dolore del ritorno”, ma si tratta di un concetto clinicamente formulato dal giovane medico svizzero Johannes Hofer. Egli ha osservato una serie di disturbi in dei soldati mercenari svizzeri al seguito di truppe francesi, quali: febbre alta, inappetenza, apatia. La nostalgia, dunque, è stata fin qui concepita come una “pseudologia fantastica” che dona rilevanza all’aspetto umorale. Hofer ha osservato che quei soldati – una volta tornati nei luoghi d’origine – sono migliorati alla sola vista delle vallate.

tempo anziano anziani

Soltanto tra l’Ottocento e il Novecento la nostalgia compare tra le “malattie delle passioni”: Descuret la definisce “un pensiero patologicamente orientato al passato”. Dal momento che essa proviene da luoghi d’origine e familiari, ma vissuti in un tempo passato, sussiste il rimpianto di un mondo perduto. Tale sofferenza nasce dall’idealizzazione e dalla mitizzazione eccessive con la conseguenziale comparsa dell’angoscia, specie in quegli individui la cui identità è connessa al territorio e ai suoi segni-memoria. Nascerebbe proprio da qui quella che Ernesto De Martino definisce  “angoscia territoriale”, nonché la “presenza” che non si mantiene dinanzi al mondo.

Gli anziani e la presenza demartiniana

Le narrazioni delle persone anziane, dunque, hanno la funzione di ricostruire soggettivamente un vissuto e sollecitano una dinamica trasformativa. Il racconto produce una nuova nascita poiché è l’atto attraverso cui “l’individuo si dà da sé” e dichiara d’esistere (Milella 2017: 38). Si tratta di un vero e proprio viaggio formativo. Attraverso la narrazione l’individuo cerca di dare forma alla sua “presenza”, concetto sviscerato da Ernesto De Martino (1908-1965), fondatore dell’antropologia in Italia nel secondo dopoguerra. La presenza consiste nella capacità di trascendere il negativo tramite il rito, la religione e la magia.

Ernesto de Martino
Ernesto de Martino

Ne “Il mondo magico” lo studioso napoletano osserva come la magia sia un modo di padroneggiare la natura e di farla rispondere alla nostra volontà, in questo modo “il mondo magico” assume ogni rischio di negatività e lo reintegra nella storia. La presenza è la tensione che spinge a operare, ad agire e trasformare il mondo e le sue componenti. Alla luce di quanto appena espresso, si deduce che le narrazioni dell’età senile vertono su un modo di agire e cambiare il mondo che è lontano da quello contemporaneo, rendendo fragili le certezze su cui si sono fondate le identità e avvicinando il soggetto alla crisi della presenza, nonché all’incapacità di stare al mondo (alla malattia e al senso di precarietà).

Gli anziani e il rapporto con il dono

Dal momento che attraverso la narrazione “l’individuo si dà da sé”, l’anziano che si racconta dona il suo bagaglio di esperienze a chi ascolta, a chi accoglie gli insegnamenti e l’esempio di vita. Lo scambio intergenerazionale non avviene attraverso una comunicazione monolaterale, bensì necessita della reciprocità che sta alla base della società. Persino l’identità non può essere considerata un dono innato, piuttosto si costruisce attraverso la considerazione che gli altri hanno di un individuo, e viceversa. Aristotele sosteneva che per poter fare a meno dell’altro bisognerebbe essere Dio o una bestia. Non si può sostenere con certezza che Dio sia felice, poiché solo.

Se si può dedurre che l’identità si formi tramite uno scambio, anche la società – intesa come un insieme di relazioni verticali (tra cittadino e istituzioni) e orizzontali (tra cittadini) – funziona secondo tale meccanismo. I ricordi più diffusi tra gli anziani riguardano proprio lo scambio di doni materiali: un tempo non era insolito che tra vicini ci si offrissero ingredienti da cucina e provviste, configurandosi come uno dei sistemi più semplici per il rafforzamento e il rinsaldamento dei legami interpersonali.

Scambio e dono in antropologia

Tra le forme di scambio più documentate nella letteratura antropologica ci sono la kula, descritta da Bronislaw Malinowski nel 1922, e il potlach, approfondito da Franz Boas nel 1899. La kula – ancora diffusa nelle isole della Melanesia – gli oggetti coinvolti sono essenzialmente collane di conchiglie rosse che vengono scambiate con braccialetti di conchiglie bianche. Si tratta di un meccanismo di solidarietà sociale, poiché ne scaturiscono una serie di obblighi e collaborazioni. Il potlach (significa proprio “dono”) è diffuso in alcune tribù di Nativi Americani – come i Kwakiutl – e si tratta di una vera e propria cerimonia in cui viene organizzato un banchetto a base di foca e salmone.

Bronislaw Malinowski con i nativi delle isole Trobriand
Bronislaw Malinowski con i nativi delle isole Trobriand

In questa sede si attuano pratiche distruttive verso beni considerati “di prestigio”, al fine di dichiarare il proprio rango ed evitare che un solo essere umano accumuli più di altri. A chiarire le dinamiche che sottostanno alla pratica del dono è stato Marcel Mauss nel “Saggio sul dono” (uscito per la prima volta tra il 1923-1924 in Francia): dare, ricevere -accettare, ricambiare. Nel formulare la sua teoria Mauss si rifà alla credenza diffusa presso i Maori, in Nuova Zelanda, secondo i quali nell’oggetto donato risiede la “hau”, nonché un’entità sovrannaturale in grado di condizionare il ricevente a ricambiare. Paul Ricouer discorre di “Economia del dono”, attribuendo i caratteri della reciprocità e dello scambio alla dimensione umana dell’amore.

Ricordi degli anziani come doni

Alla luce di queste riflessioni, i racconti e i ricordi degli anziani non sono altro che doni rivolti alle nuove generazioni e necessitano di spazio e considerazione in una società che, pur non dovendo smettere di guardare al futuro e al progresso, necessita di attingere da ciò che è stato. Presso i Nativi Americani, dopotutto, una delle virtù essenziali era proprio la saggezza, insieme all’autocontrollo, al coraggio e all’audacia. Ascoltare l’anziano della tribù era fondamentale affinché non scomparisse una tradizione orale su cui poggiavano la quotidianità e la ciclicità della vita sociale.

Francesca Noemi Pia Carello

Riferimenti

  • Derrida, J. 1992, Given Time I. Counterfeit Money, University Chicago Press, Chicago & London
  • Milella M. (a cura di), 2017, Interazioni. Saggi di pedagogia delle relazionalità, Università degli Studi di Perugia – Culture territori e linguaggi.
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