alienazione

    Nel linguaggio filosofico il termine “alienazione” va di pari passo con quello di “estraneazione”. Soprattutto nel pensiero di Marx e nel marxismo, si insiste sull’estraniazione (o anche lo spossessamento) del prodotto del proprio lavoro a cui l’operaio salariato è costretto dai rapporti di produzione capitalistici e in particolare dal capitalista che ne compra la forza-lavoro. Infatti, se il prodotto del lavoro non appartiene all’operaio, ciò avviene perché esso appartiene a un altro uomo estraneo all’operaio; se l’attività dell’operaio è per lui un tormento, essa è godimento e gioia per un altro. In questa accezione, per alienazione si intende la perdita della propria essenza da parte dell’uomo, che è così ridotto a gesti meccanici e a funzioni biologiche. L’uomo perde la propria essenza, la facoltà del pensiero, per diventare un semplice esecutore, un ingranaggio del sistema produttivo. Secondo Marx, quindi, l’alienazione è l’effetto dell’attività ripetitiva e meccanica compiuta dall’operaio in fabbrica, determinato dalla specializzazione del lavoro.

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