Secondo il commissario UE agli affari economici Pierre Moscovici, l’economia europea sarebbe in graduale ripresa dopo otto lunghi anni di recessione. I dati statistici europei, infatti, confermano che la produzione industriale e i consumi sono in aumento. Il politico francese, alla presentazione delle previsioni economiche di primavera, sembra guardare alla crisi come un vecchio ricordo, affermando che “Una vera ripresa ciclica è ormai in corso” in Europa, lasciando però “un’eredità pesante” e che la “rimessa in moto è stata lunga e fastidiosa”. Per quanto concerne l’Italia, “la sfida maggiore è l’elevato debito, con la crescita che resta debole”,  per questo motivo occorre attuare ancora altre riforme strutturali.

La commissione Ue stima inoltre che il Pil italiano crescerà dello 0,6% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016, generando così una sensibile diminuzione del debito pubblico (dal 133% al 130%). Per l’Unione Europea, la causa dell’aumento del Pil dello 0,6% nel 2015 sembra sia provocato “soprattutto dall’export aiutato dal deprezzamento dell’euro” rispetto al dollaro.

La Banca Centrale Europea, di fatti, sta iniettando da marzo 2015 la somma di 60 miliardi di euro nell’economia europea, provocando appunto il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. Tale fenomeno, però, comporta sia vantaggi che svantaggi. I molti vantaggi che il deprezzamento apporta sono relativi all’aumento dei profitti nell’ambito delle esportazioni. Supponiamo che un’azienda italiana che produce automobili venda un modello a 10mila euro: fino a febbraio dello scorso anno, quando il cambio era a 1,39 dollari, l’auto veniva venduta negli Stati Uniti a 13.900 dollari; oggi, con il cambio a 1,06 dollari, la stessa auto potrà essere venduta a 10.060 dollari. Ciò comporterà sia un aumento dei consumi dei prodotti europei all’estero – in quanto costeranno circa un terzo in meno rispetto all’anno scorso – sia un aumento dei guadagni delle aziende europee, in quanto tale aumento dei consumi genererà per esse maggiori profitti. Per l’Italia i vantaggi saranno l’aumento del turismo e il conseguente aumento delle vendite per tutti i rivenditori presenti sul territorio nazionale.

D’altra parte, però, emergono fenomeni svantaggiosi fra cui: l’aumento del costo del petrolio del 50% rispetto al semestre giugno 2014-gennaio 2015, passando da 40 a 60 dollari al barile; e l’aumento del costo delle energie. Non essendo l’Italia uno stato autarchico, in quanto importiamo molte categorie di beni, il fenomeno della svalutazione dell’euro sembra non essere vantaggioso sotto tutti gli aspetti.

Ermanno Starita

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