Herbert Spencer fu uno dei pensatori più influenti dell’Ottocento, filosofo e sociologo britannico di impostazione liberale, al quale è comunemente associato il concetto di “darwinismo sociale” o “evoluzionismo sociale”.
Spencer concepì l’evoluzione come un processo universale, operante indifferentemente dall’inorganico allo spirituale. L’evoluzione sociale è solo una modalità di un più ampio processo che riguarda qualsiasi sistema in via di sviluppo, dall’origine del sistema solare alla formazione della vita fino all’emergere delle società umane. Le società obbediscono pertanto agli stessi principi che regolano l’evoluzione dell’universo e degli organismi viventi.
Di conseguenza, la società può essere descritta come un grande organismo, i cui meccanismi interni non dovrebbero essere controllati ma lasciati “crescere” liberamente, poiché guidati da un principio evolutivo benefico.
Come vedremo, questa analogia biologica non ha tuttavia una funzione meramente descrittiva per il pensatore di Derby, ma produce delle implicazioni sul piano politico e sociale.
Herbert Spencer: evoluzione e individualismo
Spencer sostenne che la società fosse identica a un organismo: proprio come un organismo biologico, le strutture sociali si differenziano nel tempo e si specializzano, evolvendo da uno stato più semplice a uno più complesso. La società è soggetta alle stesse leggi universali applicabili a tutti gli organismi, le quali impongono un inevitabile determinismo e conducono a un “miglioramento” e a uno “sviluppo” costanti.
Queste leggi, poiché benefiche, non devono essere violate. Tentare di farlo causerebbe problemi futuri per il benessere collettivo, impedendo alla società di evolversi e di raggiungere uno stadio più avanzato. La società evoluta e avanzata a cui fa riferimento Spencer, che corrisponde alla manifestazione della società ideale, non è altro che quella industriale che si stava affermando e sviluppando nell’Ottocento. In questa società, la reciproca libertà individuale dei cittadini rappresenta il motore che farebbe avanzare la civiltà.
La “legge dell’eguale libertà”, secondo cui ciascuno ha diritto al più ampio grado di libertà compatibilmente con la libertà altrui, è dunque una naturale legge dell’evoluzione perché garantisce il progresso sociale. La libertà, sostiene Spencer, non è “artificiale”, non è una conquista sulla natura. Al contrario, è iscritta nel codice genetico degli individui e permette il progresso umano quando non è ostacolata.
La lotta per l’esistenza e la legge dell’adattamento per Herbert Spencer
In virtù della “legge dell’eguale libertà”, l’evoluzione sociale è prevalentemente progressiva, poiché la natura umana si adatta spontaneamente nel tempo alle condizioni dell’esistenza sociale attraverso lo sforzo. Il meccanismo specifico che stimola questo adattamento, regolando l’equilibrio naturale tra gli individui e garantendo il progresso della società, è la “lotta per l’esistenza”, ossia la libera concorrenza economica.
Uno Stato che sprechi le proprie energie e risorse nel tentativo di limitare questa competizione, indebolisce soltanto la società nel suo insieme. L’interferenza del governo con l’adattamento “naturale” degli individui funge da forza regressiva. Questo spiega perché Spencer auspicava una limitazione delle funzioni dello Stato all’interno della società.
Secondo Spencer, il governo deve avere solo due scopi: difendere la nazione dall’invasione straniera e proteggere i cittadini e le loro proprietà dai criminali. Le funzioni proprie dello Stato devono limitarsi alla semplice tutela della libertà individuale e collettiva dalle interferenze e dalle minacce esterne e interne. Qualsiasi altra azione legislativa, come fornire aiuto agli indigenti o investire in opere pubbliche, è inopportuna, poiché incoraggia la pigrizia e il vizio nei cittadini.
L’organismo sociale per Herbert Spencer
Se la natura opera sempre in modo benefico, anche quando la sua rigida disciplina sembra comportare delle inutili sofferenze, e se i risultati dell’interferenza statale con “l’ordine della natura” sono controproducenti, la società, come qualsiasi organismo, deve dunque essere lasciata libera di crescere spontaneamente invece di essere orientata “artificialmente” da presuntuosi legislatori.
Per difendere questa tesi, in un articolo del 1860, Spencer descrive e confronta più nello specifico l’organismo vivente e l’organismo sociale, individuando quattro livelli di somiglianza e non trascurando di elencare le differenze. Per quanto riguarda le analogie, in entrambi gli organismi esistono un sistema regolativo (il sistema nervoso centrale nell’uno, il governo nell’altro), un sistema di sostegno (l’alimentazione in un caso, l’industria nell’altro) e un sistema di distribuzione (vene e arterie nell’organismo animale, strade, telegrafi, ferrovie e così via, nell’organismo sociale).
La principale differenza risiede nel fatto che mentre in un organismo biologico solo un tessuto particolare è dotato di sensibilità, in un organismo sociale tutti i suoi componenti ne sono provvisti. Da questa differenza deriva che la vita collettiva deve essere subordinata a quella delle parti, e non viceversa. Mentre nell’organismo animale esiste una coscienza relativa al tutto, nell’organismo sociale la coscienza si manifesta in ogni membro. In sostanza, è la società che esiste a beneficio dei suoi membri e non il contrario. Le pretese di un corpo politico hanno valore solo se incarnano le pretese delle sue componenti individuali.
La critica di Thomas Huxley
Abbiamo visto che concettualizzare la società come un organismo biologico servì a Spencer per dare un fondamento scientifico all’individualismo liberale emergente nell’Ottocento.
Sostenere che la società e gli organismi sono guidati dagli stessi principi di sviluppo era un abile modo per tracciare un parallelo tra l’evoluzionismo biologico e teorie economico-sociali affini all’ideologia della libera impresa capitalistica.
Tuttavia, Thomas Huxley, prendendo sul serio l’idea che la società sia simile a un organismo, evidenziò la principale debolezza del ragionamento spenceriano. Faceva notare che la metafora biologica, a cui Spencer spesso ricorreva, non conciliava affatto la rivendicazione della massima autonomia individuale ma sembrava piuttosto sostenere un ampliamento delle funzioni regolatrici del governo centrale. Se l’analogia di Spencer insegnava qualcosa, era il contrario dell’individualismo e del laissez-faire: se le parti anziché cooperare e accettare la subordinazione reciproca si fanno concorrenza, l’organismo si disgrega.
Il ruolo del governo nella società
L’analogia tra l’organismo e la società, e più specificamente tra il sistema nervoso e il governo, che Spencer usava per giustificare le sue posizioni sul libero mercato, comprometteva invece l’argomento che si proponeva di difendere:
“Come nel Leviatano di Hobbes, il rappresentante dell'autorità sovrana nell'organismo vivente, benché derivi tutti i suoi poteri dalle masse che governa, è al di sopra della legge. La contestazione della sua autorità è causa di morte o di quella morte parziale che noi chiamiamo paralisi. Pertanto, se l'analogia tra l'organismo politico e quello fisiologico conta qualcosa, mi sembra che vada a favore di un accrescimento dell'interferenza governativa” (Thomas Huxley).
Secondo il ragionamento di Huxley, se l’analogia biologica fosse applicata correttamente, confuterebbe piuttosto che approvare le conclusioni sperate da Spencer. Se il governo sta alla società civile come il sistema nervoso sta all’animale superiore, in qualità di organo regolatore, allora questo porta a una conclusione opposta: contrariamente alla tesi spenceriana, il dispotismo politico e lo statalismo rappresenterebbero il futuro della civiltà.
E se lo Stato deve assolvere una reale funzione regolativa nella società, allora il suo rapporto con l’economia non può assolutamente ridursi al controllo degli obblighi contrattuali tra gli individui, come auspicava Spencer.
Gaspare Triolo
Riferimenti
- H. Spencer, Social Statics, Williams and Norgate, London 1868.
- H. Spencer, The Proper Sphere of Government, W. Brittain, London 1843.
- H. Spencer, The Principles of Sociology, 3 voll., D. Appleton and Company, New York 1900.
- T. H. Huxley, Collected Essays: Volume I, Method and Results, D. Appleton and Company, New York 1898.
- E. Barker, Political Thought in England 1848 to 1914, Oxford University Press, Oxford-New York 1928.
- G. Lanaro, L’evoluzione, il progresso e la società industriale. Un profilo di Herbert Spencer, La Nuova Italia, Firenze 1997.
- A. Mingardi, Il tema della proprietà nel pensiero di Herbert Spencer, in «Il Politico», 72, 2 (215) (Maggio-Agosto 2007), pp. 63-96.






































