I popoli di ogni epoca hanno sempre saputo dell’esistenza dei dinosauri, anche se li ha chiamati in altri modi. Essi, attraverso i loro lasciti – tra cui ossa e impronte – trasmettono l’eccitazione e il fascino del pericolo, senza tuttavia costituire una minaccia effettiva. L’immaginario che avvolge queste figure del passato ha subìto una lenta evoluzione, a volte con momenti molto critici. In particolar modo si fa riferimento all’influenza che è avvenuta sia nell’immaginario scientifico che in quello religioso.

Ciclopi ed elefanti

Le ossa molto grandi e i crani con un foro all'altezza degli occhi hanno alimentato le leggende sui dinosauriL’idea che noi abbiamo dei dinosauri proviene sia dai fossili sia dalle immagini di draghi e demoni delle narrazioni fantasy. Tuttavia c’è un’origine più antica, che passa per i miti delle civiltà antiche e l’arte medioevale. San Giorgio e il drago, Beowulf, sono miti equiparabili per importanza storica ai paleontologi moderni. Narrazioni come queste ci permettono di capire come le società di allora elaborassero l’esistenza di qualcosa di apparentemente inumano. Solitamente le religioni tramutavano questi ritrovamenti di ossa in qualcosa di plausibile. Si pensi, ad esempio, ai ciclopi e ai giganti. Le ossa particolarmente grandi e i crani con un foro all’altezza degli occhi ritrovati in alcune grotte della Sicilia hanno alimentato sicuramente queste leggende. Alcuni studiosi, dall’epoca moderna in poi, iniziarono a catalogare questi resti come elefanti autoctoni, che studi recenti hanno datato rispettivamente nel Pleistocene, e probabilmente estinti intorno a 6000 anni fa.

Creature antidiluviane

Nel periodo vittoriano i dinosauri vennero etichettati come creature antidiluvianeI ritrovamenti fossili nella storia umana premoderna sono sempre avvenuti, ma mai con rigore scientifico e con cognizione di causa. Quasi mai, infatti, coloro che si imbattevano in questi ritrovamenti possedevano gli strumenti analitici per descriverli, né tanto meno una cosmologia in cui inserirli. I dinosauri sono stati scoperti, o meglio definiti scientificamente, per la prima volta nel 1842 quando Richard Owen coniò il termine “dinosauro”. Volendo anche prima, con William Buckland che nel 1824 attribuì il suo ritrovamento (una mascella fossile) a una sorta di “megalosauro”. Nel primo periodo della paleontologia – il periodo vittoriano – i dinosauri vennero etichettati semplicemente come creature antidiluviane, aberrazioni che lo stesso Dio aveva deciso di eliminare dal creato. All’epoca era fortemente dominante una visione creazionista del mondo, e l’idea che potessero essere esistite creature ignote che avrebbero potuto minacciare l’uomo, significava mettere in discussione la Bibbia.

Il piano divino

La religione tuttavia non è sempre stata d’intralcio per la paleontologia. I primi musei, infatti, avevano una certa somiglianza sia per architettura che per disposizione dei resti fossili (che risultava simile alle reliquie sacre), con le cattedrali. Per Martin Rudwick questa somiglianza dei luoghi deriva dal principio teologico che ha promosso tutta la scienza antica. Secondo questo principio, l’ordine del mondo naturale è la prova di un “piano consapevole” e di conseguenza dell’esistenza di Dio. Per cui studiare tale ordine significa rivelare parte del piano divino: un’attività che dovrebbe ispirare reverenza e meraviglia. Ragion per cui l’esposizione – nonché la narrazione e la spettacolarizzazione – delle creature antidiluviane poteva e doveva trovare spazio nell’immaginario collettivo.

Cultura moderna

I dinosauri sono affascinanti poiché, nonostante il rigore metodologico della ricerca sociale, l’immaginazione trova grande spazio per l’analisi ricostruttiva. Dinosauri con le piume, con le pinne, dalle forme bizzarre. Li usiamo per codificare un’ampia gamma di idee riguardo la società. Secondo W.J.T. Mitchell:

il dinosauro può essere meglio compreso come l’animale totem della cultura moderna, una creatura che unisce la scienza moderna alla cultura di massa, il sapere empirico alla fantasia collettiva, i metodi razionali alle pratiche rituali. [Esso] incarna il senso dell’epoca moderna: tanto il “tempo profondo” della paleontologia quanto i cicli temporali dell’innovazione e dell’obsolescenza endemici del capitalismo moderno“.

Dinosauri e media

Jurassic Park è il film sui dinosauri per eccellenzaL’era del mesozoico è diventata un modello per comprendere la nostra, come uno specchio. Vediamo i dinosauri come qualcosa di tragico perché si sono estinti nonostante un tempo fossero i dominatori del pianeta. Capacità di dominare ed estrema vulnerabilità: questi sono gli elementi che ci accomunano con questi animali preistorici. Questa condizione duale la ritroviamo molto spesso nelle narrazioni cinematografiche e nei testi, come Jurassic Park di Crichton e i monster movie giapponesi. Si pensi alle implicazioni della genetica, l’etica e in generale della scienza stessa. Il timore del disastro e il concetto di natura incontaminata vanno a discutersi e riformularsi, divenendo ottime testimonianze di un processo sociale in continuo divenire. Ancora oggi quindi i dinosauri portano con loro un fardello non di poco conto: la resa “dicibile”, nonché la messa in discussione, di principi e realtà che davamo per scontate.

Francesco D’Ambrosio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email