Sicuramente durante il periodo di lockdown vi sarete imbattuti nella notizia di un uomo travestito da T-rex in fila al supermercato o a buttare l’immondizia. Qualcuno ha pensato si trattasse di un atto di goliardia, altri di un eccesso di autoprotezione, se non di provocazione. Invece io, un po’ sognante, mi sono chiesta: e se si trattasse semplicemente di un Furry Funter incompreso? Tenetevi pronti a scoprire una nuova subcultura molto particolare e stigmatizzata, che merita di essere capita per davvero.

Una subcultura tra l’online e l’offline

Albedo Anthropomorphics

La subcultura dei Furry Funter nasce negli anni Ottanta da un gruppo di gamer, role player, artisti, durante un convegno sulla fantascienza tenutosi negli anni Ottanta. A gettare le basi di questo movimento controculturale fu una discussione sorta su Albedo Anthropomorphics,un’antologia di fumetti disegnata da Steve Gallacci, le cui vicende fantascientifiche e drammatiche avevano come protagonisti per l’appunto dei funny animal, ovvero degli animali antropomorfi.

Da quel momento, i Furry Funter iniziarono a realizzare e a disquisire di fanzine dedicate, fino a quando, poi, con l’avvento di internet vi fu una vera e propria esplosione del movimento, con tanto di newsletter e forum dedicati. Non solo! Nel 2005 nacque, persino, “WikiFur! L’enciclopedia libera del furry”, scritta dagli stessi membri della subcultura, e tradotta in 20 lingue, per raccontare tutto ciò che li riguarda, dai cartoni ai fumetti, dai giochi ai raduni di tutto il mondo, come il celebre MidWest FurFest (MFF): la più grande furry convention (abbreviata in “furry con” o “fur con”) oggi esistente. Organizzata a Rosemont, vicino a Chicago, il MFF è, infatti, uno dei più importanti punti di riferimento per i Furries, la più grande occasione di confronto dal vivo, nonché di performance, gare di ballo e breakdance, sebbene la moltiplicazione dei suoi partecipanti negli ultimi anni (arrivati a 12.000 nella sua ultima edizione!) sia avvenuta, anche, grazie all’avvento di molti bambini accompagnati dai genitori, venuti a conoscenza del raduno su Tik Tok o Youtube!

Ma chi sono i Furry Funter?

Fursuit

I Furries sono generalmente descritti come persone che si travestono dei loro animali preferiti, usando dei costumi pelosi (“furry”). Eppure, non si tratta solo di questo aspetto. Dietro alla scelta della propria fursona, ovvero del proprio alter ego, esiste un processo molto più complesso. Significa, infatti, innanzitutto, identificarsi in un animale o in un mix di animali mammiferi, acquatici, fantastici, dal carattere e dalla personalità cui ambire o ispirarsi, con l’obiettivo di diventare diversi e migliori rispetto al proprio “essere reale”. Una volta stabilita la fursona, lo step successivo consiste nella realizzazione a mano del proprio costume, oppure nella commissione del proprio “fursuit” a designer e sarti esperti, in grado di realizzare delle vere e proprie opere d’arte dei personaggi scelti. Un investimento che per qualcuno rappresenta una spesa di un certo livello, mentre per altri si esaurisce o nella semplice creazione di un avatar virtuale in cui immedesimarsi in community come ad esempio Second Life, o nella sola condivisione dei disegni ispirati alla propria fursona.

Dance competition

Una subcultura stereotipata sostenuta dal movimento LGBTQ

Furry pride

Confusi con gli Otherkin Therian per l’identificazione della loro anima con quella di qualche specie animale, ma anche con i Cosplayer per la passione per il travestimento, in realtà i Furries sono una subcultura totalmente a sé e, per di più, molto spesso vittima di stereotipi e preconcetti sulla loro sessualità. Sono stati, infatti, definiti dai media come persone problematiche, perverse e ossessionate dal sesso, addirittura descritti da coniglietti arrapati in continuo strofinamento tra loro. Sono stati raccontati come individui soggetti alla plushophilia, ovvero una forma di feticismo derivante dal provare attrazione sessuale per i peluche e quindi, anche, per le persone vestite con costumi pelosi. Eppure, per quanto qualcuno possa anche trarne piacere sessuale, non si tratta di questo. Il processo di stereotipizzazione che ha travolto i Furries, in verità, è ben più ampio e riguarda più in generale il mondo LGBTQ. Infatti, da alcuni studi è emerso che due terzi dei Furries sono omosessuali, bisessuali e transessuali e che in verità, si sono avvicinati alla subcultura Furry Funter proprio per la possibilità di sperimentare ed esplorare la propria identità di genere in una comunità all’interno della quale, sotto al proprio costume, tutte le distinzioni vengono totalmente meno e anzi, il giudizio si sospende e la libertà assoluta prende il sopravvento.

Sarebbe forse il caso, allora, di cambiare prospettiva, perché il problema non è in chi si nasconde dietro alla fursona: il vero punto su cui riflettere è il motivo che spinge ancora alcune persone ad indossare un costume per facilitare le proprie interazioni sociali e il proprio orientamento sessuale.

#pridemonth2020

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