Chiunque giri un po’ sul “tubo” ha avuto almeno una volta a che fare con il noto duetto di scherzi ed esperimenti sociali (così era scritto sul titolo di alcuni video) che ha messo a disagio le più disparate fasce della popolazione di Milano e dintorni. Disagio è la parola chiave. Perché il disagio che si veniva a creare nelle varie imbarazzanti situazioni sociali costituiva il fulcro della riuscita delle varie candid e con essi l’effetto divertimento per il pubblico di YouTube. Basti vedere uno dei loro video che, agli occhi di un buon etnometodologo, saltano alla mente i “compiti a casa” che Harold Garfinkel proponeva ai suoi studenti di università: dei veri e propri “esperimenti di rottura” dell’ordine costituito. Ma in cosa consistevano più precisamente questi esperimenti? E perché il noto duetto su YouTube rappresenta un interprete (non voluto, immagino) di tali esperimenti sociali nel senso proprio del termine?

Gli esperimenti di rottura

L’etnometodologia più che essere una scuola di pensiero sociologica assume i contorni di una prassi vera e propria, di cui l’etnometodologo si fa interprete avverso a qualsiasi sociologia “volgare” (folk). Il sociologo volgare, infatti, non infrange, proprio come fanno gli etnometodologi, le regole implicite riferentesi alle procedure di costruzione di senso della realtà sociale; quanto piuttosto al riguardo le dà “per scontate” come assunti metodologici attraverso i quali la teoria può essere costruita e con i quali essa può avere un senso indirizzato dal sociologo e dagli attori che, rappresentando la realtà in un certo modo, gettano le condizioni per l’effettiva realizzazione di quella realtà sociale. Gli esperimenti di rottura sono il mezzo con il quale questa infrazione deve essere sancita. In questo senso, l’etnometodologia è una procedura attraverso la quale il “dire” viene problematizzato prima del “fare”, e il metodo stesso deve essere posto in questione prima di giungere ai risultati di ricerca. In altre parole, se si scompone la parola: etnometodologia è il discorso (logos) sul modo – o strada (hodos) – con il quale gli esseri umani appartenenti a diverse culture o popoli (etnos) de-codificano le procedure sociali e danno loro un senso intersoggettivamente inteso.

Dare per scontato

Nel “fare” della vita di tutti i giorni ci troviamo in situazioni sociali che – a meno che non siamo dei bambini sprovvisti di precomprensioni e con una conoscenza del mondo-della-vita (Lebenswelt) a livello pre-intuitivo – non possono fare a meno di una serie di “cose” che si danno per scontate e che nessuno si sognerebbe mai di esplicitare e di rendere note, pena la dissoluzione della certezza e della prevedibilità dell’ordine sociale costituito – il mondo-della-vita già tanto discusso dal filosofo fenomenologo Edmund Husserl e ripreso dal sociologo Alfred Schutz, fino ad arrivare a Garfinkel. L’esempio più radicale a cui Garfinkel fa riferimento è il concetto di genere per gli occidentali. Nella nostra cultura c’è molta confusione tra i concetti di “sesso”, “genere”, “appartenenza di genere”, “identificazione di genere”, “socializzazione di genere”, “educazione di genere” e concetti affini. Tuttavia rimane sullo sfondo l’assunto tacito del binarismo di genere, che esso cioè si esprimi secondo i due sessi di corrispondenza: maschile e femminile. Tuttavia, non è così scontato che possa esservi un terzo genere o più generi, non necessariamente corrispondenti a caratteri sessuali. In altre parole, non è detto che vi sia una mascolinità, ma più mascolinità; non è detto che vi sia una femminilità, ma più femminilità. “La legge implicita che se ne ricava è la seguente: in ogni interazione sociale è più il non detto del detto“. Ora, compito del sociologo, secondo Garfinkel, consiste nel fare emergere il non-detto grazie all’uso spropositato e trasgressivo degli esperimenti di rottura, facendo del non-detto il nuovamente-detto e il “fatto sociale” per eccellenza.

Infrangere gli schemi

Il particolare approccio che i “theShow” propongono è quello di affrontare i vari contesti sociali ribaltando i ruoli prescritti (il cliente e il venditore, per esempio), le aspettative reciproche (pagare, fornire il prodotto secondo una procedura impersonale e anonima propria dell’economia di scambio), creando un clima di inusualità, poiché un certo modo di comportarsi sarebbe appropriato secondo un contesto di riferimento. È questo il concetto di indessicalità o indicalità (indexicality) a cui Garfinkel si richiamava. In pratica, esso dice che non è possibile intuire un qualsiasi comportamento, segno linguistico, senza fare riferimento indicativo al contesto che lo determina e che lo contiene. Quando le candid funzionano è perché quel riferimento indicativo al contesto viene leso o manca, o ancora viene infranto volutamente al fine di creare scompiglio alle procedure concrete (la prassi) che vanno seguite perché tutti le seguono più o meno allo stesso modo.

Devianza e normalità

Il risultato che ne emerge è disagio misto ad imbarazzo o reazioni di forte riprovazione, forse più di quanto possa essere riprovevole un atto deviante, ma considerato nel complesso “normale” per le sue caratteristiche devianti, ossia una categoria di atti di devianza che però è conosciuto dalla maggioranza delle persone e può essere un’eventualità più o meno prevedibile e intuibile; infatti, quando si fuma cannabis, per esempio, si sa cosa ci si debba aspettare da una persona che ha questo comportamento (perlomeno per il senso comune), contrario è ciò che può apparire “fuori dal mondo” (il mondo-della-vita, in termini filosofico-scientifici) perché non si sognerebbe di farlo nessuno, esclusi coloro che non rientrano nella logica dell’economia delle risorse, ossia i folli (nessuno si metterebbe a litigare con uno specchio per profitto personale, allo stesso modo entrare in gelateria e trovarsi la gelataia che si spiaccica il gelato sulla fronte per fare l’unicorno). Questi sono dei tentativi di rovesciare l’ordine costituito del “non detto”, degli assunti taciti che non possono (e non devono) mai essere profanati. Questo progetto sociologico dell’etnometodologia consiste in voluti esperimenti per vedere come reagiscono le persone di fronte all’imprevisto e all’eventualità che la sequenza di azioni non rispetti i codici culturalmente condivisi.

Paolo Mezzetti

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