L’incontro tra adolescenti e Intelligenza Artificiale (IA) rappresenta uno dei mutamenti sociologici più profondi degli ultimi decenni. Non parliamo solo di uno strumento, ma di un nuovo agente di socializzazione che si inserisce tra i pari, la famiglia e la scuola.
Sebbene l’Intelligenza Artificiale sia un fenomeno esploso recentemente, le basi sociologiche per analizzarla poggiano su diversi autori che ne hanno studiato il rapporto con altri fattori ambientali. Un’analisi che ci obbliga a vedere oltre, dove l’IA non è più solo un mezzo, ma un facilitatore sociale con cui i ragazzi co-abitano. Pensiamo al termine onlife, coniato dal filosofo Luciano Floridi, che descrive l’attuale esistenza iperconnessa dove la distinzione tra mondo reale (offline) e mondo virtuale (online) è svanita, fondendosi in una realtà ibrida, un ambiente in cui siamo costantemente immersi tra vita quotidiana e tecnologia.
Per le nuove generazioni, nate in un periodo di cambiamenti rapidi e radicali, queste innovazioni rappresentano una simbiosi senza precedenti, un contesto dove estendere la propria identità.
IA: quali rischi per gli adolescenti?
Tradizionalmente, l’adolescenza è la fase della tensione, del dubbio e della ricerca per costruire il Sé. L’IA introduceuna delega cognitiva poiché tende a risolvere problemi complessi: in questo modo può venire meno la resistenza del reale, lo sforzo eseguito dal soggetto. La conseguenza è un processo di maturazione che rischia di appiattirsi e non evolvere.
Un altro rischio evidenziato dalla sociologa e tecnologa americanaSherry Turkle, è come l’IA offra l’illusione della compagnia senza nessuna pretesa. Per un adolescente, interagire con questi sistemi può apparire rassicurante, poiché non c’è offesa né giudizio. Una relazione spenta che porta ad atrofia, dove il ragazzo non impara a gestire il conflitto e l’imprevedibilità tipica dei rapporti sociali, vivendo in un carente isolamento fisico e d emotivo crescente.
Divari
Inoltre, l’IA sta creando un divario digitale che non riguarda più il possesso o meno di determinati dispositivi, ma la qualità dell’interazione tra consumatori passivi, ovvero adolescenti che utilizzano i sistemi solo per semplice intrattenimento o per evitare compiti cognitivi più complessi e consumatori produttori, cioè adolescenti che usano l’IA come potenziatore ed espansore della propria creatività e competenza tecnica. Molte ricerche sociologiche hanno previsto che questa distinzione sarà il fattore principale di disuguaglianza sociale e lavorativa nei prossimi vent’anni.
Il pericolo generale che emerge è che le diverse forme di IA stiano diventando un dispositivo che si sostituisce all’autonomia e al pensiero critico. Una passività assistita (concetto molto discusso in sociologia dei media) che porta un individuo a delegare le proprie decisioni ad una macchina, seguendo un binario invisibile tracciato da altri e potenziato dalla tecnologia.
Il pensiero di Codeluppi
Viviamo l’era delle società avanzate, complesse, velocissime tra schermi, social media e una realtà sempre più dematerializzata. Una società sovraeccitata, dove nuove tecnologie stanno trasformando radicalmente il modo di vivere, lavorare, comunicare, impattando su una struttura composta da individui resi più vulnerabili, in primis le nuove generazioni.
Vanni Codeluppi, ordinario di sociologia dei media all’Università IULM di Milano, analizza questi fenomeni inserendoli in una cornice più ampia attraverso due concetti, la vetrinizzazione sociale e il biocapitalismo, dove IA ed algoritmi non sono solo dispositivi, ma motori che accelerano processi sociali già in atto da decenni. La vetrinizzazione sociale descrive la progressiva spettacolarizzazione della società, un mettersi in vetrina esponendo vita, corpo e sentimenti come merci per ottenere visibilità e conferme nell’era dei media digitali e dei social network.
Bio-capitalismo
Per il sociologo, stiamo passando da un individuo autonomo ad uno definito dai propri dati. Se l’adolescente di oggi vive onlife, l’IA diventa un mezzo per perfezionare l’immagine attraverso filtri che rendono la realtà più attraente, meno imperfetta, noiosa e sbiadita. Una vetrina che deve splendere continuamente e senza sosta: così i ragazzi finiscono per desiderare e pensare secondo medie statistiche di ciò che l’algoritmo ha processato, finendo con l’omologarsi.
Il concetto di bio-capitalismo rappresenta la forma più avanzata di evoluzione del modello economico capitalistico, un sistema che non sfrutta solo il lavoro fisico e materiale, ma agisce sulle componenti biologiche, mentali, relazionali e affettive degli individui, attraverso meccanismi di comunicazione molto potenti supportati da IA. La semplificazione offerta dalle IA mantiene l’utente in uno stato di bassa resistenza critica, rendendolo un consumatore perfetto e sempre pronto a ricevere input.
Per Codeluppi, le IA nelle mani degli adolescenti rischiano di diventare una protesi: invece di espandere le capacità umane, le restringono all’interno di percorsi di consumo predefiniti. L’autonomia decisionale viene sostituita da un’illusione di libertà, dove il ragazzo sceglie tra opzioni che l’algoritmo ha già selezionato per lui.
La sfida sociologica: riconnettere gli adolescenti
Di fronte a questo scenario, tutta la comunica educante, famiglia e scuola in primis, dovrebbe farsi mediatore critico non solo all’utilizzo dei media, ma nell’aiutare i ragazzi a decostruirli.
Di seguito, alcune strategie d’azione strutturate che la sociologia suggerisce per riaccendere il pensiero:
- dalla risposta al processo, poiché l’IA fornisce risposte istantanee, gli adulti di riferimento dovrebbero valutare soprattutto il percorso, supportando gli adolescenti a porsi domande sul tragitto intrapreso, i possibili errori e soluzioni per incrementare il pensiero divergente;
- rivalutare la lentezza, i luoghi dove vivono i ragazzi devono tornare ad essere spazi rassicuranti, liberi da dispositivi per favorire il vero incontro con l’altro e l’allenamento cognitivo, contrastando i possibili rischi di un’atrofia da sovra stimolazione. Un qui ed ora in cui avviene il reale apprendimento;
- smontare la vetrina, l’utilizzo delle IA non è gratuito e i dati sono merce. Aiutando gli adolescenti a vedere i fili degli algoritmi, si sposta l’attenzione su un utilizzo passivo ad un utilizzo più consapevole e responsabile, recuperando la propria reale unicità contro una possibile omologazione;
- recuperare la dimensione fisica e sociale, attraverso progetti che richiedono negoziazione, conflitto e accordo fisico tra pari. L’IA non può simulare la complessità di un dibattito umano vis-à-vi. Torniamo a valorizzare l’oralità, il tono della voce, la mimica, torniamo ad offrire luoghi reali dove ci si può permettere di sbagliare ed essere fuori moda. Solo così gli adolescenti potranno uscire dalla vetrina e ritrovare se stessi.
Riferimenti
- Badino M., D’Asaro F.A., Pedrazzoli F., Educare all’IA. La sfida didattica dell’Intelligenza Artificiale: ChatGPT e Gemini, Torino, Sanoma, 2024
- Codeluppi V., Megamodernità: Capire la società, Roma-Bari, Laterza, 2026
- Codeluppi V., Mondo Digitale, Roma-Bari, Laterza, 2022
- D’Ambrosio A., Intelligenza artificiale a scuola: Una guida operativa per insegnanti e per alunni dagli 8 ai 14 anni, Libri per le STEM, 2025
- Floridi L., The Onlife Manifesto: Being Human in a Hyperconnected Era, Berlino, Springer Verlag, 2014
- Lavanga F., Mancariello M.R., Formazione dell’adolescente nella realtà estesa: La pedagogia dell’adolescenza nel tempo della realtà virtuale, dell’intelligenza artificiale e del metaverso, libreriauniversitaria.it, 2022
- Oliverio Ferraris A., La costruzione dell’identità, Torino, Bollati Boringhieri, 2022
- Turkle S., Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri, Torino, Einaudi, 2019



































