Erano gli anni ’80, avevo 26 anni. Mi dicevano che ero una puerpera (donna che ha recentemente partorito, ndr) vecchia!”. Dal racconto di un’amica è scaturita la mia riflessione. Meno male che i tempi sono cambiati! Oggi cosa significa e com’è possibile diventare mamma?

Maternità liquida

La maternità è un concetto in continuo mutamento, è diventata liquida. Si può diventare madri seguendo l’iter classico: trovi l’amore, ti sposi, vai a convivere o meno, si decide di avere un bambino, confidando nella natura; ci sono donne che, in seguito ad una relazione terminata in malo modo, decidono di crescere un figlio o una figlia da sole oppure c’è chi è stato allevato da nonne e zie, con la fortuna di una pluralità di mamme. E se fisicamente una coppia non è in grado di concepire, per esempio, a causa di problemi di salute? Ecco le strade da seguire. La Procreazione Medicalmente Assistita (P.M.A.) regolamentata dalla legge n. 40 del 2004: consiste in un insieme di tecniche mediche e di laboratorio che favoriscono il processo di fecondazione. Il biologo britannico e premio Nobel per la medicina Robert Edwards ne è stato l’ideatore: grazie a lui, nel 1978, venne al mondo la prima bimba concepita in provetta. In Italia, esistono tre livelli di strutture in base a procedure e grado d’infertilità. È presente un registro nazionale di questi centri: nel 2015, 366 strutture attive, 74.292 coppie trattate, 12.836 bambini nati vivi e rappresentanti il 2,6% del totale dei nati (fonte: Istat).

Questione di limiti

La fecondazione può essere omologa ed eterologa. Nella fecondazione omologa, seme ed ovuli appartengono ai genitori del/della nascituro/a. Nella fecondazione eterologa, si utilizza il materiale biologico di uno o nessuno dei genitori, ovvero si ricorre ad una donatrice e/o ad un donatore. Con la sentenza della Corte Costituzionale del 9 Aprile 2014 è stato superato il divieto di questa pratica. Le donazioni avvengono presso cliniche o banche del seme. I donatori e le donatrici, in anonimato, devono soddisfare i requisiti d’età: uomini tra i 18 e i 45 anni, donne tra i 18 e i 35 anni. Il bambino o la bambina nato/a dalla fecondazione eterologa, una volta raggiunti i 25 anni, potrà chiedere di conoscere l’identità del donatore, il quale potrà accettare o rifiutare. L’eterologa è possibile negli ospedali pubblici di tre regioni: Toscana (Firenze), Emilia Romagna (Bologna) e Friuli Venezia Giulia (Pordenone) (fonte: Adnkronos Salute). Nel pubblico, non manca il problema delle lunghe liste d’attesa. Poi vi sono le cliniche private, con tempi più rapidi e costose: mediamente dai 2mila ai 10mila euro. Tali interventi comportano stress, fatica e dolore psicofisico. L’articolo 5 della legge 40/2004 permette l’accesso solo alle coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, con entrambi i membri viventi, in età potenzialmente fertile (vale a dire, il limite della menopausa). Di conseguenza, vengono esclusi coppie omosessuali, lesbiche, single, chi ha un’età definita non potenzialmente fertile. Ricordo un caso di cronaca in cui ad una coppia venne sottratta la figlioletta (concepita con l’eterologa), perché ritenuta troppo anziana per crescerla: ai tempi, 57 anni lei, 69 anni lui. Mi sovvengono altri casi di donne famose divenute madri ad oltre 50 anni: Gianna Nannini a 54 anni, Carmen Russo a 53 anni. Quindi esiste una discriminante tra l’appartenere al mondo degli artisti ed essere persone comuni? Ogni singola storia va analizzata sotto diversi punti di vista, considerando una plurifattorialità.

Basta zitella gattara

E se il cosiddetto orologio biologico dovesse chiamare una donna single con più di trent’anni, come potrebbe diventare mamma? Innanzitutto distinguiamo tra Italia ed altri paesi. Nel Bel Paese, dovrebbe sperare nella discesa dello Spirito Santo e nell’annuncio dell’Arcangelo Gabriele. O confidare in un pellegrinaggio a Lourdes. Con a disposizione un buon gruzzolo, potrebbe decidere di emigrare in Belgio, recarsi alla banca del seme, accompagnata dal donatore di propria scelta. Di quale nazionalità? Con quale Q.I.? Atletico? Somigliante a Johnny Depp? Scegliendo direttamente il donatore si rispondono ai precedenti quesiti. Si pensa all’immagine stereotipata dell’ultra 30enne “zitella” circondata da gatti, visti i tempi, magari mettiamole una bella bimba in braccio e, sullo sfondo, un aitante donatore. Nei siti dell’European Sperm Bank, della Midwest Sperm Bank, della California Cryobank e della Cryos International si trovano prestazioni correlate di listino prezzi e cataloghi di donatori di sperma: ogni profilo del donatore presenta caratteristiche fisiche come colore occhi, capelli, etnia, altezza, peso, gruppo sanguigno, professione, interessi, gusti personali, foto da bambino, paese d’origine. Inoltre ogni donazione prevede una retribuzione stabilita a seconda della qualità del profilo (In Italia, non è previsto alcun compenso).

Tra etica e profitto

Tornando all’Italia, è vietata la maternità surrogata intesa come ricorso ad una donna per portare avanti la gravidanza, il cosiddetto utero in affitto. Basta effettuare una semplice ricerca su Google e compaiono alcuni siti scritti in italiano che rimandano a questa possibilità presso strutture in Spagna o altri paesi: diverse tipologie di contratto, cifre che variano da 4.900 a 49.900 euro con offerte speciali o best (quest’ultime terminologie mi hanno lasciato alquanto perplessa). Per quali ragioni non ci si scandalizza del ricorso alla maternità surrogata di personaggi famosi come Cristiano Ronaldo o Ricky Martin? Invece si storcerebbe il naso se lo facesse la signora Pina? Probabilmente perché non si trovano in Italia ed appartengono al mondo delle celebrità. Ancora una volta, emerge una linea netta di demarcazione tra ciò che è permesso e ritenuto socialmente accettabile ai ricchi/famosi e cosa no alle persone comuni. Nei casi dei cataloghi dei donatori, delle donne che propongono il proprio utero in affitto e di coloro che ne fanno ricorso, entra in campo l’etica. Cos’è moralmente e socialmente accettato? Quanto il desiderio di avere un figlio può oltrepassare certi limiti? Quanto la brama di lauti compensi può indurre ad usare il corpo come strumento atto alla procreazione?

Adozione e affidamento

Altre strade: l’adozione e l’affidamento familiare. L’adozione può essere nazionale e internazionale. In Italia, l’iter prevede: domanda presso il Tribunale per i Minorenni, incontri con gli assistenti sociali: se la coppia risulta idonea, il giudice emana il decreto d’idoneità all’adozione, i richiedenti verranno inseriti in una lista d’attesa sino all’abbinamento con il minore, in seguito, si concretizzeranno l’affidamento preadottivo della durata di almeno 12 mesi e l’adozione definitiva. Ovviamente, nella pratica, tempi e burocrazia rendono la situazione assai difficoltosa e lunga. Nell’adozione internazionale, nel momento in cui una coppia è stata riconosciuta idonea, ha un anno per scegliere un ente autorizzato dalla Commissione per le adozioni internazionali (agenzie, associazioni, onlus iscritte all’albo). L’ente ha la funzione di assistere la coppia ed il bambino, anche nel periodo post-adozione. Vi sono incontri conoscitivi fino all’autorizzazione dell’ingresso del piccolo nel nuovo paese. Si spendono diverse migliaia di euro (cifra variabile in base all’ente scelto e al paese dell’adottato). Gli aspiranti genitori adottivi devono essere coppie eterosessuali coniugate da almeno 3 anni o che, sommando il periodo di convivenza prematrimoniale, raggiungano i 3 anni. Restano esclusi: single, conviventi, omosessuali e lesbiche. Ulteriori limiti: l’età. Il membro più giovane della coppia deve avere una differenza d’età compresa tra i 18 e i 45 anni con il figlio adottivo, al massimo 55 anni per l’altro membro. Infine l’affidamento familiare è un provvedimento temporaneo di accoglienza di minori in difficoltà (al massimo 24 mesi ma, in casi particolari, può essere prorogato). I richiedenti possono essere coppie sposate o conviventi, single, purché maggiorenni. La valutazione dei richiedenti viene effettuata dai responsabili dei centri affidi nei comuni o nelle Asl. Trascorso tale periodo, il minore ritornerà dalla famiglia d’origine.

In conclusione, se non si diventa mamma naturalmente, si aprono diverse strade opinabili, con evidenti discriminanti: età, orientamento sessuale, matrimonio e soprattutto, aspetto economico. Con importanti somme di denaro si possono aggirare determinati ostacoli: ciò delinea il business della maternità. Un’ultima domanda: quale mondo si consegna nelle mani di un ipotetico e futuro figlio? C’è il rischio di concretizzare in modo dilagante una fabbrica di mostri, mettendo paradossalmente sullo stesso piano la scelta di un articolo su Amazon e le peculiarità desiderate in un futuro figlio.

Arianna Caccia

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