Sempre più spesso, prendendo in considerazione l’attuale crisi economica e del debito in cui versa l’Italia e quasi l’intera Europa, sono stati posti degli interrogativi sulla provenienza e legittimità dell’attuale sistema economico e del debito. Il debito è attualmente una forma di controllo politico e sociale oltre che economico?
David Graeber è un antropologo e attivista anarchico, nato a New York nel 1962 e docente alla Goldsmiths University di Londra. Una delle sue ultime pubblicazioni è Debito. I primi 5000 anni (2012), scrupolosa monografia della storia del debito considerata da un punto di vista antropologico e non economico, dal momento che il concetto di debito ha una rilevanza antropologica molto anteriore alla nascita di un’economia monetaria, precedendo addirittura la stessa invenzione della moneta.
Alla fine che cos’è un debito? Un debito è solo la perversione di una promessa. E’ una promessa corrotta dalla matematica e dalla violenza. Se la libertà (la vera libertà) è la capacità di avere amici, allora è necessariamente la capacità di fare vere promesse. Quali promesse possono fare genuinamente uomini e donne genuinamente liberi gli uni con gli altri? A questo punto non siamo nemmeno in grado di dirlo. E il primo passo di questo viaggio è accettare che, nel più ampio disegno delle cose, proprio come nessuno ha il diritto di dirci qual è il nostro vero valore, nessuno ha il diritto di dirci di che cosa siamo veramente debitori.
Sembra che gli individui, attualmente, siano fortemente influenzati dalla sensazione di sentirsi in debito, anche emotivamente. Questo determina – all’interno di una società in cui i mass-media sono dalla parte dei poteri dominanti – un effetto di subordinazione e impotenza, trasformandosi in acquiescenza. Questo in realtà non significa che il debito in quanto tale sia sbagliato, ma il processo di quantificazione di esso è inumano quando è riferito al valore monetario anche temporaneo (salario) con cui un essere umano può essere quotato o valutato come se fosse merce.

Sembra sempre più chiaro che sia in atto un processo di massima concentrazione delle risorse e dei centri nevralgici della politica per quanto riguarda la situazione europea e globale, in cui la grande maggioranza della popolazione mondiale sarà in realtà costretta a vivere e a lavorare in situazioni sempre più precarie in una situazione di impotenza. Questa situazione potrebbe essere alimentata dal sistema economico neo-liberista e dalla sua completa accettazione, come se fosse l’unica via percorribile dall’umanità. Tutto questo è reso possibile anche in parte dal fatto che la maggioranza delle persone non si rende conto del vero funzionamento del sistema economico attuale, anche perché non conosce il funzionamento reale e i principi sulla quale si basa questo tipo di schiavitù, abilmente mascherata da democrazia.
Tuttavia, grazie alla sempre più massiccia circolazione dei saperi e al progressivo costante grado di fruizione della cultura, sembra che una specie di rivoluzione culturale sia già in atto, ironia della sorte come effetto collaterale del capitalismo neo-liberista. Ne sono dimostrazione la moltitudine di movimenti che su scala globale stanno insorgendo, proponendo alternative e soprattutto mettendo a conoscenza i principi e i meccanismi perversi su cui è basato questo tipo di sistema economico che ha assoggettato tutte le altre istituzioni autoproclamandosi come unica soluzione.
Rino Carfora

































