Il tema della disabilità all’interno del dibattito pubblico è sostanzialmente affrontato da un punto di vista riguardante l’ambito medico-sanitario e la sfera giuridica. Nel senso comune, però, si tratta di un tema appiattito genericamente sulla prima sfera, originando pregiudizi per i quali si è spesso costretti a scomodare l’antropologia più irreprensibile per debellarli. Disabilità prima di essere una situazione, uno status, è un lemma, investito da diversi significati che nel corso dei decenni ne hanno orientato lo sviluppo e la comprensione. Osservata, decostruita e poi investita da fiumi di retorica, la disabilità è spesso sorta ai margini del dibattito accademico e del senso comune al pari di un oggetto di studio granitico e inscalfibile, letto con lenti spesso manichee anziché risultare un fenomeno socialmente e determinato da fattori di varia natura la cui filigrana concettuale è variabilmente composta.

Analizzare la disabilità

Il libro “Il debito simbolico (ed. Carocci) di Matteo Schianchi, ricercatore presso l’Università degli Studi Milano Bicocca e autore di svariati testi sul tema, offre lo spunto per setacciare la natura multiforme e dispersiva della disabilità intesa come fenomeno ricoperto da strati che troppo spesso vengono ridotti, sul piano accademico, allo status di unica ed inequivocabile chiave di lettura. Il titolo prende spunto dal concetto di “violenza simbolica” di Pierre Bourdieu, con cui si intende la così detta “normalità” come una costruzione socialmente naturalizzata. L’opera analizza sociologicamente la disabilità, contestualizzandola in un periodo storico, la seconda metà dell’ottocento e l’inizio del novecento. Sono scandagliate diverse forme della produzione culturale: le opere letterarie, i romanzi, le fiabe ad orientamento “popolare”, definibili come letteratura di costume. Analizza, inoltre, lo strumento della biografia individuale in due figure prestate ad archetipi, sintesi di quel periodo, utile personificazione del tema: il ministro Benedetto Cairoli e il poeta Gian Pietro Lucini.

Corpo e disabilità

All’interno della ricerca, la disabilità si scontra con la terminologia presente nei racconti narrati dalle diverse fonti dell’epoca (compresi i giornali e i registri degli istituti), dotate di una propria semantica precisa, intersecandosi con la nozione di infermo, la percezione del fisico, la letteratura self-help antelitteram, il pietismo, le cronache del Corriere della Sera, cercando di estrinsecare una coerente chiave di lettura. Il fenomeno della disabilità viene dirottato, di riflesso, su ciò che la rende manifesta: il corpo. Un corpo che diviene oggetto di riflessioni, di statistiche, di storie di vita e di lavoro. Sono però diversi i dispositivi che indirizzano il fenomeno (mi si perdoni la citazione foucaultiana ma qui è d’obbligo), come ad esempio quello relativo alla dimensione pastorale e delle prescrizioni derivanti dalla letteratura religiosa e teologica. Un libro che offre lo spunto per riflettere sulla disabilità in un’ottica che prescinde le rappresentazioni agiografiche e supereroistiche proprie di quella narrativa che descrive le persone con disabilità soggetti ad un paranormale eroismo per collocarla nella misura dei processi storici e, più in generale, culturali, che presentano, a loro volta, riflessioni utili a tradurre la consapevolezza civica e politica in prospettive di cambiamento.  

Stefano Sacchetti

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