Quasi 56mila persone svanite nel nulla. In Italia, esiste un fenomeno che, annualmente, concerne migliaia di individui: ci riferiamo alla scomparsa volontaria o involontaria senza più ritorno a casa. Si ipotizzano decessi o necessità di partire/fuggire, un lieto o un tragico fine.

I motivi di una scomparsa

Sparire equivale a sospendere un’identità che sia per iniziativa propria o per situazione tragicamente subita. Una perdita affettiva per le famiglie che si traduce anche a livello simbolico e religioso, visto che, in numerosi casi, non vengono più ritrovati corpi a cui dare una degna sepoltura. Tecnicamente una persona fisica è da ritenersi scomparsa quando si è verificato un allontanamento/un’assenza del soggetto dall’ultimo domicilio conosciuto o dalla sua residenza abituale; la situazione è protratta nel tempo, inoltre non è noto se tali allontanamenti/assenze siano volontari, accidentali, dovuti all’intervento di altre persone. Ovviamente persiste la mancanza di notizie relative al soggetto (circostanze di scomparsa, condizioni di salute, ecc.) oppure le informazioni risultano insufficienti ed allarmanti (Marvelli, Massaro, Argentieri, Curti, 2011). In Italia, nel periodo compreso dal 1° gennaio 1974 al 30 giugno 2018, risultano 221.169 denunce di scomparsa (fonte: Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza) di cui 9.950 nello scorso anno in diminuzione rispetto ai 10.858 casi del primo semestre 2017; è importante sapere che circa il 70% dei soggetti è stato rintracciato (fonte: XIX relazione del primo semestre 2018 del Commissario straordinario per le persone scomparse).

Le scomparse in Italia

Se gli italiani scomparsi all’estero risultano 225, le persone scomparse nel Bel Paese non ancora rintracciate sono 55.949. Come inquadrarle? 9.581 italiani e 46.368 stranieri; 40.245 minorenni, 14.199 maggiorenni e 1.505 di età superiore ai 65 anni;  43.157 soggetti di sesso maschile e 12.777 di sesso femminile (per 15 casi non è stato indicato il sesso nella denuncia); in Sicilia risultano 15.761 scomparse, seguono Lazio con 8.080, Campania con 4.662 e Calabria con 4.506 (fonte: XIX relazione del primo semestre 2018 del Commissario straordinario per le persone scomparse). Al 30 Giugno 2018, sono 883 i cadaveri non ancora identificati recuperati in mare, fiume, lago o altri luoghi (fonte: Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse).  Il dato più imponente riguarda la scomparsa di 37.860 minorenni stranieri, spesso non accompagnati, sbarcati, irreperibili  o fuggiti dai centri di accoglienza; emerge una correlazione con il fenomeno migratorio, i trafficanti di esseri umani, lo sfruttamento sessuale e lavorativo, altre attività illecite, nonché una potenziale esposizione alla radicalizzazione religiosa.

Questione di frammentarietà

L’adolescenza è una fase problematica di transizione, nella società del frammento e dell’individualismo s’indeboliscono i punti di riferimento normativi ed i processi di socializzazione risultano flessibili ed adattativi, conseguentemente una caratteristica della condizione giovanile è la frammentarietà: il vissuto personale è diviso in diversi elementi isolati come pezzi di un puzzle senza cornice (La Marca, 2011). È lecito chiedersi se la società sia in grado di educare alle scelte oppure si lasci trascinare nel vortice della mentalità consumistica, una sorta di self service valoriale che vige nella cultura dell’istante focalizzata sul tutto e subito (La Marca, 2011). Sono stati attuati una serie di progetti che prevedono la collaborazione tra scuole, Associazione SOS Telefono Azzurro, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ed altre istituzioni al fine di prevenire fuga e scomparsa. In quest’ambito poliedrico, perché una persona scompare? Per diverse motivazioni che spaziano dall’essere vittime di reati, vittime accidentali, a smarrimenti e malori, allontanamenti silenti, allontanamenti intenzionali, allontanamenti da istituti, sottrazione da coniuge, disagi psicologici e neurologici (ad esempio, il morbo di Alzheimer per cui esistono protocolli specifici).

Come trovare una persona scomparsa?

Quali sono i passaggi effettivi nella ricerca di una persona scomparsa? La legge 14 Novembre 2012 n. 203, “Disposizione per la ricerca delle persone scomparse” asserisce che chiunque venga a conoscenza di un allontanamento sospetto possa sporgere denuncia. L’ufficio di polizia a cui è stata presentata promuove l’immediato avvio delle ricerche e lo comunica al Prefetto, che, a sua volta, informa il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse (istituito con decreto del Presidente della Repubblica del 13 luglio 2007) che attua una serie di strategie volte a contrastare il fenomeno delle sparizioni. Egli si occupa di coordinamento con prefetture, responsabili a livello locale, forze dell’ordine ed autorità giudiziaria; monitora e compara dati del sistema informativo; aggiorna il registro dei cadaveri non identificati; coopera con organismi internazionali, di volontariato e del terzo settore; si rapporta ai media per la divulgazione corretta delle informazioni. Il piano provinciale per la ricerca di persone scomparse definisce le procedure d’intervento e pone in essere una serie di azioni sinergiche tra Prefetto, autorità giudiziaria, questura, polizia di stato, arma dei carabinieri, all’occorrenza unità cinofile, vigili del fuoco, corpo forestale, corpo nazionale soccorso alpino, croce rossa italiana, sindaco, polizia locale, servizi socio-assistenziali, organizzazioni ed associazioni di volontariato.

Le fasi della ricerca

In sintesi, l’attuale protocollo italiano si articola in due fasi: la prima consiste nella redazione del foglio di raccolta dati della persona scomparsa rese note dal denunciante e registrate dall’operatore di polizia incaricato. Tali informazioni sono ritenute necessarie per la successiva fase investigativa. La seconda prevede l’inserimento dei dati nel sistema informativo nazionale denominato “Ricerca Scomparsi” (RI.SC. attivato nel 2010) che permette, altresì, la registrazione di cadaveri (o resti umani) rinvenuti e non ancora identificati. L’incrocio tra le informazioni inserite nelle schede post mortem – PM compilate dai medici legali (mediante esami autoptici sui corpi senza identità) con i caratteri peculiari inerenti alle persone scomparse (contenuti nelle schede ante mortem – AM) consente di estrarre tutte le possibili indicazioni sulle quali svolgere ulteriori accertamenti (Marvelli, Massaro, Argentieri, Curti, 2011). Nel 2007, è stato istituito il registro generale dei cadaveri non identificati, successivamente è stato compiuto un notevole passo avanti, infatti grazie al D.P.R. n. 87 del 7 aprile 2016 è stato emanato il Regolamento recante le disposizioni di attuazione della Legge 30 Giugno 2009 n. 85 concernente l’istituzione della Banca dati DNA; l’articolo 6 attesta il prelievo e la gestione del reperto biologico in caso di denuncia di scomparsa e rinvenimento di cadaveri o resti non identificati.

Ambiti sociali

Esempi virtuosi sono rappresentati dalla trasmissione “Chi l’ha visto” e dall’Associazione Penelope. La trasmissione “Chi l’ha visto” dal 1989 si occupa di scomparse, concilia serietà, diffusione delle informazioni, sostegno alle famiglie con azioni pratiche sul campo, spesso, grazie ad approfondimenti e segnalazioni, risolutive di casi. L’Associazione Penelope nasce nel 2002 per iniziativa di Gildo Claps (fratello di Elisa, scomparsa in circostanze inquietanti) ed unisce famiglie tristemente accomunate dalla sparizione di una persona cara che lottano per far sentire la loro voce alle istituzioni. Gli aspetti più significativi della vita dello scomparso abbracciano l’ambito sociale ed economico di appartenenza. Sussiste una correlazione tra diminuzione del reddito delle famiglie, degrado (a cui si aggiungono i cosiddetti nuovi poveri), disagi psicologici e casi di suicidio. Non mancano scomparse inspiegabili. Uno studio della rivista scientifica americana “The Lancet” (2015) in collaborazione con il sociologo Carl Nordt denuncia a chiare lettere come la crisi finanziaria abbia un costo pesante sulla salute e sulla vita dei cittadini. Le difficili condizioni economiche e l’estendersi della disoccupazione possono condurre a depressione e suicidi; fasce più ampie di popolazione non sono più in grado di affrontare le spese per visite mediche e l’acquisto di farmaci. Queste evidenze trovano riscontro anche in Italia, considerando che, secondo l’istituto Superiore di Sanità, l’incidenza di patologie depressive si triplica in soggetti che avvertono elevate difficoltà economiche e si raddoppia tra chi ha un lavoro irregolare rispetto a chi ha ne svolge uno regolare (Marvelli, Massaro, Argentieri, Curti, 2011).

Sparizioni irrisolte

Il fenomeno sociale della scomparsa può essere analizzato attraverso una prospettiva multifattoriale (fattori sociali, economici, demografici, culturali ed ambientali): entrano in gioco reddito, salute, depressione, traumi, lavoro, elementi culturali ed accidentali, flussi migratori, povertà, esperienze soggettive. “Hai mai pensato di non tornare più? Scappare e far perdere ogni tua traccia, per andare in un posto lontano e ricominciare a vivere, vivere una vita nuova, solo tua, vivere davvero. Ci hai mai pensato?”. Se ne “Il fu Mattia Pascal”, il protagonista, per una serie di circostanze, viene creduto morto e può ricominciare una nuova esistenza, purtroppo, anche nel Bel Paese, nonostante i miglioramenti nell’ambito delle ricerche e delle sinergie tra le diverse istituzioni in causa, non mancano numerose sparizioni irrisolte.

Arianna Caccia

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