Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

(Se questo è un uomo, P. Levi)

Il giorno della memoria, è un ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio, per commemorare le molteplici vittime di origine ebrea. La seconda guerra mondiale oltre a seminare odio ingiustificato razziale, si stima che ha altresì generato la morte di sei milioni di ebrei.

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Emile Durkheim

Durkheim afferma che il compito della sociologia era quello di rispondere a interrogativi, perplessità e problematiche della società, tuttavia l’olocausto frutto della seconda guerra mondiale sfugge a qualsiasi logica e raziocinio umano. La domanda che si sono posti i diversi studiosi, era la comprensione di meccanismi per  un sentimento tanto forte, come quello dell’odio meglio definito come antisemitismo.

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Ricordare per evitare

Importante risulta altresì rammentare come l’odio non era rivolto solo agli ebrei, ma anche a tutti gli omosessuali e portatori di handicap. L’ideologia della razza ariana fa riecheggiare, anche se lontanamente il fardello dell’uomo bianco, celebre poesia di Rudyard Kipling.

Lo scopo era ripulire la propria stirpe e dargli il meritato elogio creando un senso di supremazia nei confronti di altre etnie, culture solo perchè diversi. Le brutalità come la sterilizzazione forzata e i tatuaggi identificativi, evidenziano l’oggettualizzazione e mercificazione della risorsa della  vita umana.

Le brutalità presenti non sono solo da attribuire ai lavori forzati o i molteplici omicidi ma meritano una particolare attenzione altresì i brutali esperimenti condotti da medici nazisti. Ne sono una testimonianza gli esempi sulle malattie infettive, sulle sostanze tossiche o altresì sulle ossa.

Una rosa rossa posata sui binari per il campo di concentramento come commemorazione ai milioni di morti

Gli esperimenti sulle malattie infettive, consistevano nel vivisezionare i malati, così facendo si dava l’opportunità ai medici di comprendere l’andamento della malattia e quale medicinale era opportuno per curare. Esperimento condotto nel campo di Auschwitz, dai medici Josef Mengele e Heinz Thilo.

La brutalità degli esperimenti

Non passa inosservata neanche la brutalità commessa con l’esperimento sulle ossa, tessuti muscolari e nervi condotta dal dott. Fischer, in questo atroce compito lo aiutarono la dottoressa Oberheuser, che era incaricata di selezionare le prigioniere, e il dottor Gebhardt, che era il responsabile degli esperimenti. L’esperimento consisteva nell’incisione di arti e asportazione di ossa, tessuti per comprendere la logica dei trapianti.

Tuttavia la loro negligenza nella sterilizzazione dei strumenti di lavoro e delle aree corporee interessate, era motivo e causa di parecchie morti. Un paziente poteva anche subire la medesima pratica anche per sei volte e i pochi sopravvissuti, rimanevano storpi.

Questa ferocia non si quieta ma continua con cibo e proiettili avvelenati, con gli esperimenti sulle sostanze tossiche quali gas asfissianti come fosgene e iprite. Il fosgene procurava edemi polmonari e  sotto forma di liquido creava gravi ustioni sulla pelle. L’iprite era un potente aggressivo chimico, tossico e vescicatorio.

La svolta: il processo di Norimberga

Un punto di svolta si ha con il processo di Norimberga, nel 1946-1947 con sedici condanne di cui sette con la pena capitale. I medici nazisti cercano di giustificare il loro operato tramite la miserabile affermazione che gli esperimenti conseguiti erano giustificati per un progresso della scienza; dimenticando che il primo compito della medicina nonché suo assioma  è la salute e il benessere.

filo spinato. Simbolo di orrori ricordati nel giorno della memoria

Solo successivamente  si può considerare il processo e il progresso della medicina, ma senza immolare vite umane e richiedere sacrifici di tali entità. I giudici incorporano nella sentenza un codice, denominato il codice di Norimberga a garanzia dei diritti delle persone sottoposte agli esperimenti medici. Tuttavia risulta importante evidenziare i requisiti essenziali come assoluto consenso libero e volontario a chi si sottopone a sperimentazione (art.1). La modalità dell’esperimento che deve in ogni modo evitare sofferenza, lesioni sia fisiche che mentali non ritenute essenziali (art.4) dando dei risultati inevitabilmente fruttuosi per la società (art.2).

Le atrocità sono molteplici e le testimonianze sono una prova concreta di quanta brutalità si può insinuare nei rapporti con gli altri. Il giorno della memoria serve a non farci dimenticare l’orrore a cui l’uomo riesce ad arrivare. Bisogna palesare le estremizzazioni affinché tali atrocità non si ripetano mai più. Come è possibile quindi fare tutto ciò? grazie alla lettura e la visione di testimonianze dei sopravvissuti. Tra quelle rese celebri, vi è il diario di Anna Frank e Se questo è un uomo di Primo Levi. Soprattutto, da segnalare, sono le pubblicazioni della senatrice Liliana Segre, come il testo la memoria rende liberi del 2015.

“Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.”                                                                                            

Liliana Segre

Rosetta P. Gatto



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