Il Macrico è un area verde di 350mila mq che si trova al centro della città di Caserta. Macrico è acronimo di Magazzino Centrale Ricambi Mezzi Corazzati e ha assunto questa funzione fino a quando l’area è stata dismessa dal ministero della Difesa; attualmente è di proprietà dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero (Idsc). L’area, chiusa come una fortezza da anni e trasformatasi in una fitta selva decadente, rappresenta un enorme paradosso per una città come Caserta, che di verde pubblico ne dispone in maniera veramente ristretta. Tra l’altro la zona si trova in un punto strategico della città, svolgendo funzione di collegamento tra centro e periferia. Da quasi 15 anni un Comitato cittadino, il Macrico Verde, porta avanti una battaglia: restituire il grande parco alla città.

Macrico: le tappe fondamentali

La vicenda è caratterizzata da una serie di passaggi che cercheremo di ripercorrere rapidamente: gennaio 2001, Italia Nostra, insieme a Legambiente e la Fondazione Don Diana, propongono la formazione del Comitato Macrico Verde, al quale aderiscono 40 associazioni, dall’ARCI all’Azione Cattolica, dalla LIPU al WWF. A pochi mesi dalla sua formazione, il Comitato lancia una raccolta di firme affinché l’area venga destinata a verde pubblico, ovvero F2 del Piano Regolatore, la cui principale caratteristica è di avere indice di edificabilità zero. L’intento è chiaro: si può ristrutturare solo quanto è già costruito.

Le firme raccolte sono 10mila. Il progetto prevede la realizzazione di un orto botanico in collaborazione con l’Università SUN, il Festival internazionale dei giardini – che servirà per sostenere economicamente l’area – un museo d’arte, un’area sportiva e uno spazio espositivo di prodotti tipici; tutto ciò recuperando le strutture già esistenti ed evitando così di occupare ulteriore quadratura.

Foto di Pietro di Lorenzo
Iniziativa “Coloriamo il Macrico”. Foto di Pietro di Lorenzo

Di fronte al no del Comune che risponde di non possedere abbastanza risorse per attuare il progetto, il Comitato non si arrende e da settembre 2003 propone la campagna “Regalati il verde: comprati il Macrico!”:ciascun cittadino può decidere di versare 50 euro per 1 metro quadrato di terreno per farne il primo parco pubblico della città. Chi aderisce può essere sicuro che i suoi soldi saranno ben spesi poiché nel caso non si riuscisse a raggiungere la cifra necessaria, i fondi raccolti saranno destinati all’acquisto di altre aree della città per farne verde pubblico. Il bilancio del comitato sarà pubblico e trasparente. “In questo modo – spiega Maria Carmela Caiola, portavoce del Comitato – vogliamo proporci come acquirenti dell’area evitando eventuali e probabili speculazioni da parte dell’Ente Comunale”.

Le parole di Saviano

Anche Roberto Saviano si pronuncia sulla questione. “La paura che questa area verde possa essere preda della speculazione, legale o abusiva degli imprenditori edili, non è priva di motivazioni. Dall’ottobre 1991 ad oggi in Campania sono ben 51 i Comuni interessati da decreti di scioglimento per infiltrazione mafiosa e di questo ben 20 presentano tra le motivazioni degli scioglimenti illegalità diffusa nel ciclo del cemento”. L’iniziativa risulta essere un’ottima proposta, tanto da ricevere il Premio “Buone Pratiche nei servizi di pubblica utilità”, ed essere definita “l’esempio di una concreta azione di sussidiarietà applicata a temi di interesse generale quali la tutela ambientale e la qualità della vita”.

Il momento della svolta?

Nel 2009, viene raggiunto un risultato importante per il Comitato poiché la Direzione dei Beni Culturali pone dei vincoli sull’area, facendo in modo che non si possa costruire ulteriormente. Ma la giunta comunale di Del Gaudio (attualmente dimessa) si pronuncia a favore di una nuova proposta: la realizzazione di una “Città dello Spazio” sul modello di Tolosa in Francia, che prevede uffici, centri di ricerca, alberghi e auditorium, avvalendosi di finanziamenti sia pubblici che privati, e senza costruire nuove residenze. Cosa c’entra tutto questo con le proposte per cui da anni il Comitato si batte? Perché non costruire il Parco Aerospaziale in una delle tante cave dismesse e abbandonate a sé stesse? Nessuna pertinenza rispetto al tessuto urbanistico di Caserta e mancanza di un fine sociale, sono le motivazioni di opposizione del Comitato.

Un braccio di ferro dunque, tra Comitato e Giunta comunale, ma ora che la squadra si è dimessa, come si volgerà la storia? Che ne sarà di questa immensa distesa di verde, scrigno di opportunità inespresse e desiderio tanto agognano dai cittadini? Ancora una volta protagonista è la società civile, dinamica, fantasiosa, costruttiva. Riprendendo le parole di Dacia Maraini che pure ha scritto un articolo sulla questione Macrico, “impegno civile, coscienza politica, non è questo che si chiede al Sud? Allora non deludiamo iniziative popolari che creano partecipazione e responsabilità collettiva. Sarebbe imperdonabile uccidere sul nascere un sentimento di giustizia cosi diffuso e reale; è da battaglie come queste che nasce un’etica politica capace di cambiare le sorti di un Sud messo in scacco dalla speculazione e dal malaffare”.

Edy Valentino

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