In economia, con neoliberismo si indica un orientamento di politica economica, inteso come riproposizione/riaffermazione del vecchio liberismo, favorevole ad un mercato privo di regolamentazione e di autorità/intervento pubblico, ovvero in balia delle sole forze di mercato (domanda e offerta), senza alcun intervento. Questo articolo ha l’intenzione di fare un’analisi sul neoliberismo dal punto di vista sociologico, come si sia insinuato nelle nostre teste, addirittura a livello di narrazione, di linguaggio e come sta cambiando le nostre vite.

Tutti contro tutti

Partiamo dal presupposto che questa trasformazione della psiche non è una sorpresa per i neoliberisti. Margaret Thatcher in un’intervista disse: “Il nostro obiettivo è cambiare il cuore e la mente delle persone perché si adattino al nuovo sistema“. Il principio è così quello di adattare le persone al nuovo sistema mondiale dell’economia, rendendole partecipi della società dello scambio e della mancanza di confini e della globalizzazione. Per fare questo era necessario che certe tradizioni ereditate dai nostri genitori (culture, valori e credenze) venissero cancellate per comprendere che siamo in competizione gli uni con gli altri. Questa è una nuova società che si basa sul concetto di tutti contro tutti. I neoliberisti avevano ben chiaro sin dall’inizio tutto ciò e quindi la trasformazione della psiche non è qualcosa che è avvenuto per caso ma, anzi, proprio questo era l’obiettivo. Ormai il linguaggio economico non è più legato all’economia ma ha pervaso il linguaggio corrente (crediti formativi, capitale umano, ecc).

Il pensiero unico

Il pensiero unico afferma che il mondo in cui viviamo è l’unico mondo possibile. Grazie alla libera concorrenza, si ottengono efficienza e redditività, fino al punto in cui il valore economico diviene l’unica discriminante tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Pertanto, ciò che non ha senso economicamente va eliminato. Le leggi del mercato devono prevalere sul diritto delle persone in virtù dell’ideologia neoliberista dello stato minimo, secondo cui il mercato deve regolarsi senza l’intervento pubblico, seguendo la legge della domanda e dell’offerta, che in queste si cercava d’imporre contenuti ideologici e dogmi, mentre nel pensiero unico non si vuole imporre niente in modo forzato, semplicemente si cerca di diffondere e affermare conoscenze o tecniche pratico-economiche spacciandole come le uniche praticabili. Il pensiero unico neoliberista, anche grazie alla globalizzazione, si estende in tutto il pianeta, autorappresentandosi come pensiero unico e, poiché non si tratta di pensiero nel senso tradizionale del termine, diviene nell’immaginario collettivo l’unica via possibile dopo il crollo del sistema comunista.

Liberismo o riformismo?

È del tutto evidente, inoltre, che in questi ultimi anni vi è stata una tendenza generale della maggior parte dei partiti politici (anche quelli cosiddetti di sinistra) di confondere il liberismo con il riformismo, o di considerarlo come l’unico strumento capace di mettere in moto delle riforme strutturali, efficaci e positive per la popolazione. L’unico riformismo reale e socialmente sostenibile, probabilmente sarebbe possibile a patto di un “nuovo umanesimo”, di un cambiamento radicale in cui la centralità di tutte le azioni vengano focalizzate sull’uomo. La nuova politica sociale dovrebbe superare il modello attuale e sostituirlo con un altro capace di garantire il maggior numero possibile delle necessità essenziali per una vita umana degna, delegando in secondo piano le necessità (quasi sempre materiali) create e imposte dai media. L’unica possibilità per combattere l’idea dell’inevitabilità e irreversibilità dell’attuale globalizzazione, di stampo neoliberistico, sarebbe in definitiva, quella di pensare (criticamente) al fatto che il mondo non è costituito solo da ciò che è, qui e ora, ma da quello che effettivamente potrebbe esistere, come un insieme di possibilità reali e concrete, realizzabile a determinate condizioni. Solamente a partire da questa constatazione si può cominciare veramente a dar vita a un uovo progetto, utopico e concreto allo stesso tempo.

Gianni Broggi

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