Nel convegno “Dialettica tra fattore culturale e sistema sanzionatorio penale” tenutosi il 4 febbraio scorso presso il Tribunale di Nola ed organizzato dall’associazioneGiovani penalisti nolani“, mi è stato chiesto di intervenire in qualità di sociologo e mediatore culturale con il fine di illustrare il funzionamento della rete di accoglienza italiana SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), identificare le falle presenti nelle politiche migratorie ed evidenziare i reati culturalmente orientati tenendo conto di alcuni gruppi etnici presenti e radicati sul territorio italiano.

La rete di accoglienza

La rete di accoglienza italiana prevede una serie di misure diverse a seconda dei casi, delle disponibilità del sistema di accoglienza e delle politiche migratorie in continuo cambiamento. Data l’epoca attuale, è stato ritenuto appropriato soffermarsi sulla questione degli sbarchi e delle migrazioni mediterranee verso l’Italia. I migranti provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente si avvalgono di imbarcazioni di fortuna per raggiungere l’Italia via mare. Ad oggi vengono intercettati in acque internazionali e nazionali italiane da alcune ONG (Organizzazioni Non Governative), dalla Marina Militare italiana, dalla guardia costiera e, in maniera minore, anche da pescherecci che si imbattono in queste imbarcazioni.

Le fasi dell’accoglienza

Esistono tre fasi di accoglienza: Hotspot, prima accoglienza e seconda accoglienza.

Hotspot

Una volta soccorsi in mare, i migranti vengono portati negli Hotspot, dove rimarranno per circa 48 ore. Qui avverranno le prime cure e gli screening sanitari, verranno identificati e fotosegnalati. Solo negli Hotspot i migranti avranno la possibilità di richiedere lo status di protezione umanitaria. Al momento esistono solo 4 hotspot: Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto.

Prima accoglienza

Al termine di questo periodo, i migranti verranno trasferiti nei Centri di Prima Accoglienza (CPA). Con la vigente normativa risultano superate alcune strutture attive nel recente passato: CPSA (Centri di primo soccorso e accoglienza), i CDA (Centri di accoglienza), CARA (Centri di accoglienza per i richiedenti asilo). Qui troviamo la prima falla nel sistema di accoglienza: la transizione da queste vecchie strutture al nuovo ordinamento non è classificabile né quantificabile. Mancano dati chiari dal momento che la pagina Internet del Ministero degli Interni relativa ai temi di immigrazione ed asilo è aggiornata al 28 luglio 2015. Dopo i centri di prima accoglienza, che dovrebbero ospitare i migranti per una durata che va da due settimane a un mese ma che in realtà può essere molto più lunga ed indefinita, i migranti vengono trasferiti nelle diverse tipologie di strutture che rispondono alla tipologia della seconda accoglienza.

Seconda accoglienza

Alcune di queste strutture di seconda accoglienza sono gestite dalle Regioni. I dati, aggiornati al 23 gennaio 2017, riferiscono che esistono 15 centri regionali di accoglienza (CRA) di cui 4 in Sicilia, 3 in Puglia, 3 in Veneto, 2 in Friuli, 1 in Calabria, 1 in Emilia Romagna, 1 in Lazio. Gli ultimi dati aggiornati risalgono ad aprile 2018. A quella data si registrano 9000 migranti nei centri di prima accoglienza e 500 negli Hotspot. Date le caratteristiche di primo soccorso e di prima accoglienza, si può riscontrare ancora una falla nella mancanza di aggiornamenti frequenti.

Centri di Permanenza e Rimpatrio

Esistono poi dei Centri di Permanenza e Rimpatrio (CPR), ex Centri Identificazione ed Espulsione (CIE), dove i migranti che non fanno richiesta di asilo vengono detenuti per una durata che oscilla tra i 90 e i 180 giorni e poi vengono rimpatriati. Le informazioni sul numero e località dei CPR sono scadenti, così come il numero degli utenti. Sono chiaramente 4 al momento, ma potrebbero essere di più: Torino, Roma, Brindisi, Caltanissetta.

Modifiche allo SPRAR

In seguito al nuovo decreto emanato dal Ministero degli Interni, lo SPRAR sarà superato, come già sta avvenendo in queste settimane. Si avvia un processo di prolungamento della prima accoglienza in centri di accoglienza straordinaria (CAS), i quali sono aperti anche ai privati profit, con conseguente rischio di speculazione e di taglio alle spese fondamentali per gli utenti. Questi CAS ricevono l’affidamento degli utenti da parte della prefettura in base a una gara di appalto che normalmente oscilla intorno a 35€/giorno per ospite. Il gestore deciderà il numero massimo di utenti e solo a lui spetterà l’onere di tutelare e vigilare sui diritti degli ospiti del centro.

Protezione umanitaria

Con il decreto Salvini il CAS, prima ideato solo come una coda per accedere allo SPRAR, diventerà una dimensione fissa per gli utenti. L’ormai ex sistema SPRAR nel frattempo esclude di norma e di fatto i richiedenti asilo per protezione umanitaria, in quanto nello stesso decreto viene eliminata questa voce. Va sottolineato che dal 2015 al 2017 si è passati da un 58% di richiedenti asilo al 36% con previsioni, in attesa di nuovi dati, ancora in calo (fonte: dati Eurostat). Si può presumere che questo calo sia relativo alla normalizzazione delle situazioni politiche e sociali in atto in Afganistan, Iraq e Siria, paesi che hanno visto la maggior parte di questo tipo di richieste da parte dei propri cittadini arrivati in Italia. Il 36% degli aventi diritto all’asilo rispondevano alla casistica di protezione umanitaria. In seguito alle modifiche in termini di protezione umanitaria sono circa 13.000 gli espulsi dallo SPRAR senza che si siano escogitate soluzioni alternative per queste persone. Decine di migliaia di persone rimarranno senza fissa dimora, con documentazione incompleta e senza alternative, con il rischio concreto di generare una situazione anomica di massa con altissimo rischio di devianza e la creazione di una nuova classe criminale organizzata o l’assorbimento di queste masse da parte delle criminalità organizzate italiane.

Norme delle strutture SPRAR

Esistono 3 tipi di strutture:

– piccole (inferiori a 15 ospiti);
– medie (inferiori a 30 ospiti);
– grandi (superiori a 30 persone).

I rifugiati e coloro i quali godono di protezione sussidiaria sono accompagnati dal sistema SPRAR per 6 mesi, rinnovabili di altri 6 mesi dove verranno guidati verso l’indipendenza dell’alloggio. Grazie a queste strutture vengono forniti alloggio, beni di prima necessità e servizi anagrafici, sanitari, scolastici, formativi, orientativi, lavorativi, socioculturali e sportivi. Durante tutto questo periodo, i migranti avranno accesso a corsi di formazione in termini di diritto, lingua e norme sociali con relativi esami con il fine di ottenere un permesso di soggiorno.

Gli addetti ai lavori

Nel 2017 si è avuto il picco massimo di operatori SPRAR, con un personale diretto di 11734 addetti, ai quali va aggiunto il personale impiegato nel settore dei servizi erogati affidati all’esterno delle strutture. Va considerato che anche i migranti ospitati verso queste strutture sono consumatori e contribuiscono ai consumi dei comuni ospitanti. Con il ridimensionamento/superamento dello SPRAR, anche centinaia di lavoratori italiani perderanno il posto di lavoro, minando strutturalmente anche le politiche di welfare ed inserimento sociale sia degli utenti che degli addetti. Basti pensare alla crisi generata nelle famiglie dei 124 addetti SPRAR del CARA di Castelnuovo di Porto in seguito al ridimensionamento e sgombero della struttura.

Costi

Nel 2017 sono stati stanziati 3,8 miliardi per 17300 persone ospitate, 3 miliardi da parte dello Stato e 1,8 dalle Regioni, tuttavia, le spese finali reali sono risultate inferiori. È stato già annunciato un taglio alle spese pro-capite degli utenti che passerebbero da 35€ a 19-26€ al giorno. Allo stesso tempo l’Unione Europea approva un emendamento del PD per finanziare direttamente i centri bypassando i ministeri. Si tenga conto che i fondi stanziati dallo Stato italiano provengono da fondi europei somministrati a questo specifico fine.

Tutela dei minori

La più grande falla del sistema di accoglienza italiano riguarda il caso dei minori scomparsi: dall’inizio del sistema SPRAR, tra il 1999 e il 2000, risultano scomparsi una cifra pari a 38049 minori, di cui 8372 fuggiti dai centri di accoglienza. Un vero e proprio esercito di adolescenti e bambini scomparsi nel nulla di cui lo stesso Stato italiano, garante della loro protezione, non pare essersene interessato. Secondo l’UNHCR, il fenomeno nel 2017 è aumentato del 44,5% rispetto al 2016. In attesa di nuovi aggiornamenti, va considerato che la tendenza è in costante rialzo.

Una questione politica

La gravità di quello che accade nel sistema di accoglienza italiano va ricondotto alla mancanza di norme sedimentate. Al contrario, la tendenza generale degli ultimi vent’anni è quella di politiche straordinarie e decreti d’urgenza senza che si sia pensato all’organizzazione e stabilizzazione del sistema di accoglienza, senza pensare ai fenomeni sociali prodotti in questo modo, senza una progettualità nel medio e lungo periodo che possa assicurare una reale sicurezza e dignità al popolo ospitante ed a quelli ospitati.

René Verneau

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