Il testamento biologico è un tema assai dibattuto che coinvolge non solo aspetti medici e giuridici ma anche aspetti etici, filosofici e religiosi. Con il testamento biologico la persona compie una scelta proiettata nel futuro e fondata sul diritto di ricevere o rifiutare determinati trattamenti sanitari. La dichiarazione anticipata del trattamento serve a stabilire inequivocabilmente la volontà del soggetto sulla terapia a cui sottoporsi, e ciò attraverso le indicazioni che egli stesso fornisce in relazione all’eventuale momento in cui ciò non gli fosse più possibile. Si tratta di un modo per disporre anticipatamente la propria salute che permette di tutelare la libertà di scelta individuale anche laddove non si sarebbe potuta esprimere.

L’autonomia del paziente

Il testamento biologico nasce proprio con lo scopo di risolvere, nel rispetto della volontà pregressa del malato, i casi limite in cui la scelta sulle cure determina la permanenza in vita o l’accettazione del processo di morte. La parola testamento evoca la disponibilità  anticipata sul bene vita, fintanto che essa possa essere espressa, e la forma attraverso cui queste disposizioni sono raccolte ne garantisce il valore probatorio. Le direttive anticipate sono sempre revocabili: hanno, infatti, una durata di alcuni anni e devono essere nuovamente confermate al termine del periodo definito. Demetrio Neri scrive:

Il rapporto medico paziente comincia ad essere ripensato secondo un nuovo modello che permette di valorizzare, insieme all’autonomia professionale del medico, anche all’autonomia del paziente”.

È appunto il modello di consenso informato, che prevede il diritto del paziente di essere pienamente informato sulla diagnosi, la prognosi, le possibili terapie e i loro effetti, in modo da poter decidere liberamente ed esprimere il suo consenso o dissenso a ciò che il medico gli prospetta. Ma quello di cui oggi si discute è la possibilità di estendere e far valere questo modello anche nella situazione in cui il paziente ha perso le sue capacità di comunicare con il medico, e quindi di esercitare direttamente il suo diritto di accettare o rifiutare i trattamenti sanitari. Ovvero il testamento biologico o dichiarazione anticipata di volontà.

Il testamento biologico in Italia

In Italia oggi, a differenza di altri paesi europei, non esiste una legge che disciplini in maniera specifica la materia di testamento biologico; è necessaria una legge che introduca alcuni elementi di certezza in un campo altrimenti dominato da contrapposizioni. In effetti negli ultimi anni sono stati presentati, da vari componenti politici, una serie di progetti legge che nel loro iter parlamentare sono stati oggetto di profonde modifiche, revisioni e accorpamenti, fino ad arrivare al disegno legge 2350 Calabrò 2009 approvato al Senato. Il testo risultante dalle unificazioni di numerosi disegni legge e modifiche alla Camera nel 2011 è denominato “Disposizione in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazione anticipata di trattamento”. Questo testo normativo rappresenta lo stato più avanzato del dibattito politico parlamentare del tema testamento biologico.

– All’articolo 1 è posto come forza il principio della tutela della salute e della vita umana come diritto inviolabile ed indisponibile, e dal divieto di qualunque forma di eutanasia.
– All’articolo 2 si riconosce il principio di consenso informato nelle sue varie articolazioni.
– All’articolo 3 comma 4 viene imposto il principio per cui l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornire al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita ad eccezione del caso in cui le medesime non risultino più efficaci. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento. È chiaro che l’impostazione di tale disegno legge svuota tutto il contenuto del testamento biologico e lo si rende inutilizzabile.
– La norma all’articolo 4 comma 2 precisa: “eventuali dichiarazioni di intenti o orientamenti espressi dal soggetto al di fuori delle forme e dei modi previsti dalla presente legge non hanno valore e non possono essere utilizzati al fine della ricostruzione della volontà del soggetto“.

Umberto Catanzariti

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