La componente femminile dei flussi migratori internazionali verso le città italiane è da sempre stata rilevante, in particolare all’interno degli spostamenti provenienti dall’Est Europa, e si caratterizza per forme migratorie più transnazionali, circolari e multilocali. Le donne immigrate si trovano quindi spesso in una condizione di doppia vulnerabilità legata al duplice status di straniero e donna che, da un lato, rende più difficoltoso accedere alle opportunità localizzate nei luoghi di residenza e, dall’altro, implica implementare strategie, di mobilità ma non solo, per far fronte ai diversi vincoli legati allo sforzo di mantenere le relazioni con i luoghi di origine. 

Immigrazione femminile: una ricerca condotta dal dipartimento di Scienze Sociali di Milano-Bicocca
Università Milano-Bicocca

Il progetto intende contribuire a questo dibattito andando a indagare le dinamiche e le caratteristiche strutturali della presenza straniera nella città di Milano, con un focus particolare sulle donne straniere e provenienti dall’Est Europa; il livello di accessibilità ai servizi e le strategie per gestire vite multi-locali all’interno di un campione di giovani donne migranti provenienti dall’Est Europa.

La ricerca è stata condotta nel 2019 dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’università Milano-Bicocca. All’indagine hanno preso parte: Prof. Matteo Colleoni, PhD. Simone Caiello, PhD. Luca Daconto, PhD. Alice Spada, Dott. Massimo Guglielmo Apeciti, Dott. Federica Parolini

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Il multilocalismo come nuova forma di adattamento

Oggi si stima che globalmente circa la metà dei migranti siano donne, ma, se si escludono Africa e Medio-Oriente, in tutto il resto del mondo le donne migranti arrivano a superare in consistenza gli uomini. (Caritas-Migrantes, 2010). Soprattutto a partire dalla fine degli anni ’70 del 1900, in una fase di ristrutturazione del sistema produttivo dominante, le donne rappresentavano una manodopera immediatamente disponibile ed al contempo particolarmente vulnerabile e quindi flessibile. (Morokvasic, 1984), e questo soprattutto nel settore dei servizi, in particolare quelli alla persona (Ambrosini, 2011).

La valigia, simbolo dell'immigrazione anche femminile

In diverse grandi città italiane dopo un primo periodo di arrivi di donne provenienti dall’America Latina, si assiste oggi ad una forte concentrazione di donne originarie dell’Est Europa (Ucraina, Moldavia, Romania) per le quali quello delle attività domestiche, rappresenta, come in tutta Europa, il più importante serbatoio di opportunità occupazionali (Andreson, 2000), dove la sempre maggiore presenza femminile nel mercato del lavoro non è sempre compensata da una equa ripartizione dei compiti di cura con i partner maschili, lasciando spazio per l’acquisto di questi servizi, delegati ad altre donne, spesso migranti.

A questo si affianca tuttavia la conseguente difficoltà per le donne migranti di gestire nella maniera meno traumatica possibile il rapporto con la propria famiglia di origine, in molti casi rimasta nel Paese di provenienza, e con la quale diverse possono essere le possibilità di contatto (frequenza, intensità) anche in funzione delle diverse strategie migratorie di chi si sposta (per una tipologia si vedano Ambrosini e Cominelli, 2004).

La mobilità secondo Schmidt-Kallert

Il miglioramento delle condizioni di viaggio, l’incremento del trasporto aereo e i suoi costi più ridotti hanno poi aumentato il volume delle migrazioni temporanee e transnazionali, caratterizzate da forme stagionali o circolari di mobilità e dal più forte mantenimento dei rapporti con i Paesi di provenienza. Nelle sue ricerche Schmidt-Kallert (2009) ha mostrato che esse rappresentano un fenomeno crescente, in cui il multi-localismo rappresenta spesso una strategia per sfruttare le opportunità presenti nei diversi territori. Tutti elementi che contribuiscono a dare alle migrazioni contemporanee, in particolare femminili, un tratto di reversibilità assente nei flussi migratori del passato e che le avvicina sempre più ad altre forme di mobilità.

villaggio globale permette la migrazione femminile

Come detto, le donne da sempre hanno svolto un ruolo attivo nei processi migratori, in particolare nel contesto italiano (Tognetti 2016). Sono diversi gli attributi del transnazionalismo e della multi-località che ritroviamo nella vita delle donne migranti nelle metropoli contemporanee, in particolare di quelle giovani. Alcuni di essi sono comuni a tutti gli individui multi-locali, che hanno fatto della pratica di vivere mobili e di risiedere in più luoghi uno stile di vita. Altri appartengono di più al mondo femminile, alla sua maggiore capacità – spesso necessità – di gestire le relazioni nei diversi luoghi in cui le donne vivono e lavorano.

Come noto la saggistica sul multi-localismo ha dedicato sempre attenzione al tema delle relazioni e dell’identità, essendo la capacità di intrattenere relazioni con i luoghi e con le persone che vi vivono il più importante attributo del multi-localismo. Di più, il multi-localismo si connota come uno stile di vita e un tratto della personalità dei soggetti adattati ai luoghi in cui vivono, laddove l’adattamento rappresenta il modo per gestire vite multi-locali che richiedono, al di là dell’abitare, di appartenere ai diversi luoghi. Poiché la presenza in un luogo comporta la sua assenza negli altri, l’individuo multi-locale deve sapere gestire questo parallelismo temporale di presenza e assenza acquisendo un’identità capace di combinare cognitivamente i diversi luoghi della sua vita quotidiana.

Bivi di esistenza pontano le Immigrate a fare delle scelte dure

Una competenza che va al di là del sapersi muovere e dell’abitare periodicamente in un dato posto e che richiede, piuttosto, la capacità di vivere contemporaneamente in più luoghi nel loro significato più profondo di ambiti di interazione e di appartenenza. In tal senso, come è stato bene messo in evidenza da Duchêne-Lacroix nei suoi studi (2014), nella vita multi-locale conta più l’intensità della durata e della frequenza di permanenza nei luoghi e si spiega ancora in questa accezione il motivo per cui Stock ha definito “geograficamente plurali” gli individui multi-locali (2009).

Il concetto di multi-localismo

Una competenza multi-locale che si traduce anche nella capacità di accedere a servizi, opportunità ed attività localizzate in contesti spazio-temporali con caratteristiche differenti (Kaufmann 2011) e che perciò richiede la capacità di far fronte a barriere specifiche ai vari luoghi di vita e di adattarsi a particolari modelli di territorio e di accessibilità diversi da quelli in cui si è stati socializzati (Rajé et al. 2004; Orfeuil 2005; Le Breton 2005). In particolare, le difficoltà di accessibilità nelle società urbane di destinazione toccano le donne, le quali subiscono maggiori vincoli all’accesso agli spazi pubblici, ai mezzi di trasporto privati e a particolari tempi della giornata, a causa della minor autonomia spaziale e temporale.

occhi donna

Su questo aspetto, oltre alle caratteristiche individuali, anche quelle del contesto di residenza (livello di sicurezza oggettivo e percepito, inclusività, stigmatizzazione sociale, ecc.) influiscono sulla accessibilità. Ciò può aver la conseguenza di escludere le giovani donne migranti multi-locali dalla partecipazione e fruizione ad attività e opportunità significative.

Il Multi-localismo si può intendere come il vivere e abitare attivamente in più luoghi distanti, la cui distanza non può essere coperta dal pendolarismo. Poiché la presenza in un luogo comporta l’assenza in un altro, l’individuo multi-locale deve saper gestire l’alternanza temporale, adottando strategie cognitive che consentono di far coesistere contemporaneamente la vita quotidiana in più luoghi. In quest’ottica, le residenze distanti si caratterizzano per essere dei punti di riferimento strategici e simbolici dal quale gestire gli spazi d’azione al fine di poter raggiungere un maggior numero di opportunità territoriali L’’individuo multi-locale è colui che vive attivamente in più luoghi e vi appartiene andando oltre il solo sapersi muovere da un luogo all’altro in quanto crea, in ogni luogo, relazioni dense di significato. (Weichhart 2009; Nadler, 2011)

Storie di vita multilocali

Un primo aspetto interessante derivante dalle 18 interviste condotte, riguarda le traiettorie di percorso delle intervistate. In diverse testimonianze, la città di Milano non è la prima meta raggiunta al momento della migrazione, collocando le donne di riferimento come una componente altamente mobile. Infatti, molte delle intervistate hanno dichiarato di essere arrivate in Italia per la prima volta nelle regioni meridionali, per poi trasferirsi nella parte settentrionale solo una volta acquisite le basi della lingua italiana. I motivi del trasferimento nel nord Italia sono spesso legati alla maggior presenza di opportunità sia territoriali che lavorative.

Immigrazione femminile a Milano: il linguaggio è importante per instaurare network

In più di un caso, le intervistate affermano di percepire meno la loro condizione di migrante, in quanto il nord Italia e soprattutto Milano, si presentano come luoghi più internazionali e ricchi di opportunità. Dal punto di vista delle traiettorie migratorie, è quindi possibile ipotizzare che ci siano delle regolarità tra le donne ucraine e romene, in cui si stabiliscono inizialmente nel sud Italia per poi spostarsi nei paesi più a nord una volta consolidata la conoscenza linguistica e accresciuti i contatti informali. Tendenzialmente, il primo viaggio viene svolto attraverso organizzazioni indipendenti che pianificano viaggi, rigorosamente su strada, attraverso dei pulmini che trasportano tra le 9 e le 12 persone.

Il viaggio, pur gestito da compagnie private, non è economico: spesso le intervistate hanno dichiarato di essersi indebitate chiedendo prestiti a contatti informali, a questo bisogna inoltre aggiungere il rischio di essere fermati e respinti in caso di documenti falsi o mancanti. Per quanto riguarda le donne provenienti dalla Romania, a partire dal 1° gennaio 2007, anno in cui il paese entra a far parte dell’Unione Europea, non devono più disporre di un visto in quanto viene consentita la libera circolazione, condizione non condivisa dalle donne ucraine.

Tipologie e motivazioni di viaggio

Allo stesso tempo, una volta acquisita maggiore stabilità nel paese ospitante, i mezzi più utilizzati verso il paese di origine sono generalmente l’aereo o l’automobile privata, a seconda che debbano viaggiare da sole o con la famiglia e della necessità o meno di avere a disposizione un mezzo per potersi spostare nel paese di provenienza. Questa scelta è dovuta sia al raggiungimento di una maggiore stabilità economica, sia dalla maggior diffusione dei voli low cost più accessibili.

Immigrazione femminile a Milano: una ricerca ci dice che tra i mezzi più usati per viaggiare c'è il treno

Quasi sempre, la scelta del primo luogo in cui trasferirsi non è mai casuale, bensì si tende a prediligere luoghi in cui si hanno già conoscenti, seppur non famigliari, a cui appoggiarsi in caso di bisogno. In 3 casi su 18, la chiesa è stata l’ente che ha favorito un primo ingresso nel territorio fornendo assistenza sia dal punto di vista legale, amministrativo ed economico. Spesso, i primi anni vengono vissuti esclusivamente attraverso le mura domestiche, il cui veicolo di apprendimento è per lo più derivato dalla televisione.

È anche vero che in più di un caso, le intervistate hanno dichiarato di aver iniziato ad apprendere la lingua italiana mesi prima dell’arrivo, attraverso le televisioni locali. Il più delle volte però, l’apprendimento della lingua avviene per autoapprendimento o durante lo svolgimento di mansioni di pulizie a casa degli assistiti (per lo più senza contratto), quasi mai infatti si è partecipato a corsi gratuiti di lingua italiana per stranieri. Fanno eccezione le più giovani, soprattutto ucraine, iscritte ai corsi universitari.

Milano città internazionale

Una volta acquisite maggiori competenze linguistiche, si tende a fuggire dai contesti isolati per inseguire il sogno di una vita migliore: in molte interviste, infatti, i primi anni sono descritti come eventi traumatici, in cui i pochi contatti stabiliti con la popolazione locale sono dovuti a qualche tipo di necessità, subendo tuttavia spesso l’etichettamento alla condizione di migrante. Quasi tutte le intervistate infatti sono concordi nel definire Milano come una città internazionale in cui vivere, lavorare e divertirsi. Contrariamente ai primi anni di isolamento, infatti, Milano offre molte strutture di svago facilmente accessibili tra cui i musei.

Immigrazione femminile a Milano: una ricerca ci dice che Milano è internazionale e accogliente

Permane una certa difficoltà nel rivolgersi ad altri servizi, che pur essendo ben distribuiti sul territorio, risultano di difficile accesso o comprensione, infatti, in più di un caso, l’intervistata ha dichiarato l’intenzione nel voler rinunciare ad accedere al servizio per la complessità amministrativa, di funzionamento o per incomprensione linguistica.

Altri esempi di inaccessibilità ai servizi

Un ulteriore caso di inaccessibilità viene mostrato quando l’intervistata deve accedere ad una visita specialistica del servizio sanitario: ciò è dovuto principalmente ai costi elevati del servizio che comporta generalmente la rinuncia alla cura. In alcuni casi, infatti, più di un’intervistata ha dichiarato di rivolgersi a medici nel proprio paese di origine, dove si reca appositamente all’occorrenza. Generalmente, accedere alle cure specialistiche è quindi considerato particolarmente difficile e costoso.

Immigrazione femminile a Milano: una ricerca ci dice che tra i servizi più richiesti c'è la salute

In generale, emerge l’importanza degli uffici comunali e degli sportelli stranieri delle amministrazioni come punti di riferimento, soprattutto per le immigrate più anziane, per le pratiche burocratiche più comuni. Inoltre, tra i servizi più utilizzati rientrano le strutture scolastiche per i figli, il sistema sanitario, il servizio di assistenza fiscale, le strutture di svago come musei, mostre o parchi, le strutture commerciali, le associazioni, le strutture pubbliche, i corsi professionali organizzati dalla Regione Lombardia e le agenzie interinali.

Il capitale sociale è fondamentale

Allo stesso tempo, il sindacato e le strutture associative di categoria risultano in generale poco utilizzate, infatti, in più di un caso, le intervistate hanno rinunciato a rivolgersi al sindacato anche in caso di mancata retribuzione, soprattutto per quando riguarda la componente femminile rumena. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che i rapporti di lavoro siano spesso senza regolare contratto e legati alla sfera dei contatti informali. Tuttavia, a differenza delle intervistate romene, le donne ucraine dichiarano di rivolgersi ai sindacati con maggiore frequenza. 

A favorire una maggior comprensione del contesto locale, il capitale sociale delle intervistate ha giocato un ruolo fondamentale. Così come l’aver favorito un primo ingresso nel paese di approdo, i contatti vanno a costruire un proprio network referenziale soprattutto in merito al mercato del lavoro oppure fornendo una maggior comprensione verso le complesse questioni burocratiche. Tra i luoghi fisici che hanno favorito la nascita e il consolidamento dei rapporti sociali, spiccano le comunità religiose e le celebrazioni liturgiche, come nel caso della Pasqua Ortodossa, in cui vengono riprodotte le tradizioni culturali del paese di provenienza e che, allo stesso tempo, presentano forme di ibridazione culturale con il paese ospitante, generando forme e pratiche interculturali. In più di un caso, infatti, le donne intervistate hanno dichiarato di festeggiare sia il proprio calendario liturgico che quello del paese ospitante.

Immigrazione femminile a Milano: una ricerca ci dice che la creazione del network èimportante

In generale, la Chiesa può fornire sostegno, e accesso alle reti sociali costituite da connazionali, rimanendo allo stesso tempo molto protettiva verso la propria comunità. Un ulteriore luogo, da non sottovalutare, viene identificato dai parchi di Milano, in cui, soprattutto tra le badanti romene, divengono un centro in cui ritrovarsi e scambiarsi informazioni utili. Dall’altra, non sono solo i luoghi fisici a favorire scambi di informazioni: in molti casi infatti, i social Network divengono, soprattutto per le donne ucraine, punti di riferimento a cui rivolgersi in caso di necessità.

A Milano è migliorata la qualità della vita

Quasi tutte le intervistate sono concorde nel fatto che, a Milano, la propria qualità della vita sia migliorata rispetto ai primi anni in cui sono arrivate in Italia. In molti casi, infatti, il fatto di vivere lontani dalla propria famiglia e dai propri figli ha generato una condizione di malessere, mitigata negli anni successivi dal ricongiungimento familiare. Altri fattori che hanno influito sulla percezione di una miglior qualità della vita sembrano essere la comprensione della lingua, una maggior libertà economica, la possibilità di svolgere attività ricreative, maggior tempo personale, la costituzione di un nucleo famigliare, il trasferirsi in una casa di proprietà in zone più periferiche, l’acquisizione di un titolo professionale.

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Tra gli aspetti culturali è interessante notare come il sentimento di appartenenza al proprio paese di provenienza sia mitigato dal perseguire stili di vita alternativi. Inoltre, in più casi sembra confermata la volontà di sottrarsi a riferimenti culturali e stili di vita coercitivi ed a legami familiari oppressivi e, in pochi casi, con conseguente rottura dei rapporti familiari.

 Allo stesso tempo, si mantiene vivo un senso di appartenenza col paese di origine, pur mostrando nuove forme identitarie e di identificazione con il paese di approdo: spesso le intervistate si percepiscono anche italiane, condividendo festività e piatti tipici locali. Il sentimento generale è quello di sentirsi dalla doppia nazionalità, non rinunciando tuttavia al rapporto con il proprio Paese nel quale permangono tradizioni, affetti e connessioni, nel quale fare ritorno almeno una volta l’anno. Quello che emerge, è la costituzione di nuclei multilocali nel quale vita privata e legami, si intrecciano tra più luoghi.

Strategie relazionali multilocali

Focalizzando l’attenzione verso le strategie relazionali multilocali, emerge come gli aspetti generali della relazione virtuale con il paese di origine di tipo non parentale, sia telefonica che via internet, hanno dei tratti comuni ricorrenti tra cui l’occasionalità, la flessibilità e la mancanza di un bisogno o di un’urgenza nel mantenere attivi tutte quelle relazioni che non appaiono come fondamentali. Tuttavia, dove rimane un contatto relazionale con il paese di origine, gli strumenti maggiormente utilizzati sono la telefonata, Skype e Facebook. Questa prima analisi sembra indicare come le traiettorie multilocali, in una sorta di bilancio costi/benefici, tendano a non favorire le relazioni secondarie, come quelle amicali o di parentela non stretta, avvertite come non urgenti. È quindi importante sottolineare come, dall’analisi condotta fino ad ora, lo stile di vita multilocale può presentarsi sicuramente come una risorsa ma, allo stesso tempo, può creare delle situazioni di relazioni sospese, soprattutto nelle relazioni secondarie.

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Infine, il seguente schema diviso in fasi ripropone il percorso ideale emerso dalle intervistate:

  1. Attraverso il network sociale si identifica un luogo di interesse nel quale è possibile, ad esempio, trovare lavoro attivando le cosiddette reti migratorie, in cui una persona influente all’interno della rete sociale può orientare le scelte dell’individuo;
  2. Il soggetto, dopo essersi trasferito nel luogo prescelto, utilizza i propri contatti formali e informali per ottenere informazioni riguardanti l’accesso ai servizi e al territorio;
  3. L’individuo è capace di utilizzare con consapevolezza le opportunità del luogo, è in grado di muoversi agevolmente tra più luoghi, ha sviluppato nuovi contatti pur mantenendo i legami socio-spaziali con il paese di provenienza, sviluppando infine competenze multilocali

Milano è la media intermedia delle migrazioni

La città di Milano non è la prima meta raggiunta al momento della migrazione, configurandosi, piuttosto, come una meta intermedia. La scelta del primo luogo in cui trasferirsi non è mai casuale, bensì si tende a prediligere luoghi in cui si hanno già conoscenti, seppur non famigliari, a cui appoggiarsi in caso di bisogno. I primi anni vengono vissuti esclusivamente attraverso le mura domestiche. Una volta acquisite maggiori competenze linguistiche, si tende a fuggire dai contesti isolati in favore di città più inclusive e ricche di servizi. Tra i servizi più utilizzati rientrano le strutture scolastiche per i figli, il sistema sanitario, il servizio di assistenza fiscale, le strutture di svago come musei, mostre, parchi, le strutture commerciali, le associazioni, le strutture pubbliche, i corsi professionali organizzati dalla Regione Lombardia e le agenzie interinali.

Immigrazione femminile a Milano: una ricerca ci dice che tra i servizi più richiesti c'è la scuola

A favorire una maggior comprensione del contesto locale, il capitale sociale gioca un ruolo fondamentale, tra cui anche le reti sociali virtuali e la chiesa. Sembra confermata la volontà di sottrarsi a riferimenti culturali e stili di vita coercitivi ed a legami familiari oppressivi e, in pochi casi, con conseguente rottura dei rapporti familiari. Spesso le intervistate si percepiscono dalla doppia nazionalità. Le traiettorie multilocali, in una sorta di bilancio costi/benefici, tendono a non favorire le relazioni a distanza secondarie, come quelle amicali o di parentela non stretta, avvertite come non urgenti, mantenendosi invece stabili verso le relazioni a distanza strette. In molti casi, il mantenimento di genitorialità a distanza si è rivelato un aspetto critico, creando situazioni di forte disagio emotivo.

Massimo Guglielmo Apeciti
Co-Autori: Matteo Colleoni, Simone Caiello, Luca Daconto, Alice Spada, Federica Parolini

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