L’argomento intelligence, ossia la ricerca informativa, è progressivamente cresciuto sia nell’interesse che nell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. In particolare, questo aumento esponenziale è avvenuto nel secondo dopoguerra dati i riflessi che comporta nelle decisioni di ambito politico. La funzione dell’intelligence acquisisce sempre più importanza in quanto si prefigge il compito di conoscere e, successivamente, mettere in condizione chi governa una nazione di ottenere elementi di valutazione idonei per definire le proprie strategie operative. L’intelligence ha, quindi, una funzione servente che non deve effettuare politica ma consentire agli altri di poterla fare.

Intelligence: segretezza e riservatezza

La ricerca informativa non è né buona, né tantomeno cattiva. Risulta un’attività utile dal punto di vista tecnico a garantire esclusivamente gli interessi dello Stato. Chi detiene il potere determina i metodi che si vogliono adottare per raggiungere i gradi di conoscenza consoni per ottenere i risultati desiderati. Una procedura ritenuta obbligatoria dalla natura e dal tipo di compiti richiesti all’intelligence riguarda la necessità di una assoluta riservatezza richieste dalle varie fasi e acquisizioni delle informazioni per facilitarne il loro utilizzo in maniera proficua. Nell’immaginario collettivo ne è scaturito un giudizio diffuso soprattutto dalla saggistica sulla materia e, soprattutto, sulle varie opere cinematografiche e televisive. Numerosi sono i film e le serie televisive dedicati all’intelligence.

Gli aspetti messi in primo luogo sono stati, in particolare, quelli relativi alla segretezza e al mistero che circondano questo tipo di attività. Attività che risulta gioco forza riservata e in alcune circostanze porta ad assumere decisioni e iniziative oltrepassanti i limiti del legalmente consentito e si giustificano solo con le ragioni della sopravvivenza dello Stato dal quale essa dipende. Se, invece, come sottolinea Mario Mori (2016), si osservano le fasi del suo sviluppo storico senza farsi distogliere dai termini con cui l’intelligence nel tempo è stata indicata, si riuscirà a constatare come in ogni parte del mondo essa ha avuto origine non appena l’organizzazione sociale di un popolo ha raggiunto un livello strutturato del potere. L’intelligence rappresenta un’esigenza primaria di ogni forma associativa complessa.

Il ciclo dell’intelligence

Secondo l’Enciclopedia Treccani (2005), l’intelligence la si può definire come l’insieme delle attività volte ad acquisire le conoscenze necessarie a sostenere ogni processo decisionale di natura complessa. Da queste parole si può desumere come il termine intelligence può essere utilizzato sia ai livelli dei grandi decisori ma anche per specifiche funzioni, ovvero in ogni settore dell’attività umana nella quale la pianificazione deve rispondere sempre a presupposti metodologici rigorosi.

L’attività dell’intelligence è basata su principi ben definiti e inquadrati in ambiti tecnici e dottrinali ben specifici. Questi costituiscono il ciclo dell’intelligence che prende avvio con l’indicazione del fabbisogno formativo da parte del decisore. Poi si ha la pianificazione informativa che individua le attività necessarie a conseguire lo scopro attraverso la definizione di obiettivi e priorità. Al livello successivo si trova la ricerca informativa, ossia l’attività pratia svolta attraverso tutti gli strumenti operativi disponibili ed in base ai piani di ricerca stabiliti. Infine si ha l’acquisizione ed elaborazione della notizia.

Gli strumenti della ricerca informativa

Non sono pochi gli strumenti della ricerca informativa. Variano, ad esempio, dalle fonti tecniche a quelle elettroniche signal intelligence – senza dimenticare le fonti umane. Vi sono anche le fonti aperte rappresentate dalla documentazione comunemente accessibile (open source intelligence). Si possono citare, inoltre, le riprese aeree e satellitari. Due sono i parametri attraverso i quali si ha la valutazione tecnica della singola informazione. Il primo è il grado di fondatezza dell’informazione con ben cinque livelli di apprezzamento. Un grado A significa massima affidabilità, un grado F, invece, indica un dato non classificabile. Il secondo parametro riguarda la possibilità di conferma del dato ed anche in questo caso sono cinque i livelli per valutarlo. Il massimo è 1, mentre il minimo è 5; 6 indica un’informazione non verificabile. Prendendo in considerazione entrambi i parametri risulta che un’informazione veramente affidabile è contraddistinta dalla sigla A1.

Le fasi che caratterizzano il ciclo informativo sono tutte quante poste sotto esame dall’analisi, ovvero una specifica funzione che può essere definita come quell’attività che attraverso il confronto di una serie di informazioni di cui si trova in possesso, consente di formulare ipotesi riguardanti natura e sviluppi di ogni situazione ritenuta di interesse. Il valore aggiunto della ricerca informativa è costituito proprio dalla funzione di analisi poiché, in ragione degli obiettivi assegnati definisce l’utilità delle acquisizioni realizzate, favorendone la decisione e orientandone le manovre informative conseguenti.

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