Le emigrazioni sono un fenomeno frequente e fondamentale per la storia dell’Umanità, dato che attraverso queste si sono create nazioni, si sono formate culture e sottoculture nei vari sistemi sociali nelle varie epoche ed hanno indicato la loro l’apertura o chiusura all’inclusione e all’integrazione socioculturale. Marshall McLuhan, uno dei più noti studiosi della comunicazione e della sua evoluzione attraverso i mass media, ha identificato come i mezzi di comunicazione si estendessero direttamente a tutto ciò che ha unito le culture umane, dalle strade al denaro fino ai mezzi radiofonici e televisivi, portandolo a scrivere la famosa frase “Il medium è il messaggio” (2015). Uno dei mezzi che ha portato alla creazione di una sottocultura è stato uno sport di combattimento, ovvero il ju-jitsu giapponese, la quale esportazione ha permesso la creazione del ju jitsu brasiliano e soprattutto la nascita del ceppo nippo-brasiliano.

Ju jitstu e l’immigrazione nipponica in Brasile                          

Dal Giappone, terra nota per essere una cultura dalla struttura sociale molto conservatrice e restia all’integrazione sociale ampia nei confronti degli elementi provenienti da altre culture (Sugimoto, 2020), dai primi anni del novecento in poi ci fu una emigrazione di ampio spettro verso il Brasile, visto il sovraffollamento e la sovrappopolazione del primo ed il bisogno del secondo di personale per la manodopera del caffè, una delle principali attività del suo sostentamento economico all’epoca (Shoji, Matsue, 2018).                              

vodoo fighter - credit: Colin Delfosse
vodoo fighter – credit: Colin Delfosse
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L’inclusione della prima generazione, detta anche Nikkei,  non fu facile, visto che essa assunse un atteggiamento di reclusione all’ integrarsi ai costumi brasiliani e di fedeltà nazionalistica nei confronti del paese d’origine, aggravata poi dalla notizia, dopo la Seconda Guerra mondiale, della resa del Giappone, notizia che creò direttamente uno spaccare della comunità nipponica in Brasile in due fazioni, ovvero i Kachigumi, che fra il non capire le notizie in portoghese e l’ancorarsi all’idea dell’invincibilità nipponica rifiutavano la notizia ed i Makegumi, che invece l’accettarono. La lotta fu acre, con anche atti di terrorismo, finchè tutto non si appianò con la seconda generazione o Nisei, già maggiormente inserita nel sistema culturale e sociale brasiliano (Shoji, Matsue, ibidem).

ju jitsu: l’esportazione del judo nipponico in Brasile              

Oltre alle migliorie alle tecniche agricole, l’incontro fra la cultura nipponica e brasiliana fu aiutata dall’esportazione e dalla diffusione da parte dei migranti giapponesi delle arti marziali come l’aikido e soprattutto il judo. Il judo, arte marziale inventata da Jigoro Kano dove l’obiettivo è di proiettare l’avversario al tappeto facendogli perdere o andare contro la sua stessa forza d’equilibrio ed eventualmente chiuderlo in una presa di sottomissione o vincere con l’atterramento su tutta la sua schiena detto ippon, fu esportato e rappresentato nel mondo da Mitsuyo Maeda e Soishiro Satake (Nunes, Rubio, 2012).                                                                                              

ju jitsu

Maeda, conosciuto poi come “Conte Koma”, è stato uno dei fattori principali per la diffusione del judo in Brasile, arrivando nella landa sudamericana nel primo decennio del novecento e decidendo poi di rimanere per veicolare maggiormente l’espansione dell’arte marziale e renderla accessibile alle nuove generazioni nippo-brasiliane e ai brasiliani fino alla sua morte, avvenuta nel 1941.                                                                           

La nascita del ju jitsu brasiliano 

Mitsuyo Maeda, ora naturalizzato con il nome di “Otavio”, durante i suoi tour di dimostrazione e i suoi combattimenti contro altri rappresentanti di altrettante discipline di combattimenti, fece amicizia con Gastao Gracie, un politico.  Quest’ultimo chiese a Maeda di insegnare il judo e le sue personali variazioni, come l’importanza della guardia a suo figlio Helio (Ju Jitsu Zug, 2023).

Helio rielaborò gli insegnamenti e sviluppò poi quello che oggi viene riconosciuta dagli appassionati di arti marziali miste e del mondo degli sport di combattimento in generale come il ju jitsu brasiliano, detto anche in gergo il ju jitsu dei Gracie (Evolve MMA).                                          

Altri studi sulla cultura Nippo-Brasiliana 

Lo sviluppo della cultura nippo-brasiliana è ancora oggi studiata dalle scienze sociali per la difficoltà del suo sviluppo e dei suoi primi anni, influenzate dalle lotte intestine dette in precedenza nell’articolo e alla reazione del sistema sociale e culturale Brasiliano, impostato sull’unione paradossale fra uno stato basato sulle economie liberali europee e statunitensi e l’approccio binomio razza – nazione (Croci, 2009).        

Giovanni Carlo Bruni

Bibliografia            

  • McLuhan, M.    “Gli Strumenti del Comunicare”. Il Saggiatore, 2015;                         
  • Sugimoto, Yoshio. An introduction to Japanese society. Cambridge University Press, 2020.;                                               
  • Shoji , R., Matsue, R. The Japanese Brazilian Community. ReVista, Harvard Review of Latin America, 2018;  
  • Nunes, A. V., & Rubio, K. (2012). As origens do judô brasileiro: a árvore genealógica dos medalhistas olímpicos. Revista Brasileira de Educação Física e Esporte26, 667-668;                                                                    
  • Ju Jitsu Zug, “The story of Mitsuyo Maeda”. 2023;                                                                                                                                       –
  • Evolve MMA, “The Rise Of The Gracie Family And BJJ”;
  • Croci, F. (2009). Dal «pericolo giallo» a «l’invasione nipponica». L’impatto dell’immigrazione giapponese sulla comunità italiana di São Paulo: solidarietà, rifiuto e conflitto. Altreitalie.
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