Se pensiamo al concetto di individualizzazione, negli ultimi cinquant’anni il mondo ha subito una mutazione antropologica radicale. Lo sviluppo del processo di globalizzazione, l’espandersi dei confini spazio-temporali che un tempo ci dividevano, il forte impulso tecnologico, la percezione di essere parte di una società civile globale, le lotte globali per l’espansione dei diritti individuali, la politicizzazione del privato, la grandissima importanza acquisita dal settore dell’industria mediatica, l’ampia circolazione di informazioni ed immagini che avviene in modo costante e ad una velocità elevatissima.

Ma non solo, sono mutati anche i paradigmi relazionali tra noi esseri umani, è avvenuta la perdita di un ambiente medio comune sociale al quale aderire e la frammentazione del tessuto sociale. La cosiddetta post-modernità porta con sé tutte le innovazioni, il progresso e il benessere che l’impulso tecnologico ed economico degli ultimi cinquant’anni sono stati in grado di garantire, ma porta con sé altresì tutte le lacune, i rischi, i timori, e le incertezze, a cui il mondo sociale occidentale è inevitabilmente esposto oggigiorno.

Individualizzazione e mondo globalizzato

Si sente ormai da anni parlare di “mondo globalizzato” in contesti scientifici e non, ma è difficile trovare una precisa definizione per la parola “globalizzazione”, così come è problematico individuare l’origine di questo processo. Alcuni autori prendono in considerazione l’analisi del processo di globalizzazione principalmente sotto il punto di vista economico, individuando l’economia come il principale motore propulsore, ma sono molteplici le dimensioni della globalità intrinsecamente connesse tra loro:

  • la sovrastima della struttura finanziaria su quella economica che implica la smaterializzazione dell’economia e la formazione di un mercato finanziario globale;
  • la crescita di imprese industriali transnazionali;
  • il forte impulso dello sviluppo tecnologico;
  • l’iper-concorrenza delle imprese data dai processi di de-regulation, di privatizzazione e di de-localizzazione di queste;
  • la percezione di appartenere ad una società civile globale per via della pervasività degli apparati
  • comunicativi e mediatici che connettono le popolazioni a livello mondiale;
  • la circolazione di immagini e flussi culturali globali;
  • il sempre più sregolato e diseguale accesso degli Stati alle risorse globali del mondo;
  • le questioni relative alla crisi ambientale e al surriscaldamento climatico, i conflitti
  • transculturali globali, le diseguaglianze socio-economiche.

Gli Stati Nazione, inoltre, in epoca contemporanea sono stati altresì sottoposti a processi di de-istituzionalizzazione e de- socializzazione, processi che hanno portato ad una progressiva perdita di potere del sistema normativo statale, garantito da meccanismi giuridici e ad un profondo mutamento del mondo sociale e dei valori attraverso il quale un tempo si organizzava la realtà, di cui lo stato era il principale direttore. Queste dinamiche hanno provocato una profonda scissione degli equilibri un tempo presenti tra economiapolitica- religione, con il conseguente allontanamento delle persone dalla vita comunitaria e dalla condivisione un progetto politico comune. Così, è avvenuta la crisi delle grandi ideologie del passato. In concreto, in epoca contemporanea sta venendo a mancare quel legame sociale che permetteva ai cittadini di uno stesso Stato di sentirsi parte di ciò che Benedict Anderson ha definito “comunità immaginate”.

La privatizzazione del politico

Inoltre, nel mondo contemporaneo il sistema di controllo del cittadino tipico dell’epoca moderna, chiamato panopticon, è stato progressivamente sostituito da quello che Z. Bauman ha chiamato “synopticon”: un modo di organizzazione sociale che coincide con la comparsa del privato all’interno della sfera del pubblico. Secondo questa logica, lo spazio pubblico è stato riempito e colonizzato dal privato, da obiettivi e rivendicazioni di diritti privati. A questo proposito, il sociologo Christopher Lasch, già alla fine degli anni Settanta, aveva individuato un cambiamento del paradigma relazionale nella società del tempo. Esso analizza come già dagli anni ‘70 si stava sviluppando una perdita del senso del tempo storico, che ha comportato a sua volta un vero e proprio ritiro dalla vita politica collettiva da parte della società del tempo, nonché ad una perdita di rilevanza del passato storico e della memoria storica collettiva.

Christopher
Lasch

Sulla base di quanto affermato dagli studiosi, si può dedurre che ci si stava progressivamente avvicinando al paradigma relazionale odierno, dove l’elenco delle questioni pubbliche non è nient’altro che la somma delle voci delle questioni private, che mirano all’ottenimento di diritti legati alla propria libertà individuale. All’epoca del panopticon, lo stesso concetto di libertà era riconducibile ad un agire secondo modalità che si adattassero meglio al vivere sociale comunitario che era organizzato, gerarchico, coeso. Oggi, il prezzo da pagare per poter godere di nuovi diritti e libertà personali, un contesto sociale caratterizzato da mancanza di certezza e sicurezze.

L’ individualizzazione sociale

Infatti, i settori della vita sociale che oggi si sono fatti globalizzati sono molteplici, frammentati e difficilmente definibili, cosa che ha comportato e comporta tutt’oggi grande disagio e la conseguente individualizzazione della società. Il formarsi e il saldarsi di un legame, infatti, deriva da una costituzione collettiva di senso, ovvero dall’attribuzione di un significato specifico alla realtà, che va verso un’unica direzione, e che diventa collettivamente condiviso.

La nascita della capacità di costruire legami comunitari deriva proprio da questo processo: dalla condivisione dei significati del mondo sociale con uno specifico gruppo, che significa sentirsi parte di una collettività con la quale si processano simili interpretazioni della realtà e con la quale si condividono simili modelli comportamentali, schemi interpretativi e attribuzioni di senso. In altre parole, la cultura serve proprio a mantenere l’adesione degli individui a modelli comportamentali riconosciuti socialmente. È proprio grazie al processo di significazione della realtà che ognuno è in grado di dotare di significato il mondo circostante e da quel meccanismo di condivisione e di attribuzione del medesimo significato alla
realtà, nasce il concetto di “cultura”, capace di unire gli individui in una comunità.

Questo meccanismo sociale, dagli anni Settanta, è andato progressivamente erodendosi: la visione del mondo in epoca globalizzata si è fatta sempre più frammentata, l’individualizzazione delle persone ha reso le persone incapaci di impegnarsi nella costruzione di un orizzonte di senso comunitario e condiviso, cosa che un tempo veniva naturale, automatica, poiché organizzata tramite meccanismi di controllo da parte dello Stato Nazione. Le collettività che si formano nel mondo contemporaneo non sono mai stabili né permanenti, e, come nascono, la loro vita è molto breve. Per questo motivo, spetta al singolo individuo attribuire la realtà che lo circonda di uno specifico significato, secondo l’esperienza individualizzata che fa del mondo. In questo modo, i significati sociali non possono più contare su un’attribuzione sicura nel corso del tempo. Non possono, in altre parole, imprimersi definitivamente e stabilmente nell’inconscio collettivo della società.

Individualizzazione tra iperconsumo ed egoriferimento

A fronte di queste dinamiche di vita, la disgregazione dei legami comunitari e locali si è fatta strada innescando un problema di sfiducia nel prossimo. In concreto, è andata dissolvendosi quella densa ragnatela di interazioni frequenti e durevoli, indispensabili per lo sviluppo di una fiducia stabile nei confronti dell’altro. Il risultato è che il senso di impotenza e di inadeguatezza sono diventati la cifra comune delle identità degli individui della società post- moderna, questo perché ognuno percepisce oggi un grande senso di responsabilità individuale nell’affrontare le personali problematiche di vita.

Autonomia, indipendenza, e dunque anche solitudine, sono le parole chiave per la costruzione del patto sociale contemporaneo, in mancanza di supporto di legami comunitari sociali sufficientemente stabili. Inoltre, il concetto lavoro ha oggi assunto un ruolo decentrato nelle vite delle persone rispetto all’epoca post-moderna e il paradigma del lavoro è stato sostituito da obiettivi come la costruzione della propria autostima e della propria felicità personale, la propria libertà di scelta, il divertimento e lo svago, l’autonomia individuale.

Tutti questi obiettivi confluiscono oggi soprattutto nella libertà di azione rivolta consumo, che ha preso totalmente il posto dell’etica del lavoro. Possiamo concepire l’iper-consumo dell’era post-moderna come la diretta conseguenza della destrutturazione delle grandi ideologie statali dell’epoca moderna, che sono state sostituite, appunto, dalle narrative del marketing, che dirigono la percezione valoriale del mondo dell’individuo e influiscono nella costruzione di suoi modelli mentali e comportamentali. Per il sistema consumistico odierno, un consumatore desideroso di spendere è una vera e propria necessità, per questo attraverso la pubblicità le imprese fanno in modo che le persone introiettino la pratica del consumo come un dovere , un mezzo fondamentale per aderire al patto sociale egemone e non essere escluso.

Ripercussioni sull’ individualizzazione

Ma quali sono le ripercussioni di questi cambiamenti socio-culturali appena descritti sulla società? Secondo l’analisi del politologo Stefano Bartolini, gli individui che tendono ad adottare valori di tipo consumistico sono tesi a dare priorità ad obiettivi come il successo, la ricchezza o l’ottenimento di beni e prodotti materiali, subordinando invece valori legati alla sfera degli affetti, alle relazioni, ai comportamenti legati alla produzione di legami sociali.

Uno studio sulla società americana svolto da Stefano Bartolini, Ennio Bilancini e Maurizio Pugno, che si riferisce al trentennio 1975-2004 tratto da dati della General Social Survey, mostra che la tendenza al declino della felicità degli americani può essere direttamente correlata all’aumento della povertà relazionale intesa come aumento della solitudine, delle difficoltà comunicative, della paura, del senso di isolamento, della diffidenza, dell’impegno civico, del peggioramento della qualità del contesto sociale di vita delle persone.

Altri studi

Altri studi sviluppati nell’ambito della psicologia sociale, che prendono in considerazione campioni di popolazione e quantificandone il loro benessere (misurato come la qualità delle relazioni interpersonali e la qualità delle relazioni con sé stessi) in correlazione alla cultura del consumo nella quale sono inseriti, dimostrano che sono le persone che hanno subito in pieno il processo di individualizzazione quelle che maggiormente sono legate al culto del consumo. Inoltre, son sempre esse ad essere soggette ad un minor benessere psicologico.

Sono, in poche parole, meno felici, in quanto provano meno frequentemente emozioni come gioia e contentezza, lasciando invece il posto allo stress, e per questo sono più esposti al rischio di sviluppo di psicopatologie come la depressione e sintomi come l’ansia; provano inoltre più frequentemente emozioni negative come rabbia, tristezza e paura. Sulla base di questi studi, le persone inserite in contesti culturali fortemente legati al consumismo, sarebbero propense maggiormente all’individualizzazione e allo sviluppo di una peggior qualità delle relazioni con amici e partner, in quanto inclini a vivere le proprie relazioni in ottica prevalentemente strumentale.

Individualizzazione oggi: che fare, dunque?

Dovremmo tutti, dunque, porre particolare attenzione al ruolo che hanno le strutture sociali intorno a noi nell’influire e nel determinare la percezione che ognuno ha della realtà circostante, nel plasmare gli immaginari collettivi e il nostro agire sociale. Mass media, social media, pubblicità, sono tutti importantissimi mezzi attraverso i quali costruiamo la percezione del mondo nel quale viviamo, attraverso i quali introiettiamo valori, significati, visioni, che a lungo termine possono diventare parte integrante del nostro habitus e della nostra personalità. Non diventiamo individui ego-riferiti perché scegliamo di diventarlo da un giorno all’altro, né il nostro patto sociale egemone muta dal nulla, improvvisamente. I mutamenti sociali si costruiscono tassello su tassello, passo dopo passo, attraverso un continuo dialogo e una sinergia costante tra l’individuo e il suo vivere in società.

L’ individualismo ( individualizzazione ) è fatto di persone che ricercano autonomia e indipendenza

Acquisire consapevolezza su questo significa riuscire a mantenere una linea di pensiero critica e autonoma rispetto alla grandissima quantità di messaggi, pubblicitari e non, che riceviamo dall’ambiente sociale nel quale viviamo. Una società che si nutre di obiettivi materialisti e individualisti come il benessere economico o il successo personale, sarà una società caratterizzata da valori altrettanto materiali e paradigmi relazionali individualisti e narcisisti. Il sistema del mercato indirizza le persone verso una forte individualizzazione, attraverso il culto dell’edonismo e la cura della propria immagine e del proprio sé, ma concentrarsi sulle conseguenze di questi meccanismi significa prendere consapevolezza del fatto che a lungo termine provocano una forte ansia e un grande senso di responsabilità nell’individuo, spinto ad ostentare la propria apparenza in società, a paragonarsi costantemente ai propri simili, e a raggiungere obbligatoriamente un qualche tipo di successo a scapito della relazione sociale.

Ripartire dalla sfera relazionale

Siamo animali sociali, e se prendessimo consapevolezza dei nostri reali bisogni in quanto tali, ci renderemmo conto che esaltando il mito dell’indipendenza individuale, pur essendo riusciti ad ottenere grandissimi vantaggi e progressi tecnici ed economici, abbiamo però progressivamente atrofizzato le nostre competenze in ambiti altrettanto importanti come quello della sfera relazionale e del benessere psicosociale. In conclusione, ciò dovremmo provare a fare, è riformulare il nostro paradigma sociale ripartendo proprio da qui. Non dal nostro “essere”, ma dal nostro “essere nel mondo con gli altri e per gli altri.

Mayla Bottaro

Riferimenti

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