Chi vive o s’aggira per le campagne, sicuramente, prima o poi, ha incontrato la figura del cacciatore affiancato dal fedele ed addestrato cane. Cacciare discende dal latino “captiare” derivato di “capĕre” che significa “prendere“. Dalle origini, l’uomo è stato circondato dagli animali, con i quali ha intrattenuto rapporti che si sono evoluti in varie direzioni: caccia e raccolta rappresentavano le occupazioni principali finalizzate alla sopravvivenza, dove predatori e predati potevano invertirsi i ruoli (Malossini, 2006). La tradizione iconografica di animali (dipinti rupestri, sculture, raffigurazioni artistiche, ecc.) ha accompagnato le diverse civiltà in tutti i continenti (Malossini, 2006).

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Un’attività socialmente tollerata?

La caccia non è una necessità, non è uno sport, non è una professione. Se i nostri antenati utilizzavano la caccia per nutrirsi e sopravvivere, oggi è ritenuta un’attività socialmente riconosciuta e (relativamente) tollerata in cui si utilizza una risorsa naturale rinnovabile, ossia la fauna selvatica. Si può parlare di etica venatoria? Dal punto di vista legislativo, la legge 157/1992 ha introdotto le norme sul prelievo venatorio e sulla protezione della fauna selvatica, afferma altresì che la fauna selvatica sia patrimonio indisponibile dello Stato, tutelata nell’interesse dalla comunità nazionale ed internazionale (art.1). L’esercizio della caccia è consentito nei limiti del principio della conservazione delle specie animali e dell’equilibrio ambientale, ma è comunque vietata sui terreni in coltivazione ed in ogni terreno chiuso con sistema di perimetrazione effettiva. Un peculiare sistema penale è previsto per la violazione di norme venatorie: l’arresto per la caccia nei parchi nazionali e per l’abbattimento di esemplari di specie protette; l’arresto o l’ammenda per chi caccia in periodo di divieto assoluto.

I diritti degli animali

La legge 20 luglio 2004 n. 189 sulle “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate” ha riconosciuto i diritti degli animali: allora per quali ragioni permangono comportamenti in evidente opposizione a tale legge? Oggettivamente si tratta d’individui che armati di fucile catturano ed uccidono alcune specie (tra cui lepre, fagiano, cinghiale). A che pro? Interviene il fattore tradizionale e storico. Talvolta c’è un insegnamento tramandato di padre in figlio, in una sorta di continuità familiare da preservare. Oppure ci si può incuriosire attraverso amici e conoscenti. Pensiamo ai reali inglesi e alla caccia alla volpe. La caccia alla volpe ha origini proprio in Inghilterra, nel XVI secolo, parallelamente si svilupparono la caccia al lupo in Francia, la caccia al cinghiale in Toscana e Sardegna, mentre, già nel 6.000 a.C., si praticava la caccia alla balena come testimoniano incisioni rupestri recuperate in Corea del Sud.

I danni del bracconaggio

In Europa, si aggira attorno a 2.400 euro la spesa annuale di un cacciatore per attrezzature, abbigliamento e permessi (fonte: FACE, 2016); quindi non va sottovalutato nemmeno l’aspetto economico che evidenzia gli interessi delle diverse parti in causa. In Italia, i cacciatori risiedono soprattutto in Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna (fonti: Istat e Federcaccia). Se, nel Belpaese, nel 1980, le licenze rilasciate erano 1.701.853, nel 2015, risultano 774.679 (fonte: Istat). Danni di proporzioni enormi sono provocati dal bracconaggio che si manifesta in molteplici modalità. Una prova inconfutabile dell’interrelazione tra bracconaggio e caccia è rappresentata dal massiccio aumento dei ricoveri di animali protetti, soprattutto uccelli rapaci, in coincidenza del periodo dell’attività venatoria e dalla rilevante incidenza percentuale delle ferite da fucile da caccia come causa di ricovero nei diversi centri di recupero di fauna (solitamente gestiti da associazioni protezionistiche o amministrazioni provinciali): basta scorrere i lunghi elenchi redatti in questi centri per capire che non c’è specie animale che possa ritenersi al sicuro (WWF Italy, 2014). Non mancano realtà territoriali caratterizzate da fenomeni d’illegalità come l’uso di reti e trappole di vario tipo (lacci, archetti, ecc.) nelle valli lombarde o in Sardegna, altri esempi riguardano la caccia primaverile nelle isole campane e quella sui due versanti dello Stretto di Messina oppure la persecuzione del lupo vittima di fucilate e stricnina (WWF Italy, 2014). Per non parlare di animali impagliati esposti come trofei.

Questione di equilibrio

Lo zoologo ed etologo Desmond Morris (1992) ha delineato il concetto di contratto animale, ovvero un rapporto ragionevole e bilanciato tra uomo ed animali intesi come partner nella condivisione del pianeta. Secondo l’autore, le problematiche sono iniziate nel momento in cui l’uomo ha sopraffatto, sfruttato, antropomorfizzato gli animali, rompendo gli equilibri. Conciliare minimo di sofferenze inflitte e dignità appare un paradosso. L’onorevole Michela Vittoria Brambilla, leader del Movimento Animalista, ha proposto di abolire la caccia tramite referendum e, nel frattempo, mira ad inasprire misure restrittive come l’eliminazione dell’articolo 842 del Codice Civile, secondo cui il proprietario di un fondo non può impedire l’accesso per l’esercizio della caccia, maggiori controlli sulle armi detenute e sul bracconaggio; inoltre ha sottolineato la brutalità sia delle uccisioni animali, sia delle vittime umane della caccia stessa (morti dovute ad errori o sviste), tra cui minorenni. WWF Italy (2014) pone un dubbio fondamentale: si tratta di prelievo oculato o massacro legalizzato? Secondo l’Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali (1986), “la caccia sembra aver assunto nel senso comune il ruolo di capro espiatorio di un ben motivato rifiuto alla violenza sociale, l’ostacolo basso rispetto al quale il cittadino può dimostrare agli altri e a se stesso la propria condanna della violenza”. Si profila un argomento controverso costituito da contraddizioni legislative, legate a tradizioni, valori etici, fatti e, soprattutto, dal futuro incerto.

Arianna Caccia

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Arianna Caccia

Laureata in Sociologia della salute e degli stili di vita, nutro un forte interesse per lo studio e l’analisi dei fenomeni sociali. Sempre pronta ad imparare e migliorarmi, amo leggere, scrivere, Vasco Rossi e Rino Gaetano e fare lunghe passeggiate in campagna.