Chi è stato adolescente tra gli anni Ottanta e Duemila, come può non ricordare uno dei rituali tipici della provincia e non: la discoteca domenicale pomeridiana, intesa come luogo di ritrovo, di socializzazione, delle prime esperienze socio-relazionali e sentimentali.

Bere? No, grazie!

Ai tempi della mia adolescenza, centinaia di giovani delle scuole superiori si ritrovavano in una delle discoteche più famose della zona, trascorrevano l’intero pomeriggio a ballare e, talvolta, flirtare. Non necessariamente bisognava bere per divertirsi. Si rientrava la sera con i vestiti ed i capelli impregnati di fumo, in quanto non esisteva ancora il divieto di fumare negli spazi chiusi pubblici ed un fischio nelle orecchie che perdurava ore ed ore (evidentemente non vi erano ulteriori leggi a regolare volumi). Piccoli dettagli per l’armata domenicale. Quali fattori hanno determinato la chiusura dei locali pomeridiani? Risse, presenza di baby-gang, concorrenza dei social network, crisi economica, genitori più permissivi che concedono ai figli uscite serali, la moda di ritrovarsi all’aperitivo.

Il rito della domenica

Di recente, ho curiosamente scoperto che in diverse città, tra cui Rimini, Rovigo, Verona, Brescia, Cecina, Empoli si è verificata la riscoperta della discoteca pomeridiana con alcune varianti: situazione rivolta ai ragazzi tra i 14 ed i 18 anni con bar forniti esclusivamente di analcolici. Parlando con un amico e rimembrando i vecchi tempi, abbiamo affrontato il relativo discorso. Ebbene sì, quando eravamo giovani alle prime armi sociali, andare a ballare di domenica pomeriggio assumeva i connotati di un vero e proprio rituale, un appuntamento immancabile con tanto di preparazione. Per quanto concerne l’abbigliamento: per le ragazze, era variabile a seconda della tipologia in cui rientravano. Casual, tacchi ed abiti, imitazione Spice Girls e veline, sportivo, dark. Per i ragazzi, generalmente, sportivo e casual. Inoltre si iniziava a parlare della subcultura dei Gabber. Esistevano due situazioni musicali: commerciale ed house. Non mancavano momenti per balli lenti e dediche, elezione di Miss e Mister, divanetti utilizzati in modalità romantica. Se quei divanetti potessero proferire verbo, racconterebbero aneddoti di intere generazioni. Vi era la percezione che precisi orari in cui uscire corrispondessero ad un target adolescenziale. Una sorta di iniziazione, di passaggio verso l’età adulta, molto probabilmente vissuto anche dagli stessi genitori.

La riscoperta del vecchio

La discoteca assume i caratteri di evasione dalla routine, oltre che rappresentare uno dei molteplici canali per socializzazione ed aggregazione, dove i ragazzi esprimono il bisogno di lasciarsi andare, trasgredire, sentirsi parte di ambienti esclusivi, vivere esperienze plurime, esibirsi mediante status symbol, brand prestigiosi, di moda e di show off (mostrarsi agli altri). Adattare tale luogo, spesso ritenuto emblema di sperimentazioni di sostanze-psicoattive, su misura dei giovani (no alcol, no droghe) esplicita un tentativo di salvaguardarli, in favore della riscoperta del divertimento allo stato puro (e di nuovi guadagni per i proprietari dei locali). Ovviamente dagli intenti teorici alla pratica, potrebbero emergere delle discrepanze. In un periodo storico in cui le continue innovazioni tecnologiche impongono di riconsiderare costantemente i rapporti tra individui, anche alla luce delle possibilità offerte dalla comunicazione mobile e digitale, in cui gran parte delle relazioni sociali e dei processi di associazione passano attraverso questi mezzi, trasformando la quotidianità (Picchio, 2010), si è verificata una riaffermazione di una tendenza in chiave nostalgica. Nonostante i social siano sempre più utilizzati per comunicare, ridefinendo il concetto di aggregazione, emerge una riscoperta del passato. In tempi mutevoli e sfuggenti, come afferma la saggezza popolare, talvolta il “vecchio” risulta migliore del “nuovo”, vale a dire che emerge la necessità giovanile di uno scambio relazionale più autentico e vero, ammirando, per alcuni aspetti, gli anni Ottanta-Duemila.

Arianna Caccia

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Arianna Caccia

Laureata in Sociologia della salute e degli stili di vita, nutro un forte interesse per lo studio e l’analisi dei fenomeni sociali. Sempre pronta ad imparare e migliorarmi, amo leggere, scrivere, Vasco Rossi e Rino Gaetano e fare lunghe passeggiate in campagna.